Esteri

L'Isis a Sirte sotto doppio attacco

La città roccaforte dello Stato Islamico è nella morsa di attacchi condotti da est e ovest, dal “signore del petrolio” Jadran e dal generale Haftar

Libyans drive past a destroyed house in

Rocco Bellantone

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I prossimi giorni potrebbero essere decisivi per le sorti di Sirte, roccaforte dello Stato Islamico in Libia. La città che ha dato i natali al colonnello Gheddafi, situata 500 chilometri a est di Tripoli, è nella morsa di due attacchi simultanei condotti da gruppi di milizie che, seppur con interessi diversi, sostengono il nuovo governo di unità nazionale guidato da Faiez Serraj, il premier designato dalle Nazioni Unite.

Le offensive a est di Sirte
A est rispetto a Sirte, la Guardia degli Impianti Petroliferi (PFG, Petroleum Facilities’ Guards) che controlla i terminal situati lungo la fascia costiera orientale del Paese, è entrata a Ben Jawad e adesso sta avanzando verso la vicina di Nawfiliyah. La Guardia degli Impianti Petroliferi è una forza paramilitare composta da diverse migliaia di unità (circa 25mila secondo Al Jazeera), formata per proteggere gli impianti petroliferi situati nella “Mezzaluna petrolifera” nel Golfo della Sirte, dove sono situati i principali giacimenti, le raffinerie e i terminal petroliferi.

Il suo leader è il “signore del petrolio libico” Ibrahim Jadran, un uomo dimostratosi “buono per ogni stagione” nella Libia del dopo Gheddafi. Prima si è messo a capo dei movimenti indipendentisti della Cirenaica contribuendo alla destituzione dell’ex primo ministro Ali Zeidan. Poi ha trovato un accordo con il governo di Tobruk guidato dal primo ministro Abdullah Al Thinni, espressione della Camera dei Rappresentanti (il parlamento finora riconosciuto dalla comunità internazionale a differenza del Congresso Generale Nazionale di Tripoli).

Infine, da qualche mese, ha raggiunto un compromesso con Serraj. Al netto della sfida in corso tra le sedi rivali della NOC (National Oil Corporation) di Bengasi e Tripoli per il comando della compagnia energetica di Stato, è Jadran ad avere di fatto il controllo della fetta più importante del petrolio libico. E l’accordo con Serraj potrebbe presto aprirgli le porte per un importante ministero.

I combattimenti a ovest di Sirte
A ovest di Sirte, invece, le brigate di Misurata dalla scorsa settimana hanno intensificato le offensive per raggiungere il centro della città. Con una serie di raid aerei i misuratini hanno ripreso il controllo di Abu Grain, situata circa 140 chilometri a ovest di Sirte, finita nelle mani di ISIS all’inizio di maggio.

Adesso si troverebbero a soli 50 chilometri a ovest dall’obiettivo. Negli ultimi giorni hanno preso possesso di una centrale elettrica (chiamata la centrale del Golfo) e della strada principale che da Sirte porta a sud verso Waddan. Più fonti hanno parlato della presenza al loro fianco di commandos delle forze speciali di USA, Regno Unito, Francia e Italia, coperti dall’alto da caccia e droni.

Le difficoltà di ISIS e il ruolo di Haftar
Negli attacchi subiti tanto a est quanto a ovest di Sirte, ISIS sta mostrando evidenti limiti sul piano strategico e militare. Nei giorni scorsi negli scontri con le milizie di Misurata a nord di Al Baghla ha perso Khaled al-Shayeb, responsabile delle operazioni del Califfato tra la Tunisia e l’Algeria e accusato di aver partecipato alla pianificazione dell’attentato del marzo 2015 al museo del Bardo di Tunisi.

Nelle controffensive che sono riusciti a compiere i jihadisti hanno effettuato attacchi con camion imbotti di esplosivi guidati da autisti kamikaze (uno di questi la scorsa settimana ha causato più di 30 morti) e lanci di missili GRAD, disseminando i territori che si lasciavano alle spalle di mine e altre trappole esplosive.

È pertanto probabile che nel momento in cui dovranno difendere il centro di Sirte, non esiteranno a usare i civili del posto come scudi umani. Così come a Raqqa, in Siria, e a Falluja, in Iraq, è però altrettanto probabile aspettarsi dagli uomini del Califfato una strenua resistenza. Nella sola regione di Sirte, stando alle ultime stime comunicate dal capo della missione ONU in Libia Martin Kobler, sarebbero 2mila o al massimo 3mila i miliziani pronti a combattere. Ma la cifra, secondo altre fonti, potrebbe anche arrivare a toccare quota 6mila: tunisini soprattutto (circa il 40%), ma anche algerini, egiziani, soldati del gruppo nigeriano Boko Haram affiliato a ISIS, ciadiani, sudanesi, nigerini e addirittura yemeniti.

Nella battaglia per la presa di Sirte un terzo fronte è quello aperto dal generale Khalifa Haftar. I vertici del Libyan National Army (LNA) ai suoi ordini, hanno annunciato a inizio maggio l’avvio di una campagna militare per prendere il controllo della città e sconfiggere ISIS. La campagna è stata chiamata “Operazione Qurdabiya 2”, in riferimento a una storica battaglia contro gli italiani avvenuta nel 1915 proprio nell’area di Sirte e risoltasi in una disfatta per l’esercito del nostro Paese.

All’epoca i libici della Cirenaica, del Fezzan e della Tripolitania si allearono per sconfiggere il nemico comune. Oggi invece tra i piani di Haftar, dell’Egitto e della Francia da una parte, e quelli di Serraj e delle Nazioni Unite dall’altra, al momento sembrano non esservi punti di contatto. Motivo per cui lungo la strada che conduce a Sirte ci saranno ancora scontri tra libici.

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