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Usa 2016: queste le sfide chiave del Supertuesday 2

Florida, Illinois, Missouri, North Carolina e Ohio al voto questa notte. Per i rivali di Trump è l'ultima chance prima della resa. Mentre Hillary...

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Paolo Papi

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Se non riescono a frenarne ora la corsa verso la nomination repubblicana, non lo fermeranno più. Lo sanni tutti, all'interno del Grand Old Party, a cominciare da Ted Cruz, Marco Rubio e John Kasich, i suoi più temibili rivali interni. Donald Trump, l'eccentrico tycoon newyorkese contro il quale è schierato ormai compattamente tutto l'establishment del Partito repubblicano, parte superfavorito anche questa notte, nel Supertuesday 2, quando gli elettori iscritti nei registri elettorali saranno chiamati a votare in Florida, Illinois, Missouri, North Carolina e Ohio. Per i suoi rivali è, in qualche modo, l'ultima chiamata prima della resa, la sfida chiave per cercare di raddrizzare una corsa che, sondaggi alla mano, apparirebbe compromessa.

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Trump guida la corsa repubblicana con 460 delegati sui 1.237 necessari per ottenere la nomination del GOP. Segue Ted Cruz, 370 delegati, Marco Rubio, 163, e John Kasich, 63. Rubio e Kasich giocano entrambi in casa: il primo, su cui punta l'establishment del GOP per fermare la corsa del tycoon, in Florida, il popoloso Swinging State che lo ha eletto senatore e che consente di assegnare ben 99 delegati. Il secondo nell’Ohio che lo ha scelto come governatore e che porta in premio 66 delegati.

I sondaggi premierebbero Trump, avanti di 17-24 punti in Florida su Mark Rubio, e indietro ma solo di pochi punti in Ohio, 66 delegati in palio, dove il favorito è John Kasich, che ha appena ottenuto il pesante endorsement dell’amico John Boehner, ex speaker della Camera del Gop. Ma Trump è avanti di 4-9 punti su Cruz anche in Illinois, 69 delegati in palio, di 7 punti in Missouri, 52 delegati, e anche in North Carolina, 72 delegati, dove è in vantaggio di 11-20 punti sempre su Cruz, nemmeno lui troppo ben visto dall'apparato repubblicano. Insomma: per fermare la corsa del tycoon occorre non solo (quasi) un miracolo, cioé un ribaltamento dei sondaggi della vigilia, ma un successivo, e complesso, ricompattamento di tutto il GOP in funzione anti-Trump.

Nel campo democratico Hillary Clinton - che si è già assicurata 748 delegati (più 465 superdelegati) contro i 542 (+25) del socialista Sanders e che deve raggiungere quota 2382 per ottenere la nomination - parte invece favorita in Florida, 246 delegati in palio,  con un vantaggio di 21-45 punti sul rivale, e anche in North Carolina, 72 delegati in palio, dove gode di un vantaggio secondo i sondaggi di 19-29 punti su Sanders. Più incerto l'Ohio (5-14 punti a favore di Hillary), l'Illinois (+2-6 punti sempre a favore di Hillary) e il Missouri (viene sergnalato un testa a testa), dove sono in palio rispettivamente 66, 69 e 52 delegati.

Ma l'ex First Lady - percepita da larghe fasce dell'elettorato giovanile democratico come insincera e troppo legata all'establishment di Washington - sa perfettamente che i polls l'hanno già tradita una volta, in Michigan, dove i sondaggi della vigilia - anche i più autorevoli - le attribuivano un vantaggio di oltre dieci punti ed è invece finita gambe all'aria di un decimale. Insomma: Sanders, il socialista Sanders, non è esattamente uno sparring partner ma un combattente ironico e battagliero che riesce a parlare assai più di lei al cuore dei giovani idealisti democratici, della working class bianca, dell'intellighenzia delle grandi città. Se Hillary si rilassa e crede di avere già la vittoria in tasca, come nel 2008, rischia di prendere una sberla che si ricorderà per tutta la vita.

C'è poi stato, per Hillary, nelle ultime ore, un piccolo ma pericoloso incidente mediatico accaduto alla biblioteca Ronald Reagan di Simi Valley (California), durante la commemorazione per Nancy Reagan. Una foto, apparentemente innocente, in cui l'ex segretario di Stato - il cui sì alla guerra in Iraq non è mai stato perdonato da un pezzo dell'elettorato democratico - appare teneramente abbracciata a George Walker Bush. Quella foto ha dato il via a prevedibili polemiche in campo democratico. Rafforzando la convinzione - in un pezzo dell'elettorato pacifista del partito - che la svolta a sinistra di Hillary è solo fumo negli occhi per togliere voti a Sanders. Pagherà un prezzo per quella foto? Lo vedremo nelle prossime ore.

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