Rita Fenini

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La francese Christine Lagarde, numero uno del Fondo monetario internazionale; la fisica italiana Fabiola Gianotti, direttrice generale del Cern di Ginevra; l'imprenditrice statunitense Ginni Rometty (pseudonimo di Virginia Marie Nicosia), prima donna a capo di Ibm; la premier norvegese Erna Solberg; l'australiana Sharan Burrow, segretaria generale della Confederazione internazionale del sindacato; l'attivista indiana Chetna Sinha, capo della Fondazione "Mann Deshi; la francese Isabelle Kocher, amministratrice delegata del gruppo francese Engie: queste le 7 donne che, per la prima volta in 48 anni, guidano il World Economic Forum di Davos, da tempo criticato per la mancanza di rappresentanza femminile.

Se si pensa che nel 2017 solo il 20% dei partecipanti erano donne (e, ovviamente, ancora inferiori le percentuali degli anni precedenti), il WEF 2018 può considerarsi davvero rivoluzionario, una pietra miliare nella lunga e tortuosa storia dell'emancipazione femminile

Compito principale delle 7 Presidentesse (già soprannominate "Le Magnifiche"), quello di guidare le discussioni e i gruppi di lavoro: tema del forum, "Creare un futuro condiviso in un mondo fratturato", con l'obiettivo di trovare soluzioni concrete insieme ai 2.500 esponenti di primo piano della politica e dell'economia mondiale presenti nella cittadina svzzera

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