Rita Fenini

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Sono più di 1.200 (ma il bilancio è ancora provvisorio) i corpi finora ritrovati tra Palu e Donggala, sull'isola indonesiana di Sulawesi, colpita venerdì scorso da due terremoti - di cui il secondo di magnitudo 7.5 - e da un violentissimo tsunami.

Interi villaggi sono stati rasi al suolo, corrente elettrica, acqua e telecomunicazioni sono in gran parte ancora fuori uso, più di 50 mila persone hanno perso la casa e centinaia di detenuti sono fuggiti da tre diversi carceri:"sono fuggiti perché temevano che sarebbero stati colpiti dal terremoto, questa è sicuramente una questione di vita o di morte per i prigionieri", ha dichiarato Sri Puguh Utami, funzionario del Ministero della Giustizia

Tragica la situazione sanitaria e per evitare epidemie sono iniziate le sepolture “di massa” delle vittime in fosse comuni.

Il governo indonesiano ha lanciato un appello per ottenere aiuti internazionali, mentre il presidente Joko Jokowi Widodo si è recato in visita nelle aree colpite dal disastro, assicurando il massimo impegno per la ricostruzione

Intanto, per far fronte all'emergenza, militari, operatori della Croce Rossa e gruppi di volontari hanno montato tende per gli sfollati e organizzato gli aiuti di prima necessità per assicurare riparo e cibo a chi ha perso tutto.

Se il bilancio delle vittime continuerà ad aumentare, quella di questi giorni potrebbe essere la più grave e disastrosa catastrofe naturale nel Paese dallo tsunami del 26 dicembre 2004.

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