La lettera segreta di Obama all’Ayatollah Khamenei

Iran e Usa contro l'Isis: è il contenuto della missiva recapitata a Teheran, con cui il presidente americano apre al dialogo per il Medio Oriente

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Barack Obama – Credits: Getty Imagines / Saul Loeb

Per Lookout news

Il presidente Barack Obama ha inviato una lettera segreta al leader supremo dell'Iran, Ayatollah Al Khamenei. La notizia esce in occasione dell’imminente riunione del Segretario di Stato americano, John Kerry, il quale nel fine settimana si attovaglierà con funzionari iraniani e dell'Unione Europea per ridiscutere modalità e tempistiche del programma nucleare iraniano, sui quali non sono stati fatti ancora significativi passi in avanti.

 A rivelarlo è il Wall Street Journal, che nel suo scoop cita anche alcuni passaggi chiave del contenuto della missiva: gli argomenti toccati dal presidente USA avrebbero spaziato dalla necessità da parte di Teheran di essere più stringente nel rispettare la road map per la bonifica nucleare, sino - e qui sta il bello - al coinvolgimento militare dell’Iran in Siria e Iraq per sconfiggere lo Stato Islamico.

 Si potrebbe cominciare col dire che questa è l’ennesima fuga di notizie che avviene dalle parti della Casa Bianca: l’Amministrazione Obama ha già dovuto affrontare scandali diplomatici di enorme portata ed è stata suo malgrado protagonista delle scioccanti divulgazioni di altre notizie secretate, da Wikileaks al Datagate, lungo tutto l’arco di presidenza.

Solo ieri si è manifestato l’ennesimo caso di “gola profonda”, quando il Navy Seal che ha ucciso Osama Bin Laden - che si è scoperto essere il 38enne Robert O’Neill - ha spiattellato ai giornali e su un libro in uscita la sua storia, con tanto di dinamiche e nomi dei protagonisti dell’assalto ad Abbottabad, del maggio 2011.

Gli Stati Uniti, insomma, che hanno fatto dei loro servizi segreti un mito hollywoodiano, hanno oggi un serio problema nel mantenere i segreti di Stato e non riescono più a gestire né garantire la sicurezza delle informazioni (per non parlare della privacy). Una perdita di controllo su cui la prossima amministrazione dovrà lavorare molto, se vorrà sopravvivere meglio di Obama.

 

A chi non piace il contenuto della lettera
Ma veniamo alla lettera. Il suo contenuto, che ovviamente non è stato reso noto e le cui speculazioni via stampa hanno fatto infuriare il portavoce del Dipartimento di Stato Jen Psaki, porta a ritenere che la lettera sia stata inviata il mese scorso - dunque, a inizio ottobre - e che in essa Obama abbia descritto l’interesse comune della Casa Bianca e dell’Iran nella lotta contro i militanti di IS in Iraq e in Siria.

 Non ci sono indicazioni che lascino ipotizzare che si tratti di una notizia divulgata volontariamente da Washington attraverso altri canali, per lanciare un messaggio in codice a chi di dovere. Una notizia simile non migliora la percezione dell’operato di Obama agli occhi del popolo americano, soprattutto dopo la débacle al Congresso. No, lo scoop del Wall Street Journal pare proprio assumere i contorni di un ennesimo piccolo scandalo diplomatico, che potrebbe avere ripercussioni negative. Questa rivelazione, infatti, a qualcuno laggiù in Medio Oriente non piacerà molto.

 Potremmo citare Israele, che non ha mai creduto nelle buone intenzioni di Teheran e diffida del dialogo intrapreso sul nucleare, supportato dalla constatazione che nulla ancora è stato compiuto. La tappa del programma iraniano concordato con i P5+1 (Cina, Francia, Russia, Regno Unito, USA e Germania) prevedeva nell’estate la firma di un accordo. Firma che non c’è mai stata e che fa temere, quando gli storici scriveranno la biografia di Barack Obama, che essi dovranno inserire anche questa voce nella colonna delle sue “promesse non mantenute”.

Tanto per dire, il sempre scettico premier israeliano, Bejamin Netanyahu, non più di due mesi fa alle Nazioni Unite tuonava contro l’Iran, definendolo un soggetto ancor più pericoloso dello stesso Stato Islamico, se dovesse ottenere la bomba. Inoltre, Tel Aviv quando dice Iran intende anche Hezbollah, il gruppo terroristico libanese che sogna la scomparsa di Israele dalla faccia della terra.

Ma la lettera non dev’essere piaciuta neanche a Doha e Riad. Qatar e Arabia Saudita, ovvero i due maggiori Paesi sponsor dell’Islam sunnita (la corrente avversa agli sciiti iraniani), hanno tutto da perdere da un rafforzamento dell’asse Washington-Teheran e temono che un coinvolgimento diretto dell’Iran nella guerra per la Siria e l’Iraq possa sconvolgere i loro piani di supremazia su quell’area.

 

L’Iran in prima linea in Iraq
A Jurf al-Sakher, in Iraq, sulle rive dell’Eufrate, due settimane fa è stata riportata una vittoria importante per l’esercito iracheno, che ha sollevato il morale delle truppe di Baghdad e ha riportato il sorriso alla popolazione liberata. Ma, a ben vedere, a combattere là in prima linea c’erano decine di consiglieri della Guardia Rivoluzionaria iraniana e i libanesi di Hezbollah, guidati dal leggendario generale iraniano Ghasem Soleimani.

Si deve dunque a loro la presa della città e questo, pur essendo un risultato positivo, non può apparire tale agli occhi di Doha e Riad che temono l’avanzata sciita, ma temono ancor più i buoni rapporti tra Stati Uniti e la Repubblica Islamica, coltivati dallo staff di Obama come nessun predecessore aveva fatto.

 John Kerry, il fidato segretario di Stato di Obama - e, ahimè, gaffeur di professione - domenica 9 novembre sarà a Muscat, in Oman, per partecipare a riunioni trilaterali e lunedì 10 vedrà il ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif insieme a Federica Mogherini, Alto rappresentante dell'UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza. Si tratta del definitivo e cruciale incontro per onorare la scadenza (prorogata) del 24 novembre, per tentare di raggiungere un accordo globale tra i negoziatori delle Nazioni Unite e Teheran sullo smantellamento delle centrifughe nucleari.

 Anche se Washington, dopo la notizia della lettera, si è affrettata a sottolineare che non c’è alcun legame tra l'accordo nucleare e il coordinamento militare congiunto nella lotta contro IS, è evidente che lo scopo della comunicazione tra i due governi è proprio questo. Anche perché Obama ha sempre inteso fare della lotta allo Stato Islamico una guerra per procura, dove non vuole impegnare forze di terra. E, per fare il “lavoro sporco” va bene anche l’Iran, secondo la Stanza Ovale.

È così che l’Amministrazione Obama è giunta all’autunno, e non soltanto in senso figurato, vista la parabola discendente del 44esimo presidente degli Stati Uniti. Su di lui, solo negli ultimi mesi sono piovute più critiche che in tutto il resto del proprio mandato. Aver perso definitivamente il Congresso, lo mette ora in una posizione scomoda da difesa d’ufficio e d’impotenza rispetto alle Camere. Cosa che non aiuterà a modificare il giudizio dei posteri sui suoi otto anni alla Casa Bianca. Un accordo con l’Iran potrebbe però essere il suo “salvataggio in corner”. Ce la farà?

 

 

 

 

 

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