Esteri

Latorre e Girone: l'India cerca una exit strategy

Dopo l’ennesimo rinvio, il premier indiano Modi cerca una soluzione onorevole per il caso marò

Marò

Stefano Vespa

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Sarà il terzo Natale da incubo, il primo che i due sottufficiali vivranno separatamente da quando è cominciata la loro odissea, il 15 febbraio 2012. Massimiliano Latorre è in Italia dopo l’ictus che lo ha colpito il primo settembre: il suo permesso scadrà il 13 gennaio, quando dovrà tornare in India dopo quattro mesi esatti passati a casa. Salvatore Girone è rimasto lì, a New Delhi, in attesa che la diplomazia riesca a sbrogliare la matassa.


I due fucilieri di Marina del San Marco vivono un’altra fase di stallo. Il 25 settembre la cancelleria della Corte suprema indiana ha fissato la prossima udienza al 12 dicembre, ennesimo appuntamento per decidere sul ricorso dell’Italia che non vuole che sia la polizia antiterrorismo Nia a occuparsi dell’inchiesta. La lentezza con cui alcuni ministeri (in questo caso Esteri e Giustizia) presentano i pareri richiesti dalla magistratura conferma l’imbarazzo indiano. Il premier, Narendra Modi, sta cercando una via d’uscita onorevole per il suo governo e per la magistratura. Strada difficilissima: come rimandare in Italia Latorre e Girone senza provocare proteste popolari?

Il premier, Narendra Modi, sta cercando una via d’uscita onorevole per il suo governo e per la magistratura ma come rimandare in Italia Latorre e Girone senza provocare proteste popolari?

Nel governo italiano persistono due correnti di pensiero: c’è chi crede che Modi possa farcela, anche se pare quasi impossibile riuscirci entro metà gennaio, quando Latorre comunque tornerà in India per non lasciare Girone da solo. Altri, invece, sottolineano che Modi è pur sempre un leader nazionalista che deve anteporre gli interessi indiani al resto. Il 9 settembre il ministro degli Esteri, Federica Mogherini, ha ribadito in Senato che la strada dell’internazionalizzazione «è tecnicamente pronta». Eppure sarebbe un rischio perché l’eventuale arbitrato non darebbe garanzie di vittoria mentre una sconfitta cancellerebbe ogni speranza di accordo.
Ecco perché la diplomazia è determinante, anche se da parte italiana la carica di Lady Pesc fa concentrare Mogherini sull’Europa. Né sono previste sue dimissioni: scaramanticamente, vuole attendere l’esito delle delicate audizioni presso il Parlamento europeo. Dunque, il prossimo titolare della Farnesina ci sarà solo il primo novembre. Mentre Latorre e Girone aspettano.    

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