Esteri

La storia della no Tav che combatte con i curdi in Siria

Si chiama Maria Edgarda Marcucci, la 26enne romana che si unita ai Ypg, le milizie che lottano contro la Turchia

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Chiara Degl'Innocenti

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“Mi sono unita ai Ypg (le Unità di Difesa delle Donne nella Federazione della Siria del Nord) perché qui c’è la prova del fatto che non solo un altro sistema rispetto al capitalismo è possibile, ma già esiste. Qui tutti i giorni tantissime persone di diverse nazionalità, di diversa religione, cultura e origine contribuiscono a creare una società etica, libera, democratica”.

A parlare è Maria Edgarda Marcucci, la ragazza romana di 26 anni, conosciuta in Italia per la sua lotta al cantiere dell’Alta velocità in Valsusa e nei comitati anti-sfratto legati ai centri sociali di Torino e che ora, a Afrin, in Siria parla difendendo la scelta di essersi unita alle milizie curde.

In mimetica e con un kalashnikov impugnato nella sinistra non parla della violenza della guerra ma delle forze siriane democratiche, della difesa della libertà per cui tanti come lei si battono contro la Turchia, un nemico che sta cercando di mettere a tacere con la forza la società libera.

Anche lei si trova lì, nel cantone di Afrin (dove è stato girato il video pubblicato su YouTube e divulgato dal network antagonista Infoaut), all’estremo Nord della Siria che da due anni è la roccaforte dei guerriglieri curdi e delle unità di protezione del popolo curdo.


Gli altri italiani militanti Ypg

La storia di Maria Edgarda ricorda un po’ quella di Davide Grasso, il militante 36enne, anche lui attivista No Tav poi rientrato poi in Italia, o quella dei quindici connazionali impegnati nei contingenti Ypg.  

Lei, ricercata in Italia per gli scontri al cantiere Tav di Chiomonte, era fuggita da Torino mesi fa, dopo il noto appello del regista Paolo Virzì con cui la ragazza aveva lavorato come comparsa nel film Caterina va in città. Il video in cui la Marcucci compare vestita in mimetica potrebbe essere dello scorso gennaio, anche se è stato postato nel febbraio 2018, visti i bombardamenti ripresi. La voce è decisa, lo sguardo è sicuro: “Io non sono siriana. Ma questa battaglia è anche la mia e di tutte le persone che credono che un altro futuro sia possibile”.

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