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La svolta a destra della Polonia spaventa l'Europa

Dopo l'Ungheria, la Polonia: perché la vittoria dei partiti populisti a est comincia a essere preoccupante per i destini politici del vecchio continente

Kaczynski

Jaroslaw Kaczynski, vero vincitore delle elezioni polacche – Credits: JANEK SKARZYNSKI/AFP/Getty Images

 Per Lookout news

L’Unione Europea vede spostarsi a destra un altro pezzo del continente. La spinta anti-UE arriva questa volta dalla Polonia, dove domenica 25 ottobre si è votato per il rinnovo del parlamento. Ad aggiudicarsi la vittoria è stato il partito nazionalista di destra Diritto e Giustizia (Prawo i Sprawiedliwość), formazione euroscettica guidata dal candidato premier Beata Szydlo e diretta da dietro le quinte da Jaroslaw Aleksander Kaczyński, già primo ministro tra il 2006 e il 2007.

È un voto che scuote ulteriormente il precario assetto su cui l’UE poggia le proprie politiche comunitarie, e che già nel breve periodo potrebbe innescare nuove tensioni tra la NATO e la Russia. A differenza delle mosse dell’Ungheria del premier Viktor Orban, più propagandistiche che sostanziali, la virata nazionalista di Varsavia potrebbe infatti avere un doppio effetto destabilizzante per l’Europa. Anzitutto perché la destra al governo complicherà i rapporti tra Polonia e Germania, su cui pesano ancora oggi gli strascichi lasciati dall’occupazione nazista. Inoltre, perché i dissapori con Mosca rischiano di creare un altro fronte di tensione lungo i confini che l’Europa orientale condivide con la Russia, agitando lo spauracchio di un remake della crisi ucraina.

I numeri del voto
Diritto e Giustizia ha ottenuto quasi il 38% dei voti, più che sufficienti per conquistare oltre 230 seggi della camera bassa del parlamento e per avere i numeri per formare un governo autonomo. È la prima volta che un solo partito riesce a centrare questo obiettivo in Polonia dal 1989.

Sconfitta bruciante per il partito di governo uscente Piattaforma Civica e per l’ormai ex primo ministro Ewa Kopacz. Otto anni di crescita economica consecutivi, con un segno più del 3,5% che dovrebbe essere confermato anche nel 2016 e la disoccupazione in calo del 10%, non sono bastati al partito di centro per andare oltre il 23%. Piattaforma Civica paga principalmente per lo scandalo intercettazioni che nel 2014 ha travolto ministri importanti del suo governo e per una politica considerata troppo accomodante nei confronti di Bruxelles soprattutto sul tema dell’immigrazione.

Scompare invece il Fronte della Sinistra Unita di Barbara Nowacka, ostaggio dalla caduta del Muro di una progressiva perdita d’identità, che ha prodotto per questa tornata elettorale un mix disordinato di sigle (dai verdi ai comunisti, passando per radicali e socialisti) e una percentuale di voti inferiore all’8%, soglia minima da raggiungere per ottenere seggi in parlamento. Mentre, tra gli outsider, la sorpresa sono i risultati ottenuti da Polonia Moderna dell’ex rock star Pawel Kukiz e dal Partito dei Contadini Polacchi.

La vittoria della destra polacca
Il partito Diritto e Giustizia ha vinto le elezioni puntando su una campagna elettorale contraddistinta da messaggi populisti e da toni forti contro i diktat su economia e immigrazione imposti da Berlino e Bruxelles. Ha fatto leva sulla paura dell’“invasione dei migranti” in fuga dal Medio Oriente e Africa, promettendo una revisione al ribasso della quota di 7.000 richiedenti asilo accettata dal governo uscente su mediazione del presidente del Consiglio europeo, il polacco Donald Tusk.

 Ha promesso riforme a favore delle fasce più deboli della popolazione, a sostegno di società e imprenditori polacchi e in difesa della sovranità nazionale: maggiori investimenti per migliorare i servizi sociali, abbassamento dell’età pensionabile e nuove tasse su banche e imprese straniere che hanno spostato filiali in Polonia sfruttando il regime fiscale favorevole e i costi del lavoro più bassi.

 Ha portato avanti una battaglia mediatica a difesa dei valori della famiglia tradizionale e dei principi della Chiesa cattolica, respingendo le tendenze laiciste del precedente governo e opponendosi all’aborto e alla fecondazione in vitro. Infine, ha rivolto un messaggio forte alla NATO (di cui la Polonia è Paese membro dal 1999), garantendo un appoggio più deciso per contribuire al rafforzamento della presenza militare dell’Alleanza Atlantica lungo i confini che separano i Paesi dell’est Europa dalla Russia.

Kaczynski, l’“Orban polacco”
Questi temi sono stati cavalcati con uscite spesso oltre i limiti del politicamente corretto da Jaroslaw Kaczynski, fratello gemello dell’ex presidente Lech Kaczyński, morto in un incidente aereo a Smolensk, in Russia, nel 2010. L’“Orban polacco” - come Kaczyński è stato definito da parte della stampa internazionale - non ha risparmiato battute sprezzanti nei confronti dello strapotere economico e politico della Germania e verso i migranti “parassiti portatori di colera e dissenteria”, scegliendo però con abilità un volto neutro per il ruolo di candidato a primo ministro: Beata Szydlo, figlia di un minatore, è riuscita attrarre i voti degli elettori moderati dell’area di destra, anche se analisti e commentatori politici scommettono che, una volta insediato il nuovo governo, Kaczyński impiegherà poco tempo per mettere in ombra il nuovo premier.

 

Il futuro della Polonia nell’UE
La figura di Kaczyński, unita a quella del premier ungherese Viktor Orban, cementa nell’est dell’Europa una forza anti-UE di cui Bruxelles dovrà necessariamente tenere conto se vorrà tenere insieme i Paesi membri quantomeno sulla questione della gestione dei flussi migratori. Nonostante il 91% dei suoi cittadini si confessi europeista, e nonostante i 180 miliardi in finanziamenti che verranno versati fino al 2020 dall’UE, la Polonia si risveglia a destra. Segno che i soldi non bastano per colmare il vuoto programmatico e politico in cui si trova ancora impantanata l’Unione Europea.  

 

 

 

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