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Libia, la liberazione di Sirte non allontanerà lo spettro della scissione

Per quanto imminente la cacciata dell'Isis, la definitiva separazione tra Cirenaica, Tripolitania e Fezzan sembra ormai inevitabile

 

Per Lookout news

La battaglia avviata dallo scorso mese di maggio dalle forze armate fedeli al Governo di Accordo Nazionale di Fayez al Serraj contro le truppe dello Stato Islamico nella città di Sirte sta segnando le sue ultime, sanguinose, battute.

 Sirte, città natale di Gheddafi, era stata occupata nel febbraio del 2015 dalle milizie islamiste, forti di circa 5.000 uomini armati, dopo che queste erano state cacciate da Derna da gruppi rivali affiliati ad Al Qaeda che mal sopportavano la “concorrenza” del Califfato sia sotto il profilo della propaganda che sotto quello, molto più pratico, del controllo dei canali del contrabbando di petrolio.

Dopo aver assunto il controllo della città che contava 80.000 abitanti (in gran parte ad oggi fuggiti), i miliziani dell’ISIS hanno creato le proprie istituzioni e imposto ai civili rimasti le ferree regole della più ortodossa legge islamica. A maggio scorso il premier Serraj, non ancora riconosciuto dal parlamento di Tobruk ma sostenuto dalle Nazioni Unite e dai governi occidentali, per tentare di puntellare la sua fragile leadership ha mobilitato le brigate di Misurata per conseguire l’obiettivo strategico di riconquistare la città ed eliminare le forze del Califfato – in massima parte composte da miliziani tunisini e sudanesi – che da Sirte controllavano circa 250 chilometri di coste affacciate sul Mediterraneo.

Ci sono voluti tre mesi di sanguinosi combattimenti strada per strada per giungere a fine luglio a ridurre la presenza dell’ISIS in maniera significativa, costringendo le ultime centinaia di miliziani a rinchiudersi nel centro direzionale di Ouagaduogou, nel quartiere dell’università e nel cosiddetto “Distretto n. Uno”. Trattandosi di una battaglia senza quartiere e senza prigionieri, i miliziani islamisti hanno opposto alle truppe di Misurata una resistenza disperata facendo largo uso di attacchi suicidi con camion esplosivi lanciati contro le linnee tenute dai lealisti.

 

L’intervento tardivo di Obama
Il primo agosto, per sbloccare la situazione di stallo sul terreno e dare una mano al presidente Serraj, Barack Obama ha deciso – dopo anni di penosa incertezza – di sostenere militarmente le truppe fedeli al Governo di Accordo Nazionale. Il presidente americano, che solo nella primavera scorsa aveva ammesso pubblicamente di “aver fatto un casino (a mess)” in Libia, ha inviato aerei, elicotteri e droni per sostenere sul terreno l’offensiva anti-ISIS. Durante il mese di agosto gli americani hanno condotto ben 92 raid aerei contro le posizioni del Califfato a Sirte e consentito alle brigate di Misurata di eliminare le sacche di resistenza dei jihadisti nel centro direzionale e nel quartiere universitario.

 Nonostante il supporto aereo americano, i combattimenti sono stati feroci: solo nella giornata di domenica 28 agosto le truppe governative hanno perso 35 soldati e registrato oltre 200 feriti, in gran parte provocati da attacchi suicidi e dal fuoco di cecchini islamisti votati al martirio. Il 29 agosto, giornata in cui i governativi hanno registrato altri sei soldati morti e 25 feriti, il portavoce delle brigate di Misurata, Rida Issa, ha però comunicato ufficialmente la conquista del “Distretto n. Uno” e la prosecuzione delle azioni di rastrellamento casa per casa per stanare gli ultimi jihadisti.

 

Libia ISIS

 

Il futuro di ISIS in Libia

La cacciata da Sirte rappresenterà per lo Stato Islamico un duro colpo propagandistico oltre che militare. Dalle rive del Mediterraneo la branca libica del Califfato poteva far sentire la sua minacciosa presenza “fisica” a poche centinaia di chilometri dalle coste europee e autofinanziarsi grazie al controllo di terminal petroliferi. Ora gli ultimi combattenti di Sirte stanno tentando di lasciare la città dirigendosi verso le aree desertiche del sud-est libico.

Secondo il parere di alcuni osservatori locali intervistati dalla BBC, i superstiti di Sirte potrebbero tentare di congiungersi con i gruppi islamisti che sono presenti nell’area del Sahel e tentare comunque di mantenere una presenza militare in territorio libico. Oggi in clandestinità operano ancora a Derna e a Bengasi cellule operative del Califfato, responsabili di attentati negli ultimi mesi nelle due città e contro impianti petroliferi. Con il supporto anche di queste cellule, il Califfato potrebbe comunque tornare a far sentire la propria presenza in territorio libico.

 

Lo spettro della scissione del Paese
La liberazione di Sirte, quando sarà completata, rafforzerà di molto l’immagine internazionale di Fayez al Serraj, la cui posizione all’interno continua tuttavia a restare precaria. Proprio la scorsa settimana il parlamento di Tobruk si è rifiutato per l’ennesima volta di accordargli la fiducia, mentre i rapporti del presidente con “l’uomo forte” della Cirenaica, il generale Khalifa Al Haftar, massimo esponente militare del governo parallelo di Tobruk sostenuto dalla Francia e dall’Egitto, restano pessimi.

 Tutto lascia pensare che, per quanto l’ormai imminente presa di Sirte rappresenti una buona notizia, difficilmente la cacciata dei jihadisti potrà portare a passi avanti verso una soluzione accettabile della crisi libica e allontanare le prospettive di definitiva separazione tra Cirenaica, Tripolitania e Fezzan.

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