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L'endorsement tiepido di Bernie Sanders

Tutti uniti per bloccare Donald Trump: i democratici ritrovano l'unità che però rischia di essere di facciata

Primarie USA Democratici, Bernie Sanders

14 aprile 2016. Bernie Sanders al suo arrivo al dibattito presidenziale con Hillary Clinton organizzato e trasmesso dalla CNN al Brooklyn Navy Yard di New York. – Credits: JEWEL SAMAD/AFP/Getty Images

Hillary Clinton e Bernie Sanders uniscono le forze contro il repubblicano Donald Trump. L'endorsement del senatore del Vermont, che nelle scorse settimane era stato convocato da Barack Obama alla Casa Bianca, è giunto, a Portsmouth, nello stato del Hampshire dove a febbraio aveva ottenuto una delle vittorie più clamorose di tutte le primarie. Una scelta profondamente meditata, e anche attesa, quella del senatore, che aveva resistito per settimane, anche quando il risultato finale era ormai chiaro, anche dopo che il vincitore finale era stato proclamato.

Per Sanders si chiude una parentesi, anche esaltante, e si apre una nuova fase dove - pur non essendo più in corsa - dovrà cercare di traghettare la gran parte dei dodici milioni di voti ottenuti durante le primarie, verso Hillary Clinton, condizionandone l'agenda, imponendo una sterzata sui temi sociali, ottenendo - chissà - qualche poltrona chiave nel futuro (e ipotetico) governo Clinton. Per Hillary il compito è ancora più complesso: dimostrare - nonostante la fama di donna cinica e troppo legata all'establishment che la accompagna tuttora - di poter meritare la fiducia di quel pezzo di popolo americano di sinistra che aveva votato il suo sfidante e che ha sempre considerato l'ex First Lady come una politica della vecchia America, legata a Wall Street e ai poteri politici che contano. Non sarà semplice, ma sarà necessario, trovare la formula giusta, se i democratici vogliono evitare quella che ritengono un'ipotesi rischiosa e sciagurata: la vittoria di Donald Trump alle presidenziali di fine anno.

«Clinton ha vinto le primarie e io felicito con lei. Sarà la candidata democratica alla presidenza e farò tutto il possibile affinché diventi il prossimo presidente degli Stati Uniti» ha dichiarato Sanders tra gli applausi dei sostenitori. Sanders sa perfettamente che il programma di cui si è fatto portatore ha avvicinato alla politica migliaia di giovani, ha messo al centro dell'agenda le questioni sociali, ha riattivato - specie tra gli strati più colpiti dalla crisi - la passione politica tra centinaia di migliaia di americani. «Hillary Clinton sa che dobbiamo mettere in pratica una politica economica che favorisce l'1% più ricco della popolazione. Hillary Clinton sa che la gente che lavora 40 ore alla settimana non può vivere nella povertà. Il suo oppositore, Donald Trump,ha un'idea opposta e crede che gli Stati debbano avere il diritto di abbassare il salario minimo federale», quei 7,25 dollari all'ora che - ha proseguito Sanders - «sono invece un salario da fame». Ma Sanders ha ancora insistito su un altro punto del suo programma di cui Hillary dovrà tener conto se vorrà fare il pieno dei voti tra i sostenitori del senatore: la necessità di «universalizzare la sanità» proseguendo sulla strada, ma approfondendola, già intrapresa dall'amministrazione Obama.

Hillary, che ha garantito ai sostenitori di Sanders che con lei «ci sarà sempre un posto per loro alla nostra tavola», ha ringraziato, riconoscendo allo sfidante di aver lottato contro l'ingiustizia sociale. Un ringraziamento scontato. Il dubbio semmai è un altro, anche a prescindere dal tiepido ma chiaro endorsement  del suo ex sfidante: quanti saranno i simpatizzanti di Sanders disposti a votare per una donna che spesso, durante le primarie, è stata dipinta dai suoi supporter come l'altra faccia di Donald Trump, una politica compromessa con gli odiati poteri finanziari contro la quale Sanders aveva sparato a palle incatenate per mesi. Il proseguio della campagna elettorale ci darà molte risposte. Una cosa è chiara sin d'ora: l'endorsement formale di Sanders non è ancora sufficiente.

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