La sfida tra Al Qaeda e Stato Islamico in Nord Africa

I leader dell'organizzazione di Al Zawahiri rinserrano i ranghi per contrastare l’avanzata dello Stato Islamico nel Maghreb

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Miliziani sunniti alleati con l'Isis a Ramadi – Credits: HAIDAR HAMDANI/AFP/Getty Images

Marta Pranzetti

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Per Lookout news

“Aprire un’ambasciata dello Stato Islamico in Algeria”. È con questo farneticante auspicio che Abdelfatah Hamadache è tornato a far parlare di sé in Algeria. Già noto per le sue posizioni estremiste e violente, l’ex militante del FIS (Fronte Islamico di Salvezza) che oggi si autoproclama a capo dei salafiti algerini, è intervenuto nei giorni scorsi nel corso di un programma radiofonico dell’emittente Echourrouk. In passato altre sue dichiarazioni avevano fatto scalpore nell’opinione pubblica algerina: dalla fatwa che accusava di apostasia il giornalista e scrittore algerino francofono Kamel Daoud, all’appello lanciato per chiudere tutti i luoghi di culto non musulmani in Algeria. Prediche oscurantiste che avevano già fatto il giro dei media.

 Dal fronte dei partiti islamisti interpellati dalla stampa algerina è arrivato un monito convinto contro le “pericolose affermazioni” di Hamadache. Di diverso parere l’opposizione che non solo critica la condotta inammissibile e le incitazioni alla violenza del “predicatore ciarlatano”, ma punta anche il dito contro il lassismo dello Stato nei suoi confronti, il che porterebbe a suppore una preoccupante connivenza da parte delle istituzioni.

 “Lasciare che qualcuno sostenga così apertamente un’organizzazione jihadista come quella dello Stato Islamico è un insulto all’impegno dei militari e delle forze di sicurezza algerini impegnati in prima fila nella lotta al terrorismo”, scrivono i quotidiani algerini facendo notare che, per dichiarazioni molto meno pericolose, esponenti dell’opposizione in passato sono stati accusati di “turbare la stabilità nazionale e l’ordine pubblico”. Finora nessun richiamo è stato invece presentato al predicatore islamista radicale algerino, neanche per la sua ultima uscita.

Lo stendardo di Al Qaeda in Africa
Più che Hamadache, a preoccupare le autorità di Algeri è un’informazione che in questi giorni è stata confermata dai servizi segreti algerini, secondo cui Abdelmalek Droukdel e Mokhtar Belmokhtar avrebbero stretto un accordo. Leader rispettivamente di Al Qaeda nel Maghreb islamico (AQIM) e di Katiba Al Moulaththamin, i due terroristi starebbero rinserrando i ranghi dopo la scissione che nel 2012 aveva fatto allontanare Belmokhtar da Al Murabitun, gruppo affiliato ad Al Qaeda.

 

Dobbiamo aprire un’ambasciata dello Stato Islamico in Algeria Abdelfatah Hamadache, ex leader del Fis algerino

La notizia conferma implicitamente anche che Belmokhtar non solo non è stato ucciso in un raid del Pentagono la settimana scorsa come affermato dal governo di Tobruk, ma che in quegli stessi giorni si trovava ad Adjabiya, dove da settimane i vertici di AQIM sono riuniti per ricompattare un fronte jihadista comune nel continente africano. È infatti sotto lo stendardo del “Consiglio della Shoura per il Jihad in Africa” che AQIM starebbe tentando di raccogliere l’adesione di diversi gruppi armati salafiti nordafricani per contrastare lo Stato Islamico.

 Secodno le informazioni ottenute dal quotidiano algerino El Watan, farebbero parte di questa coalizione alcuni gruppi armati libici attivi in Cirenaica (oltre ad Ansar Al-Sharia, anche gli islamisti rivoluzionari di Ajdabiya e Sirte) e i combattenti di Al Murabitun e di Al Moulaththamin. Sempre secondo El Watan, lo stesso Belmokhtar si sarebbe recato già due volte a Sirte per incontrare i vertici di Al Qaeda e garantire loro il suo appoggio.

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