Esteri

L'Austria al crocevia fra l'Europa e l'Est della chiusura

La destra sovranista di Strache potrebbe entrare nella coalizione guidata dal popolare Sebastian Kurz, spingendo Vienna verso il modello ungherese e polacco

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Alessandro Turci

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L’Austria è, da domenica 15 ottobre, il laboratorio d’Europa.

Guarderemo infatti a Vienna, nelle prossime settimane, per capire quale strada imboccherà il Vecchio Continente, giunto al bivio delle sue contraddizioni.

Sì, perché la foto scattata dagli elettori parla chiaro, ma lascia alla politica l’ultima parola.

DESTRA E SOCIALDEMOCRAZIA

Da una parta l’onda lunga della destra austriaca (quella che nel 2016 stava per eleggere Norbert Hofer Presidente della Repubblica) si afferma definitivamente premiando la svolta conservatrice dei popolari dell’Övp che vincono (31,5%) e le idee della destra radicale del Fpö (26,8%);

Dall’altra confermano però fiducia alla socialdemocrazia del Spö del cancelliere uscente che arriva seconda (27,1%).

LA PAROLA ALLA POLITICA: L'EUROPA O VISEGRÁD

A questo punto numeri e sigle dovranno lasciare spazio agli uomini. Il vincitore, cioè Sebastian Kurz, dovrà scegliere se formare un governo con i socialdemocratici di Christian Kern, oppure con l’estrema destra guidata da Heinz Christian Strache. Ecco il bivio che Vienna si trova di fronte: da una parte l’indicazione Bruxelles, dall’altra quella Visegrád.

Fuor di metafora le elezioni austriache diranno se l’Europa avrà in Vienna un interlocutore che ne condivide i principi ispiratori basati sul concetto d’integrazione, oppure un membro euroscettico che andrà a rafforzare il quartetto composto da Polonia, Slovacchia, Repubblica Ceca e Ungheria e noto appunto come gruppo di Visegrád.

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Heinz-Christian Strache (a sinistra nella foto), leader del partito di destra antimmigrazione, Fpö, Vienna, 15 ottobre 2017 (Alex Domanski / Stringer/Getty Images)

EUROSCETTICISMO PIÙ FORTE

Questa località è solo omonima di quella narrata in maniera indimenticabile da Ivo Andrić ne Il ponte sulla Drina; se il romanzo di Andrić è, tra le altre cose, racconto di mescolanza e culture nello spazio simbolico di un ponte della Serbia profonda, la Visegrád ungherese è oggi la capitale dell’euroscetticismo. Da ieri, più forte ancora.

Sebastian Kurz è stato paragonato a Emmauel Macron per alcune analogie: anagrafiche, di carriera politica (entrambi già ministri) e di marketing elettorale. Ma il disegno politico è tutto l’opposto. Se Macron ha puntato sull’Europa, Kurz ha fatto fagocitato i principali temi dell’estrema destra, declinandoli nei modi garbati del bravo ragazzo.

Ma su migranti e frontiere le sue idee coincidono con quelle di Strache, ossia l’Austria ai soli austriaci, compreso il welfare sociale al quale i richiedenti asilo o gli immigrati anche regolari devono avere accesso limitato se non nullo.

DIALOGO CON LA SOCIALDEMOCRAZIA

Potrà la socialdemocrazia dialogare con un cancelliere simile? Dal momento che i verdi sembrano addirittura estromessi dal parlamento per non aver superato la soglia di sbarramento, il fronte del centro sinistra appare molto indebolito sul piano delle sponde parlamentari.

Kurz è l’attuale Ministro degli Esteri. Nessuno in Austria meglio di lui ha contezza dei reali numeri in tema di flussi migratori.

Per onestà intellettuale dovrebbe anche sapere che nessun migrante vuole fermarsi in Austria (la meta principale è sempre la Germania) e che aver chiuso la rotta balcanica nel 2015-16 ha creato la tragedia umanitaria di Idomeni al confine tra Grecia e Macedonia. Perseverare su questa linea significa mandare un messaggio inequivocabile alla già pilatesca, in tema migranti, Bruxelles.

Ma è anche possibile che Kurz abbia sfruttato i temi della destra estrema figlia di Jörg Haider per giungere al potere e ora scelga di sedere nel salotto buono, Bruxelles appunto, e non in quello dei parenti con lo sguardo torvo, quelli di Visegrád.

La vulgata dice che Churchill riuscì alla fine a strappare l’Austria a Stalin nei colloqui sul futuro assetto europeo durante la Seconda Guerra Mondiale, tuttavia l’Est continua ad essere un magnete per Vienna. Il richiamo ancestrale di forze poco inclini a un’idea di Europa basata sulla libera circolazione di uomini e merci ha radici profonde.

Cresce insomma nel cuore del Vecchio Continente il vento della destra che viene da lontano, almeno per quanto riguarda l’Austria, e potrebbe anche portare molto lontano. Fin troppo.

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