Esteri

La radio clandestina che sfida l'Isis

Si chiama Alghad Fm, e per i cittadini di Mosul, ostaggio degli integralisti islamici, è l'unico contatto con il mondo libero

Le armi dei Peshmerga curdi in Iraq

di Sara Manisera

L’ufficio di Mohammed Al-Musalli è al primo piano di una villetta residenziale in un’area sorvegliata da vigilanti 24 su 24.  Prima di iniziare a parlare, Mohammed è teso: lo si nota da come muove nervosamente le mani. Si sfila l’anello dall’anulare destro e si raccomanda di non scattare foto né al suo viso, né ai palazzi di questa località del Kurdistan iracheno, che chiede di non nominare. "Gli uomini dello Stato Islamico potrebbero individuare la zona e non possiamo correre il rischio" esclama. Mohammed, 28 anni, è uno dei fondatori e manager di Alghad Fm, la prima stazione radio che diffonde musica e programmi di approfondimento culturale all’interno di Mosul roccaforte dello Stato islamicoo, grazie a dei trasmettitori installati segretamente sul fronte.

 Da poco è stato inaugurato un nuovo studio radiofonico ed è solo dopo una breve visita alla struttura che la tensione si scioglie. "Sono musulmano sunnita, di Mosul. Ero lì quando lo Stato islamico è entrato in città durante l’estate 2014. Sono riuscito a scappare con la mia famiglia, ma abbiamo perso tutto" racconta il giovane. "Dopo l’arrivo di Daesh (dispregiativo per indicare lo Stato islamico, ndr) era impossibile mantenere un contatto con chi era rimasto assediato all’interno, così ho pensato che una radio potesse essere l’unica soluzione per comunicare con la mia gente".
Grazie al supporto logistico del governatorato curdo e dei Peshmerga - le forze armate della regione autonoma irachena - a marzo 2015 i fondatori sono riusciti a collocare le prime due antenne trasmittenti lungo le linee del fronte, in direzione di Mosul, per irradiare il segnale Fm della loro stazione radio. "La sfida più difficile e rischiosa è stata proprio raggiungere quelle zone, di notte, senza essere intercettati" spiega il manager, seduto alla sua scrivania davanti a un computer di ultima generazione.
I membri dello Stato islamico non possono raggiungere le antenne, localizzate in postazioni che non appartengono ai territori sotto il loro controllo, ma la reazione non si è fatta attendere. Dopo una settimana il gruppo fondamentalista ha proibito la vendita di radio e ha iniziato a sovrapporsi alla frequenza di Alghad Fm attraverso un’altra antenna posizionata all’interno della città, impedendo così l’ascolto dei programmi. Nemmeno gli ideatori di Alghad Fm, però, si sono arresi. Dopo pochi mesi, sono riusciti a ritornare sul fronte e a installare altre trasmittenti in differenti aree, per avere più frequenze a disposizione.
"Ancora oggi l’Isis ne blocca una, ma noi abbiamo occupato tutti i segnali delle loro stazioni radio" racconta Mohammed, accennando un sorriso. È ben consapevole di come l’uso astuto della tecnologia sia stata l’arma decisiva.
Alghad Fm trasmette 24 su 24, sette giorni su sette, senza interruzioni. I programmi affrontano argomenti di tutti i tipi: attualità, salute, persino sport e cibo. La trasmissione Io sono cittadino va in onda accanto al karaoke e alla poesia. Non manca il "microfono aperto": gli ascoltatori sono invitati a chiamare e a parlare di un argomento scelto a seconda di ciò che sta accadendo dentro Mosul. "Se scopriamo che l’Isis ha introdotto una nuova regola, ne parliamo e permettiamo ai cittadini di sfogarsi" riassume Mohammed.
La stazione radio è diventata quindi uno spazio dove i cittadini di Mosul possono interagire e parlare liberamente dei loro problemi, di quello che accade all’interno e di ciò che desiderano per il futuro. "Riceviamo moltissime telefonate, soprattutto da donne che raccontano com’è la vita quotidiana. Credo abbiano meno paura che si riconosca la voce" spiega il manager. "Spesso anche membri dello Stato islamico ci chiamano» rivela. «All’inizio sembra una chiamata normale, poi iniziano a minacciarci e dire che sanno dove ci troviamo e che ci ammazzeranno. Altri, invece, sono gentili e cercano di ribattere alle tesi di studiosi dell’Islam ospitati nei nostri programmi".
Una volta alla settimana la radio invita infatti esperti a parlare dell’Islam e delle differenti dottrine, utilizzando un linguaggio accessibile a tutti gli ascoltatori. "Uno dei nostri doveri è aiutare le persone a recuperare la propria normalità perché Daesh non è normalità" chiarisce il fondatore di Alghad Fm. "Cerchiamo di farlo spiegando che ciò che propone lo Stato islamico è solo un inganno".
La radio punta insomma a essere una piattaforma comunitaria d’informazione e di approfondimento: uno strumento che permetta a chi è ancora prigioniero, all’interno di Mosul, di avere un contatto con l’esterno. Non solo. Benché l’emittente trasmetta solo nella roccaforte dello Stato islamico e nelle aree limitrofe, i presentatori ricevono numerose telefonate anche dall’Europa, dalla Turchia e dagli Stati Uniti.
«Abbiamo un programma condotto da una cantante di Mosul molto famosa. Lo trasmettiamo simultaneamente anche sulla nostra pagina Facebook» riprende Mohammed. "In quello spazio molte persone di Mosul fuggite all’estero, che hanno ancora famigliari intrappolati, chiamano la radio così che le famiglie possano ascoltarli".
Secondo le stime della Croce Rossa Internazionale, sono circa due milioni le persone bloccate in città. Per loro Alghad Fm è diventata la chiave per rompere l’assedio e l’isolamento, ma soprattutto un modello di resistenza: un tentativo di stimolare l’opinione pubblica sul futuro di Mosul e su quello che avverrà dopo la liberazione.
"Se ho scelto di restare è anche perché è nostro dovere fare tutto il possibile per far tornare Mosul la città di prima, dove tutte le comunità religiose convivevano nello stesso territorio" conclude il manager. Oggi le minoranze – assiri cristiani, turcomani, ezidi, sciiti - sono sparite ma con esse anche 2 mila musulmani sunniti, barbaramente uccisi, solo negli ultimi sei mesi, dagli esponenti del gruppo fondamentalista. Parlare di futuro sarà possibile solo se tutte le comunità saranno protette e invece della vendetta verranno poste le basi per ricominciare a vivere in pace. Questa è la missione di Mohammed e della sua radio.

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