L'incubo del terrorismo ceceno sulla strage di Boston

I due sospettati delle bombe alla maratona potrebbero essere legati ad al Qaeda: foto - La svolta delle indagini - L'analisi

Dzhokhar Tsarnaev, 19 anni, il ceceno ricercato per cui è in corso la caccia all'uomo per l'attentato alla maratona di Boston (Credits: Fbi)

Anna Mazzone

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Le strade di Boston sono deserte. La caccia all'uomo della polizia e dell'FBI non si è ancora conclusa, ma c'è stata una sparatoria e uno dei due sospetti è rimasto ucciso. Sarebbero due fratelli ceceni i sospettati delle bombe alla maratone del 15 aprile, che hanno ucciso 3 persone e provocato più di 170 feriti. E la nazionalità conta, perché echeggia l'ombra lunga di al Qaeda.

Tamerlan Tsarnaev (26 anni) è morto durante uno scontro a fuoco con le forze dell'ordine, durante un inseguimento al cardiopalma che sta tenendo Boston con il fiato sospeso da diverse ore. Mentre Dzhokhar Tsarnaev (19 anni) è ancora a piede libero e in fuga. Secondo alcune fonti, i due fratelli ceceni sono arrivati negli Stati Uniti dal Kazakistan parecchi anni fa.

Ancora non si hanno dettagli sulla sparatoria e su come sta procedendo la caccia per stanare quello che - a questo punto - è l'unico sospettato ancora in vita, ma quello che è certo è che l'ombra del terrorismo ceceno è calata sugli Stati Uniti.

Le autorità di Boston continuano a chiedere ai cittadini di restare in casa. Tutte le stazioni metro e autobus sono state chiuse. Stessa cosa vale per le scuole e non girano nemmeno i taxi. Insomma, la città-cuore del Massachusetts sembra un territorio di guerra sotto coprifuoco. E la motivazione potrebbe proprio risiedere nella nazionalità dei due sospettati, che riporta alla memoria stragi vissute recentemente dalla Russia.

A marzo del 2010 due donne del Daghestan, vedove di terroristi ceceni fedelissimi dell'emiro Doku Umarov, si fecero esplodere nella metro di Mosca. Il bilancio fu di 40 morti. A gennaio del 2011 è l'aeroporto internazionale di Domodedovo a Mosca a essere teatro di un attacco kamikaze. Un ventenne proveniente dall'Inguscezia, e sempre affiliato ai terroristi che fanno capo a Doku Umarov, si fa esplodere uccidendo 37 persone e ferendone 173.

Ma la storia e i numeri del terrore ceceno sono ben più tragici. Tra il 23 e il 26 ottobre 2002 quaranta militanti ceceni prendono in ostaggio 850 persone nel teatro Dubrovka di Mosca. Alla fine dell'assedio sul terreno restano 129 morti. E tutto il mondo ha ancora negli occhi le drammatiche immagini del sequestro dei bambini nella scuola di Beslan. Era il 2004 e ci furono 330 vittime.

Il terrorismo ceceno è spietato, e Mosca lo sa bene almeno dal 1994, quando i primi rigurgiti indipendentisti cominciarono a mettere nel mirino obiettivi civili nella Federazione russa. Ma, con il passare degli anni, la matrice locale del terrorismo ceceno ha subito un radicale cambiamento.

Secondo gli esperti esistono legami profondi tra i soldati di Doku Umarov e al Qaeda, tanto che l'emiro del Caucaso è stato soprannominato il bin Laden ceceno. Le cellule terroristiche cecene e qaediste avrebbero costituito un network che ha basi in Caucaso e nello Yemen. Campi di addestramento per kamikaze e guerrieri di Allah, pronti a farsi esplodere in qualsiasi città del mondo nel nome del Jihad.  

Il signore della guerra ceceno conosciuto come Khattab avrebbe incontrato Osama bin Laden tra il 1979 e il 1989, quando entrambi combattevano in Afghanistan contro l'invasione delle truppe sovietiche. E quel legame sarebbe andato avanti nel tempo, costituendo la base per un patto d'acciaio tra ribelli ceceni e qaedisti. Non è un caso che il terrorista Zacarias Moussaoui, arrestato per il coinvolgimento negli attentati alle Torri gemelle dell'11 settembre 2001, risulti essere stato un "reclutatore" di militanti ceceni sostenuti da al Qaeda in Caucaso.

D'altronde, il regime dei talebani in Afghanistan è stato l'unico "governo" a riconoscere l'indipendenza della Cecenia. E molti ceceni hanno ingrossato le fila delle truppe di Osama nel paese centro-asiatico per combattere le milizie americane e quelle dei loro alleati.

Alla luce di questi legami, quello che oggi gli Stati Uniti temono è una nuova ondata di terrorismo in stile ceceno-qaedista per le strade delle loro città. Lo stato d'allerta resta altissimo a New York e Washington e sono aumentati i controlli di sicurezza negli aeroporti e alle stazioni della metro e dei treni. Codice rosso anche per i grandi teatri che ospitano eventi di grido. I ceceni solitamente prediligono modalità "spettacolari" per i loro attentati.

Le bombe artigianali che hanno ucciso 3 persone sul traguardo della maratona di Boston avrebbero potuto avere un impatto assai più devastante. Così come è vero che l'attentato del 15 aprile potrebbe essere il preludio di nuovi attacchi, molto più sanguinari. Barack Obama parlerà presto, ma intanto l'ipotesi di una minaccia cecena sta paralizzando Boston. E non solo.

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