Esteri

La transizione alla nuova squadra di Trump, tra polemiche e dimissioni

L'ultimo abbandono in ordine di tempo - seppure ereditato dal precedente mandato - è quello di James Clapper, direttore del National Intelligence

Donald Trump

Più che in difficoltà, il processo che sta portando alla creazione della sua squadra, per Donald Trump si sta rivelando un vero e proprio incubo.

L'ultimo abbandono di rilievo in ordine di tempo, sebbene figlio dell'eredità del precedente mandato, è quello di James Clapper, direttore del National Intelligence, il coordinatore delle 16 di agenzie di spionaggio Usa.

Clapper, generale di squadra aerea (3 stelle) della Us Air Force in congedo, aveva assunto l'incarico il 9 agosto del 2010. Già lo scorso anno aveva anticipato che avrebbe lasciato l'incarico con la fine del secondo mandato del presidente Barack Obama.

La figura, che risponde direttamente al Presidente, venne creata il 22 aprile 2005 dall'allora presidente repubblicano George W. Bush per coordinare le 16 agenzia di spionaggio e controspionaggio Usa. Clapper è stato il quarto a ricoprire l'incarico.

I problemi sono cominciati con le proteste progressiste contro la nomina di Steve Bannon. Sono proseguiti con le perplessità per l'incarico di Segretario di Stato a Rudolph Giuliani, che di politica estera ha esperienza vicina allo zero, e poi con l'abbandono di Ben Carson al segretariato per la salute.

Venerdì scorso un nuovo capitolo, con la cacciata del governatore del New Jersey Chris Christie sostituito dal vice Pence nella posizione al vertice del team che sta gestendo la transizione del presidente eletto.

Ieri, l'ennesimo picco, con le dimissioni inattese e prive di qualsivoglia spiegazione di Mike Rogers. Ex senatore del Michigan, Rogers ha presieduto la commissione Intelligence della Camera ed è un ex ufficiale dell'esercito e agente speciale dell'Fbi ed era stato incaricato di occuparsi del passaggio di consegne in un territorio assai delicato, quello della sicurezza nazionale.

In entrambi i casi, si parla genericamente di "purghe staliniane", ma da più parti si vocifera che dietro a entrambe le epurazioni ci sia lo zampino (ben nascosto) di Jared Kusher, marito di Ivanka Trump, la secondogenita del presidente.

Soprattutto nel caso di Christie, che in veste di procuratore fece condannare Kushner senior per evasione fiscale, contributi elettorali illeciti e intralcio alla giustizia

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