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Libro scandalo su Trump: il passo indietro di Steve Bannon

L'ex stratega della Casa Bianca fa ammenda. Ecco cosa ha detto di Donald Jr, del Russiagate e del presidente americano

Steve Bannon

Redazione

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Steve Bannon, l'ex stratega della Casa Bianca sollevato dall'incarico nell'agosto 2017, fa un (tardivo) passo indietro. Le sue dichiarazioni, contenute nel libro scandalo Fire and Fury: inside the Trump White House di Michael Wolff, hanno scatenato il pandemonio. E la furia di Donald Trump. Ma ora l'ex chief strategist in parte ritratta.

Ecco cosa ha detto.

Cosa ha detto Steve Bannon

Colpito dal contraccolpo del libro di Wolff, Steve Bannon sta cercando di fare ammenda con la famiglia Trump. Ad Axios ha rilasciato una dichiarazione che esprime "rammarico" al presidente Trump e lode a suo figlio Donald Trump Jr, invischiato nel Russiagate.

  • Su Trump Jr. Dopo aver definito "sovversivo" e "anti patriottico" un incontro avuto dal primogenito di Trump con emissari russi in piena campagna elettorale nel 2016 alla Trump Tower, Bannon ora invece sostiene che "Donald Trump Jr è un patriota e una brava persona". 
  • Sul Russiagate. "Rammaricato del ritardo nel rispondere al resoconto inaccurato" del libro, Bannon a proposito di Russiagate dice che i suoi commenti erano rivolti non a Trump Jr ma "a Paul Manafort, un professionista di lungo corso di campagne elettorali con esperienza e conoscenza di come operano i russi. Avrebbe dovuto sapere che sono sleali, furbi e non amici nostri". Attribuisce quindi le sue dichiarazioni a un riflesso condizionato da Guerra fredda, ribadendo che "non c'è stata alcuna collusione" con i russi e che "l'indagine è una caccia alle streghe".
  • Sul presidente Trump. Dopo gli strali di Trump, Bannon cerca di ricucire anche con il numero una della Casa Bianca: "Il mio sostegno è incrollabile anche per il presidente e per il suo programma, come ho dimostrato ogni giorno nelle mie trasmissioni radiofoniche nazionali, nelle pagine di Breitbart News e nei discorsi e nelle apparizioni da Tokyo e Hong Kong in Arizona e Alabama". E quindi, la mano tesa: a suo avviso Trump è "l'unico candidato che avrebbe potuto sfidare e sconfiggere l'apparato della Clinton" e se stesso è "l'unica persona finora che ha condotto uno sforzo globale per predicare il messaggio di Trump e del Trumpismo". Bannon si definisce tuttora pronto a sostenere il presidente nei suoi sforzi per "rendere l'America di nuovo grande".

Nessuna scusa o rettifica invece per i commenti pesanti su Ivanka e il marito Jared Kushner, anche lui peraltro presente all'incontro con i russi.

Cosa è successo prima

Il libro di Wolff, di cui Trump ha minacciato l'uscita poi invece anticipata come guanto di sfida lanciato al presidente Usa dalla casa editrice Henry Holt and Company, ha parole pesantissime per Trump. Ha anche sollevato dubbi sulla sua adeguatezza mentale a ricoprire il ruolo di guida degli Stati Uniti. E ha varcato il confine viscoso della famiglia trumpiana. 

"Furioso" e "disgustato", Trump ha scomunicato Bannon, mettendo fine a una partnership di convenienza che ha trasformato la politica americana.

Perché è importante

Quello di Bannon è molto più di un piccolo passo indietro. Come Trump, il giornalista repubblicano è testardo e fa una gran fatica a scusarsi e ad ammettere i propri errori. 

Trump e Bannon, insieme, hanno cavalcato il movimento nazionalista e populista americano, a braccetto. Ora è da capire se continueranno la loro convivenza di comodo o se vorranno dividersi i favori della base consevatrice. Nelle primarie di midterm Bannon potrebbe battagliare sostenendo candidati anti establishment, minando così le possibilità dei repubblicani di mantenere il controllo del Congresso. A Trump conviene ancora avere Bannon dalla propria parte.


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