L'inchiesta del Telegraph che fa tremare Trump

Una frode fiscale per decine di milioni di dollari. Lo scoop del quotidiano britannico deflagra sulla campagna del tycoon newyorchese

Donald Trump and Paul Ryan Meet at RNC Headquarters in DC

Donald Trump appena arrivato all'incontro con Paul Ryan a Washington, 12 maggio 2016 – Credits: EPA/SHAWN THEW

Donald Trump, il probabile candidato repubblicano alla Casa Bianca, ha firmato un accordo commerciale con il solo obiettivo di sottrarre decine di milioni dollari al fisco americano. È il pomeriggio di mercoledì 25 maggio quando il quotidiano britannico The Telegraph pubblica sul sito internet uno scoop destinato a deflagrare sulla campagna elettorale del tycoon newyorchese e probabilmente anche ad aprire un contenzioso legale con il governo americano dagli esiti assolutamente imprevedibili. 


Il contratto siglato da Trump

La frode fiscale della quale si è reso responsabile il miliardario americano, secondo Il Telegraph, si sarebbe perfezionata dieci anni fa, quando Trump siglò un accordo commerciale con l'immobiliare Bayroc Group  per la costruzione del famoso grattacielo TrumpSoHo a New York e di altri due progetti immobiliari a Manhattan. Un investimento di circa 50 milioni di dollari - tramite la triangolazione con una finanziaria (FL Group) con sede in Islanda - che fu mascherato da loan, prestito, al fine di evadere fino a 50 milioni di dollari. A sostanziare lo scoop Il Telegraph pubblica i documenti vergati dallo stesso Trump che dimostrerebbero - contro ogni ragionevole dubbio - il suo pieno coinvolgimento nella vicenda.

Tutto nasce dalla causa intentata da un nutrito gruppo di ex dipendenti di Bayrock secondo i quali l’accordo era stato strutturato in maniera fraudolenta al fine di mascherare la vendita sotto forma di prestito per evitare il pagamento di circa 80 milioni di tasse dovuti in base alle stime sui profitti futuri derivanti dall'investimento immobiliare. La versione fornita dal legale di Trump Alan Garten appare comunque piuttosto debole. Secondo i suoi avvocati, infatti, non solo  il miliardario newyorchese non stava approvando  quella transazione ma - firmando quelle lettere - si limitò solo a riconoscere l’accordo in veste di socio accomandante. La versione del  Telegraph è opposta: le copie del contratto finale - con la firma di The Donald - dimostrano senza alcun dubbio che l'accordo richiedeva l’approvazione di Trump.

Toccherà adesso stabilire all’Irs (il fisco Usa), qualora lo scoop del Telegraph venga riconosciuto come seria documentazione, se procedere o meno contro The Donald per l’eventuale frode fiscale. Sicuramente si intensificheranno le pressioni per costringerlo a rendere pubbliche le sue dichiarazioni dei redditi, finora rese pubbliche in modo incompleto e quantificate nel 2015 secondo i giornali americani in circa 500 milioni di dollari.

 

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