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Esteri

L'Isis, la minaccia nucleare e i diritti civili

Poteri speciali alla polizia per combattere l'estremismo. L'annuncio del ministro inglese Theresa May fa però storcere il naso a molti

«L’Isis, se non contrastato e lasciato proliferare in Iraq e Siria, potrebbe diventare un vero Stato terroristico e arrivare a costituire anche una minaccia nucleare in quanto potrebbe dotarsi di armi chimiche, biologiche o perfino nucleari» ha detto il ministro britannico degli Interni Theresa May nel suo discorso al congresso del partito conservatore a Birmingham all'indomani della decisione del governo inglese di bombardare alcune postazioni ribelli in Siria. Un allarme subito condiviso dagli delegati dei Tories, tutti concordi nel ritenere che «l'Isis è una seria minaccia».

May, che corre anche per la leadership del partito dei Tory nei prossimi anni, ha usati toni bellicosi, promettendo una dura repressione delle cellule jihadiste in patria e ricordando le parole del primo ministro David Cameron: «Questa battaglia dovrà essere combattuta per molti anni in futuro. La lezione della storia ci dice che quando i nostri nemici dicono di volerci attaccare, lo vogliono fare veramente. Non dobbiamo scappare di fronte alle nostre responsabilità, ora».

L’Isis, se non contrastato e lasciato proliferare in Iraq e Siria, potrebbe diventare un vero Stato terroristico e arrivare a costituire anche una minaccia nucleare in quanto potrebbe dotarsi di armi chimiche, biologiche o perfino nucleari Theresa May

Diritti civili in pericolo?
Parole che, per molti giornalisti inglesi, ricordano ormai quelle, apocalittiche, usate da Bush e Cheney negli anni della guerra globale al terrorismo. Qualcun altro, anche all'interno del partito conservatore, ha sollevato il rischio che, dietro il conferimento di poteri speciali di polizia per combattere l'estremismo in patria decretato stamane da May, possa nascondersi il rischio di una restrizione dei diritti civili. Alan Trevis, editor del Guardian lo scrive in un suo fondo: il giro di vite annunciato dal ministro contro i «predicatori d'odio» e «coloro che mettono in atto» non meglio specificate «attività dannose per la democrazia» - anche sul web, anche in tv - potrebbe restringere gli spazi di libertà. Di tutti. 

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