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Libici contro Ong, cosa è successo nell'ultima strage in mare

Scambio di accuse dopo il naufragio del gommone di fronte alla Sicilia: le 5 vittime si sono tuffate per non essere riportate in Libia

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Matteo Politanò

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Una nuova tragedia di migranti spezza vite nel mar Mediterraneo. Nella giornata di lunedì 6 novembre, a largo della costa siciliana, è stato segnalato un gommone in difficoltà con a bordo circa 100 profughi. Sul posto sono arrivate due navi di soccorso: una vedetta libica e la barca della Ong tedesca Sea Watch. Le operazioni di salvataggio si sono così trasformate nella fuga disperata di chi voleva salire sulla Ong per essere trasportato in Italia scappando alla polizia libica.

Il gommone

Lunedì 6 novembre i libici della base di Abu Sitta accertano la presenza di un gommone in difficoltà nel mar Mediterraneo. Gli oltre 100 migranti a bordo sono partiti dalla Libia e viaggiano su un mezzo di fortuna che rischia di affondare. Oltre che dai militari libici l'imbarcazione viene segnalata anche dalla Guarda Costiera italiana e la nave di Sea Watch, Ong tedesca per l'accoglienza, si precipita sul posto.

L'arrivo della vedetta libica

I primi a soccorrere il gommone sono i militari libici che si avvcinano ai profughi ancorando l'imbarcazione alla vedetta. È in questo momento che arriva la barca di Sea Watch e con lei la prospettiva per i migranti di non dover tornare in Libia per la carcerazione e gli interrogatori ma bensì di essere soccorsi e rifugiati in Italia.

L'arrivo di Sea Watch

L'arrivo della Ong fino a dieci metri dal gommone fa intravedere ai migranti la salvezza. In decine abbandonano la possibilità di essere recuperati dalla vedetta libica e si gettano in mare per nuotare disperatamente fino alla barca della Ong.

Le accuse libiche

Secondo le fonti libiche la barca di Sea Watch ha deliberatamente boicottato le operazioni della vedetta scatenando così il disastro. "Sea Watch rifiutava di ascoltare le istruzioni della Guardia costiera di allontanarsi dalla scena causando la confusione totale e la conseguente morte dei migranti - spiegano i libici accusando la Ong di "aver ostacolato gli sforzi dell'equipaggio della pattuglia per salvare tutti i migranti e recuperare i corpi".

Le accuse della Ong

Al contrario Sea Watch racconta di come la marina libica abbia tentato in tutti i modi di boicottare l'intervento di salvataggio lanciando anche delle patate verso i volontari. "Abbiamo cercato di salvare questa gente perché stava morendo - ha spiegato a Repubblica Gennaro Guidetti, militante di Sea Watch - Abbiamo anche visto i sopravvissuti sulla nave libica venire picchiati con corde e mazze". Secondo alcuni testimoni la nave libica sarebbe ripartita mentre alcune persone erano ancora in acqua.

Le vittime

Quel che resta è lo strazio per le vittime, tra cui anche un bambino di 2 anni. 5 i morti già accertati, tra i 40 e i 50 i dispersi non ancora recuperati. La vedetta libica ha fatto sapere di aver tratto in salvo 47 migranti, tra cui 30 donne e un bambino. La Procura di Ragusa ha aperto un'inchiesta e nei prossimi giorni i pm valuteranno le testimonianze degli altri superstiti, circa 50, tratti in salvo da Sea Watch.

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