La Thailandia è governata via Skype da un leader 2.0

Il multimiliardario in esilio Thaksin Shinawatra di fatto fa il premier grazie a internet e lascia alla sorella solo il taglio dei nastri

A Bangkok il popolo delle camicie rosse inneggia al ritorno del miliardario Thaksin Shinawatra (Credits: Epa/Narong Sangnak)

Anna Mazzone

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Il multimiliardario thailandese Thaksin Shinawatra deve aver preso alla lettera i principi dell'home-working, il lavoro da casa, e grazie a internet governa il suo Paese dal dorato esilio che si è auto-imposto nel 2008. Ha decine di telefonini per parlare con ogni singolo funzionario del governo, e utilizza tutte le App a sua disposizione per prendere decisioni, organizzare l'amministrazione, assumere e licenziare il personale.

Thaksin Shinawatra ama la tecnologia e lo dimostra quotidianamente. Il suo è il primo governo al mondo in cui i consigli dei Ministri si tengono su Skype. Sua sorella Yingluck Shinawatra, formalmente ha vinto le ultime elezioni ed è lei, quindi a sedere alla testa del governo thailandese.

Ma, la verità è che a Bangkok non si muove foglia che Thaksin non voglia. Yingluck, 45enne rampante, si sgola per dire che in realtà è lei a tenere in mano le redini del Paese, ma praticamente non le crede nessuno.

Qualsiasi decisione importante viene presa solo dopo aver parlato con il fratello Thaksin, che gira il mondo con la sua flotta di jet privati e riceve i funzionari governativi o a Dubai o in hotel extra-lusso di Hong Kong, dove si reca più volte al mese. E il punto è che questa gestione, per così dire in modalità remota, sembra far bene al Paese.

Deposto nel 2006 con un golpe militare, Shinawatra ha sembre goduto del sostegno della maggioranza dei 65 milioni di cittadini thailandesi. Il tycoon delle comunicazioni asiatiche può contare su masse di fedelissimi, che non hanno esitato a scendere in piazza (e a morire) pur di riaverlo a casa. Un centinaio di persone sono morte durante gli scontri del 2010 che bloccarono le attività della Thailandia per molto tempo e costrinsero l'allora premier Abhisit Vejjajiva a fare un passo indietro.

La storia di Thaksin Shinawatra ha il sapore di un'epopea. Leader populista, viene accusato di arricchirsi personalmente lucrando sulle spalle del Paese e contro di lui i militari organizzao un colpo di Stato nel 2006. Lui nel frattempo è a New York, dove apprende le notizie dalla Thailandia. Rocambolescamente, fugge con la moglie a Londra, da dove annuncia di volersi ritirare dalla vita politica.

Bugia, perché torna in Thaliandia nel 2008, prima di recarsi alle Olimpiadi di Pechino. Ma, mentre assiste ai Giochi Olimpici, la Corte Suprema thailandese spicca un mandato d'arresto per sua moglie e suo genero, accusandoli di evasione fiscale. Da allora non mette più piede a Bangkok, ma non per questo si tiene fuori dalla politica, anzi.

E le nuove tecnologie gli danno una mano. Shinawatra è il perfetto esempio di leader 2.0. Non solo ama i social network e le loro varie applicazioni, ma le utilizza fattivamente per governare. Paradossalmente, la strana coppia di governo fratello-sorella sembra funzionare alla grande. Lei taglia i nastri e presenzia agli eventi di beneficenza. Lui decide le cose che contano tra un aereo e l'altro. E l'economia thailandese non è mai stata così florida da prima della rivoluzione delle camicie rosse.

Come lui al mondo c'è solo Hugo Chavez, anche se a un gradino più in basso. Il presidente venezuelano l'anno scorso ha dato prova di riuscire a governare anche dal letto dell'ospedale dell'Avana, a Cuba, dove tuttora sta combattendo contro il cancro. Durante la terapia Chavez era solito twittare i suoi desiderata, sapendo di essere seguito da quasi 4 milioni di follower. Adesso, però, il leader venezuelano non cinguetta dal 1 di novembre. La malattia lo ha completamente messo a terra, tanto da impedirgli di accedere al meraviglioso mondo dei social network.

A fare da contraltare a Shinawatra e Chavez invece c'è il presidente russo Vladimir Putin. Lo zar di Mosca non è uomo da cose "virtuali", ma preferisce l'approccio "reale. Il suo account twitter è un canarino senza voce e il suo sito, lanciato durante la campagna elettorale per le presienziali del 2012, viene aggiornato dal suo staff con quel poco che basta per far vedere di esserci ancora. Ma lui, Putin, da sempre preferisce la piazza e i discorsi fiume stile Fidel Castro.

Ne ha dato prova lo scorso dicembre, quando ha tenuto un incontro fiume con la stampa mondiale durato circa cinque ore. Alla faccia dei 140 caratteri di Twitter e dei pixel contingentati di Facebook.

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