L'Australia sta con i bambini. Maxi inchiesta contro la pedofilia

5.000 testimoni per la Commissione australiana che indagherà sui crimini sessuali di organizzazioni pubbliche e private

Bambini filippini dimostrano contro la pornografia infantile durante una manifestazione organizzata dall'UNICEF (Credits: Epa/Rolex Dela Pena)

Anna Mazzone

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E' la più grande inchiesta anti-pedofilia mai aperta nel mondo. A Melbourne, in Australia, sfileranno davanti alla Commissione speciale contro i crimini e gli abusi sessuali sui minori circa 5.000 testimoni. Una montagna di prove e una valanga di storie di orrore quotidiano, che accendono i riflettori su aree della società australiana finora rimaste nell'ombra.

I lavori della Commissione federale dureranno tre anni e scandaglieranno al microscopio tutte le principali organizzazioni pubbliche e private. Non c'è solo la chiesa nel mirino dei giudici anti-pedofilia, ma anche le ONG e gli uffici amministrativi australiani.

Luoghi che finora sono rimasti fuori dalla scena, ma che adesso verranno esaminati, per accertare se dietro quelle porte chiuse sono stati commessi dei crimini orrendi e - soprattutto - per capire come fare per evitare che accadano ancora.

La Commissione indagherà anche sulle aziende private coinvolte nella gestione dei bambini, e poi il sistema giudiziario e le forze di pulizia, le scuole e le palestre. Il primo ministro Julia Gillard non ha usato mezzi termini: "Sarà fatto tutto il possibile per punire i responsabili di crimini così vili e crudeli".

Le vittime e le loro famiglie saranno costantemente seguite da psicologi e assistenti sociali, che aiuteranno i bambini (molti dei quali oggi sono degli adulti) a superare i traumi subiti, nel tentativo di restituire loro una vita normale.

Oltre la chiesa, insomma. L'Australia ha dichiarato una guerra senza quartiere ai pedofili. Secondo le intenzioni di Julia Gillard, i lavori della Commissione rappresentano un "momento di guarigione" per i sopravvissuti agli abusi sessuali, perché "Per troppo tempo questi sopravvissuti si sono trovati davanti a porte e menti chiuse".

Ma il premier ha anche sottolineato che questa inchiesta "svelerà alcune verità molto dolorose", una cosa necessaria per evitare che i bambini siano lasciati da soli. "Abbiamo lasciato i bimbi indietro nella lista delle priorità del Paese" - ha dichiarato Julia Gillard - "E adesso abbiamo bisogno di imparare cosa possiamo fare come nazione per metterli al centro del nostro futuro". L'Australia si prepara a un catartico bagno di dolore.

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