Esteri

L'Isis nel mirino: chi sono le Syrian Democratic Forces

Coalizione multietnica con donne nei ruoli di comando è pronta a scatenare l'offensiva su Raqqa dal quartier generale nel Rojava

SYRIA-CONFLICT-RAQA

Il suo nome è Jihan Cheikh Ahmad. È stata lei ad annunciare sabato 6 novembre 2016 ad Ain Aissa, cittadina siriana a una quarantina di chilometri da Raqqa, che sulla capitale dello Stato islamico sta per scatenarsi una grande offensiva militare chiamata Ira dell'Eufrate e sostenuta sul campo da agenti speciali americani e francesi.

In questa fase preliminare, sono 30 mila le persone che prendono parte alla campagna contro le forze oscure del terrorismo internazionale rappresentate dall’Isis. Tuttavia non c’è un coordinamento tra noi e la campagna di Mosul, ma la coincidenza dei tempi è naturalmente positiva per poter fermare l’Isis in Medio Oriente nel resto del mondo.

Portavoce delle Syrian Democratic Forces, una coalizione multietnica egemonizzata dai guerriglieri dell'YPG curdo-siriano, Jihan ha parlato con tono ieratico, alla sua destra un capo militare di origini arabe e alla sua sinistra un'altra donna, anch'essa - come la stessa Jihan - proveniente dai peshmerga siriani, che hanno nel Rojava, una repubblica territoriale curda e laica nel nord della Siria, il proprio quartier generale, un lembo di terra autogestita dove l'eguaglianza dei sessi e la parità di genere sono considerate leggi fondamentali delle comunità che vi abitano.

In divisa mimetica, con a fianco tre ufficiali da un lato e tre dall’altro, tra cui un’altra donna, Jihan non è entrata nei dettagli militari. Si è limitata rivelare che “in questa fase preliminare, sono 30 mila le persone che prendono parte alla campagna” contro “le forze oscure del terrorismo internazionale rappresentate dall’Isis”. - See more at: http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-mondo/chi-e-jihan-sheikh-ahmad-la-comandante-curda-anti-isis-2581711/#sthash.upobFbPw.dpuf
In divisa mimetica, con a fianco tre ufficiali da un lato e tre dall’altro, tra cui un’altra donna, Jihan non è entrata nei dettagli militari. Si è limitata rivelare che “in questa fase preliminare, sono 30 mila le persone che prendono parte alla campagna” contro “le forze oscure del terrorismo internazionale rappresentate dall’Isis”. - See more at: http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-mondo/chi-e-jihan-sheikh-ahmad-la-comandante-curda-anti-isis-2581711/#sthash.upobFbPw.dpuf
LEGGI ANCHE: Aleppo e Mosul, le battaglie decisive Siria: l’offensiva di americani e curdi su Raqqa Isis: 25 mila uomini per riprendere Mosul
 

La decisione di affidare a una donna l'onere di annunciare l'operazione militare contro Raqqa ha un significato simbolico e politico nel medioriente devastato dalla guerra, a rimarcare una distanza radicale con quella lettura oscurantista dell'Islam - di cui ha parlato la stessa Jihan - che è il marchio di fabbrica di chi - come i miliziani di Al Baghdadi - considera le donne come naturalmente inadatte, ancille di un potere maschile immaginato come eterno e assoluto.

Fondate nell'ottobre 2015, sostenute sul campo dagli americani e dai francesi, pesantemente osteggiate dai turchi, che considerano i miliziani curdi al pari dei terroristi dell'Isis, le Syrian Democratic Forces sono un raggruppamento multietnico dove però la parte del leone la fanno  i guerriglieri peshmerga provenienti dalle fila dell'YPG, le milizie curde che costituiscono l'esercito informale del Rojava, il territorio autonomo curdo dove ormai da anni le donne hanno assunto un ruolo di primo piano, sia sul campo di battaglia sia sul piano politico.

Considerate dagli americani la forza di difesa ufficiale del Rojava, le SDF sono però qualcosa di più di un esemplice esercito etnico a guida curda.

COME SONO COMPOSTE LE SDF
Dal punto di vista organizzativo nascono dalla confluenza di vari gruppi militari che hanno partecipato alla battaglia in difesa di Kobane, nel nord della Siria, che era stata conquistata dagli uomini di Al Baghdadi. Ci sono l'YPG, le tradizionali Unità di Protezione Popolare che storicamente raccolgono le milizie armate curde nel nord della Siria, ma ci sono anche le YPJ, Unità di Protezione Femminile, anche loro come l'YPG emanazione del Democratic Union Party curdo, composte da almeno 7000 combattenti-donna, considerate tra le più efficienti e coraggiose fazioni militari di tutta l'area, decisive nella liberazione di migliaia di donne-schiavo di etnia yazide che erano state catturate dallo Stato islamico.

A completare il carattere multietnico dell'esercito informale del Rojava, ci sono nell'SDF anche uomini e donne della potente tribù araba degli Shammar, impegnati anche loro nella battaglia di Kobane, da decenni in rapporti amichevoli coi curdi del Rojava.

C'è il Consiglio Militare Siriaco, anch'esso con base nel Rojava, anch'esso - come i peshmerga curdi - dotato di una propria armata tutta femminile. Il Consiglio Militare Siriaco è composto principalmente da guerriglieri armeni e cristiani provenienti per lo più dalle fila del Syrian Free Army (un gruppo di opposizione ad Assad di ispirazione laica e nazionalista) e che condividono i principi del confederalismo democratico del Rojava, un'entità territoriale autonoma che i turchi vedono come fumo negli occhi.

C'è infine lo Jaysh al-Thuwar, una coalizione multietnica composta da guerriglieri arabi, curdi e turchmeni che ha avuto un ruolo decisivo spesso ad Aleppo, Hama, Idlib e nelle province di Latakia e che è stata spesso attacca dai turchi. Sarà lo Jaysh al-Thuwar a stringere d'assedio Raqqa da sud, mentre i confratelli del Rojava proveranno a isolare la capitale dell'Isis da nord. Il tutto con l'indispensabile sostegno aereo di americani e francesi, presenti sul terreno con centinaia di addestratori, e pronti a bombardare Raqqa in vista dell'assalto finale. Che, comunque vada, non è previsto però a stretto giro di posta.

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