Esteri

Libia: l'attacco al cargo turco complica i piani Ue

Lo scambio d’accuse tra Ankara e Tobruk dopo il bombardamento di una nave turca non faciliterà il tentativo della comunità internazionale

Libia: nave cargo turca

– Credits: Koall/GETTY IMAGES

Per Lookout news

L’attacco a una nave cargo turca sferrato il 10 maggio dall’esercito del governo di Tobruk di certo non faciliterà il tentativo della comunità internazionale di affrontare in maniera unitaria e decisa la questione libica. Ieri, lunedì 11 maggio, nelle stesse ore in cui l’Alto rappresentante per la politica Estera e di Sicurezza europea, Federica Mogherini, presentava a New York al Consiglio di sicurezza dell’ONU la bozza del piano di azione dell’Europa per risolvere l’emergenza immigrazione nel Mediterraneo, Ankara e Tobruk hanno continuato a scambiarsi pesanti accuse.

La versione di Ankara
Rispetto a quanto accaduto al cargo Tuna-1, di proprietà di una società turca e battente bandiera delle Isole Cook, le versioni dei due governi restano diametralmente opposte. Il ministero degli Esteri turco ha parlato di un doppio attacco subito dalla nave: prima via terra mentre si avvicinava al porto di Tobruk e, successivamente, dall’alto nel momento in cui provava a lasciare la zona. A bordo dell’imbarcazione, che stando a quanto riferito dalle autorità turche trasportava cartongesso provenienti dalla Spagna, è rimasto ucciso un ufficiale di bordo e altri membri dell’equipaggio sono stati feriti.

La versione di Tobruk
L’esecutivo di Tobruk, riconosciuto dalla comunità internazionale, sostiene invece di aver colpito la nave perché aveva sconfinato in acque libiche arrivando a sole 10 miglia dalle coste della città orientale di Derna, roccaforte dello Stato Islamico in Libia. Nonostante i ripetuti avvertimenti dell’aviazione libica, ha affermato un portavoce dell’esercito regolare guidato dal generale Khalifa Haftar, la nave avrebbe proseguito nel suo tragitto venendo bombardata per impedirle di arrivare a destinazione.

Le tensioni tra Tobruk e Ankara non sono un fatto nuovo. Il governo di Tobruk, guidato dal premier Abdullah Al Thinni, accusa puntualmente la Turchia, così come il Qatar, di appoggiare l’esecutivo islamista di Tripoli, fornendogli armi e miliziani provenienti da altri Paesi del Nord Africa e dal Medio Oriente.

 Inoltre, non è nemmeno la prima volta che Tobruk reagisce con le armi alla presenza di navi considerate sospette vicino le sue coste. Nel gennaio scorso, gli aerei della sua aviazione non avevano infatti esitato a bombardare una petroliera greca diretta sempre a Derna, uccidendo due membri del suo equipaggio, un greco e un rumeno.

 

Il punto sulla strategia UE
Di queste dinamiche, e di questo caso che vede coinvolto direttamente un Paese fondamentale per la tenuta della sicurezza in tutta l’area del Mediterraneo orientale come la Turchia, dovrà tenere conto l’UE. Sulla carta, le idee a Bruxelles sembrano essere più chiare rispetto alle scorse settimane. I quattro punti principali del piano d’azione dell’Europa presentato dalla Mogherini alle Nazioni Unite prevedono aiuti ai Paesi di origine e di transito dei migranti, controlli alle frontiere in Libia e nei paesi confinanti, la suddivisione dei profughi attraverso un meccanismo di quote tra i Paesi dell’Unione e, soprattutto, la richiesta di un mandato all’ONU per effettuare un’operazione navale finalizzata a fermare il traffico illegale di migranti.


Su quest’ultimo fondamentale punto, il ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni ha chiesto al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite di adottare la risoluzione proposta dai Paesi europei basata sul capitolo VII della Carta dell’ONU (Azioni contro le minacce alla pace, violazione della pace ed Atti di Aggressione), poiché “fornirebbe una cornice di legalità internazionale per poter condurre operazioni mirate all’identificazione e distruzione delle imbarcazioni dei trafficanti di migranti prima che queste partano”.

 

L’opposizione del governo di Tripoli
Prossimo appuntamento il 18 maggio, quando sarà il Consiglio dei ministri degli Esteri e della Difesa dell’UE a prendere una prima decisione in merito. Intanto le acque nel Mediterraneo restano agitate, non solo tra Tobruk e Ankara ma anche di fronte a Tripoli.

 Il governo islamista, attraverso il suo inviato alle Nazioni Unite Ibrahim Dabbashi, afferma di non essere stato consultato dall’UE su queste scelte e continua a esprimere dubbi sia sul tipo di azioni militari che dovrebbero essere portate avanti in acque territoriali libiche sia sulle modalità che permetterebbero ai servizi di soccorso marittimo europei di distinguere le barche dei pescatori dalle navi dei trafficanti.

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