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Libia, per l'Isis la sconfitta di Sirte può essere fatale

Le milizie di Serraj annuncianodi aver conquistato il quartier generale del califfato in città

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Alfredo Mantici

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 Le forze militari vicine al governo di unità nazionale libico del premier Fayez al Serraj hanno annunciato di aver conquistato il quartier generale di Isis a Sirte, che stanno progressivamente liberando dalle sacche di resistenza delle forze del sedicente califfo Abu Bakr al Baghdadi.

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 "Le forze dei rivoluzionari controllano completamente il complesso di Ouagadougou", il quartier generale dell'Isis a Sirte. Lo annunciano su Twitter le milizie libiche che festeggiano. "È l'ora della vittoria...Allah u Akbar", scrivono.

Quest'articolo, pubblicato a giugno, spiega perché la conquista della città sia un passo importante nella lotta al califfato

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Lo Stato Islamico aveva fatto la sua comparsa in Libia agli inizi del 2015 presentandosi al mondo con le immagini, sapientemente sceneggiate, della decapitazione di 21 cristiani copti di origine egiziana sgozzati sulle spiagge di Misurata.

Dopo aver perso il controllo di Misurata i miliziani dell’Isis si erano arroccati nella città strategica di Sirte occupando anche una striscia di 250 chilometri di costa al centro dell’omonimo golfo nel quale sono presenti i più importanti terminali petroliferi della Libia.

Dopo settimane di preparazione, il governo di accordo nazionale di Faiez Al Serraj, costituito sotto gli auspici dell’Onu ma non ancora riconosciuto dai parlamenti contrapposti di Tripoli e di Tobruk, è riuscito a organizzare un’offensiva militare a tenaglia che nelle ultime 24 ore ha raggiunto l’obiettivo di circondare completamente la città, simbolicamente importante anche perché luogo di nascita di Gheddafi, chiudendo in una morsa almeno un migliaio di combattenti del Califfato costretti a ritirarsi in centro.

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Il punto sui combattimenti
L’offensiva ha visto impegnate le milizie di Misurata che, dopo essersi schierate con il governo di Serraj, tre settimane fa hanno attaccato Sirte da occidente, coordinando le proprie operazioni con la potente milizia petrolifera, la Petroleum Facilities Guard (Pfg) che muovendo da est ha prima conquistato la città di Harawa, a 70 chilometri da Sirte, e poi è avanzata verso i sobborghi di quella che fino a ieri, 9 giugno, era l’ultima roccaforte dell’Isis in Libia.

Le milizie di Misurata hanno stretto la città anche da sud, mentre unità della marina libica hanno chiuso ogni via di fuga attraverso il mare.

I combattimenti sono stati molto sanguinosi e nelle ultime tre settimane sono costati alle milizie governative oltre 100 morti e 490 feriti, molti dei quali trasferiti per essere curati in Italia e Turchia. Solo nella giornata dell’8 giugno, mentre dai sobborghi muovevano verso il centro della città le forze armate di Misurata hanno registrato 15 morti e 95 feriti.

Non si hanno notizie sulle perdite dell’Isis, ma fonti delle milizie di Misurata hanno comunicato la morte di numerosi esponenti di primo piano del Califfato, giustiziati dopo la cattura, mentre molti altri jihadisti non avendo più vie di fuga si sarebbero tagliati la barba per tentare di mescolarsi con la popolazione superstite.

Da Misurata un portavoce delle milizie, Mohamed Al Gasri, ha dichiarato che le truppe governative sono arrivate l’8 giugno ai margini del centro città e sono molto vicine alla conquista della Ouagadougou Conference Hall, la sede scelta dal Califfato per le sue sessioni di religione e di fatto il centro di governo della città.

"Pensiamo che Sirte verrà liberata nel giro di pochi giorni, non di settimane” ha detto Gasri all’agenzia Reuters, “i franchi tiratoti dell’Isis sono un problema, perché colpiscono da lontano e ostacolano i movimenti delle nostre truppe verso il centro della città".

I combattenti di Misurata hanno assunto il controllo di molti settori strategici, inclusa una base aerea nei sobborghi, dalla quale ora partono incursioni di bombardamento dell’aviazione libica contro i quartieri ancora occupati dall’Isis.

Non si hanno notizie sulla sorta dei civili rimasti in città. Tra le aree occupate, una ha un alto valore simbolico. Si tratta di un crocevia nel quartiere di Zafaran scelto dai miliziani del Califfato come luogo delle esecuzioni, nel quale era stato montato un enorme patibolo che, nella giornata di ieri, è stato smantellato.

Previsioni sulla battaglia di Sirte
Secondo alcuni analisti militari occidentali l’ottimismo manifestato dal portavoce delle milizie di Misurata potrebbe essere prematuro in quanto i combattenti dell’Isis, intrappolati in città e senza vie di fuga, con le spalle al mare e con la certezza di una feroce resa dei conti in caso di cattura, potrebbero dar luogo a una resistenza disperata che potrebbe prolungare per giorni o settimane i combattimenti.

Il portavoce del Pentagono, Robert Cook, ha detto ai giornalisti che gli Stati Uniti guardano con soddisfazione ai progressi delle forze fedeli al governo di Serraj nella lotta contro Isis ma che gli USA non hanno preso alcuna decisione in merito a un possibile appoggio militare diretto alle truppe governative. “Non abbiamo deciso nulla su questo punto - ha dichiarato Cook in conferenza stampa - osserviamo attentamente la situazione e siamo molto incoraggiati da quello che vediamo”.

Il generale Haftar, il “grande assente”
Il “grande assente” nell’offensiva di Misurata è il generale Khalifa Haftar, potente capo delle milizie dell’est fedeli al governo di Tobruk e che, per essersi visto rifiutare da Serraj la nomina a ministro della Difesa del nuovo esecutivo, non ha fatto confluire le sue truppe, appoggiate sul campo da forze speciali francesi ed egiziane, nelle forze armate del governo di accordo nazionale.

Haftar è impegnato militarmente in un’offensiva contro la città di Derna per espellere dalla città le milizie islamiste che a loro volta nelle scorse settimane, dopo scontri sanguinosi, avevano costretto alla ritirata i “concorrenti” dell’Isis diventati loro nemici in un conflitto politico-religioso tutto interno all’islamismo libico.

Di fronte all’ostruzionismo di Haftar, Serraj ha reagito nominando un altro generale dell’est ministro della Difesa. Si tratta del generale Mahdi Al Barghati, già collaboratore di Haftar che, in dissenso con il generale, si è schierato con due brigate delle truppe di Bengasi con il governo di accordo nazionale.

L’assenza del generale Haftar dall’offensiva contro Sirte ha un forte significato politico in quanto mina i suoi tentativi di presentarsi all’Europa, agli Stati Uniti e all’Egitto come unico interlocutore affidabile della Cirenaica.

Anche se indebolito dalle defezioni di Al Barghati e delle sue truppe, Haftar rimane tuttavia ancora molto potente in tutto l’est della Libia e rappresenta ancora il maggiore ostacolo alla formazione di un esercito nazionale agli ordini del governo di Serraji. Il nuovo primo ministro comunque, giorno dopo giorno, sta rafforzando il suo potere e con la sconfitta dell’Isis potrebbe segnare un punto definitivo nella partita per dare finalmente alla Libia un unico governo di unità nazionale.

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