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UPDATE: Fidel Castro, il Lìder Màximo, il dittatore cubano che ha fatto la storia dell'isola, è morto questa notte. L'annuncio è stato dato dal fratello Raùl, presidente in carica. Qui una delle ultime lettere al quotidiano del partito comunista cubano, Granma, in cui diceva chiaramente di non fidarsi della politica degli Stati Uniti d'America nonostante l'apertura mostrata dall'amministrazione Obama. Ecco cosa scriveva Castro, morto oggi all'età di 90 anni.

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Non è «un rifiuto ad una soluzione pacifica dei conflitti» e nemmeno una sconfessione della linea del disgelo con gli Stati Uniti intrapresa dal fratello presidente Raul che ha «ha fatto passi pertinenti sulla base delle sue prerogative e facoltà» ma l'ex Lìder Màximo Fidel Castro, in una lettera pubblicata sul quotidiano del partito, Granma, che è stata letta sulla televisione nazionale cubana,  ci tiene a sottolineare di non nutrire alcuna «fiducia nella politica degli Stati Uniti» coi quali «non ho scambiato una sola parola».

88 anni, già dato per morto decine di volte, l'ultima delle quali solo un paio di settimane fa, Fidel che «fin dal 2006, per ragioni di salute incompatibili con il tempo e gli sforzi necessari per il dovere» afferma di aver «rinunciato a tutti gli incarichi» ribadisce che «ogni soluzione pacifica e negoziata tra gli Usa e i popoli dell'America Latina che non implichi la forza, o l'impiego della forza, deve essere affrontato con i principi e le normative internazionali».

Nel rivendicare gli interventi «internazionalisti» delle truppe cubane nel corso delle decadi in cui è stato capo di Stato, dal Sudafrica dell'apartheid all'Angola, Fidel ha voluto ricordare anche, in questa lettera che per i toni può assomigliare anche a un testamento politico ed esistenziale, quale peso abbiano avuto Marx e Lenin - «un genio rivoluzionario» - nella sua formazione politica e sociale. «Non ero figlio di operai. Non mi mancavano le risorse materiali e sociali per condurre una vita relativamente comoda. Ma posso dire di essere fuggito miracolosamente dalla ricchezza» scrive ancora Fidel, prima di ricordare lo scandalo di un mondo globalizzato dove il divario tra ricchi e poveri è sempre più largo e la scarsità delle risorse, a fronte di un impetuosa crescita demografica, pone domande cui l'umanità deve riuscire a offrire risposte.


 
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