Esteri

La morte di Santoso, la primula rossa della Jihad indonesiana

Il più ricercato terrorista del Paese sarebbe stato ucciso in una sparatoria nella foresta di Poso dove si nascondeva dal 2014

Santoso

Santoso, nella foresta di Poso dove si nascondeva – Credits: YOUTUBE

Non c'è ancora una conferma ufficiale, per avere la quale bisogna attendere gli esami del Dna sui resti del corpo ritrovato dopo una sparatoria con la polizia avvenuta domenica mattina a Poso, nell'area Central Sulawesi in Indonesia. Eppure pare ormai quasi certo che Abu Wardah, il terrorista più ricercato dell'Indonesia noto con il nome di battaglia di Santoso, è stato ucciso dalla polizia insieme due compagni d'armi.

Per il più grande Paese musulmano del mondo, con i suoi 250 milioni di abitanti quasi tutti islamici, sarebbe una notizia di grande portata per inquadrare la quale occorrerà però capire quali siano gli effetti di medio-periodo della decapitazione della leadership del movimento jihadista, numericamente irrilevante ma in grado negli ultimi mesi - con pochi militanti - di portare il terrore anche a Giacarta, dove nel gennaio 2016 i miliziani presero di mira sette diversi luoghi simbolo della capitale, tra cui Starbucks, nel centro della città.

Fu, quell'attentato a Giacarta, l'ultimo grande attentato terrorista che colpì la capitale,  dopo il duplice attentato che fece 8 vittime e 50 feriti contro gli hotel Marriott e Ritz nel 2009.


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La polizia porta via il corpo di un militante jihadista dopo la sparatoria avvenuta a Poso, dove è stato ucciso Santoso – Credits: OLAGONDRONK/AFP/Getty Images

Leader incontrastato dei Mujaheddin Indonesia Timur, un gruppo radicale islamico recentemente affiliatosi allo Stato islamico e nato dalla dissoluzione di Jumā’a Islāmiyya, una sorta di Al-Qā’ida dell’Asia sud-orientale fondata nel 1993  da Abdullah Sungkar e Abu Bakar Bashir, Santoso si nascondeva da anni nelle foreste di Poso, dove la polizia e l'esercito gli dava incessantemente la caccia.

Rimangono in Indonesia però decine di piccole cellule e centinaia di militanti - spesso in guerra tra loro - che  hanno atteso per anni dopo la disarticolazione della rete di Al-Qā’ida dell’Asia sud-orientale una nuova organizzazione-madre, quale poteva essere (e ambiva a essere) il gruppo di Santoso, che negli ultimi tempi ha ricevuto secondo l'intelligence indonesiana  soldi (molti) e know how per rilanciare il vecchio sogno del Califfato indonesiano. 

A preoccupare l'intelligence, in un Paese con grandi fasce della popolazione che vivono nella povertà  dove l'Islam è tradizionamente moderato, è soprattutto la promessa di forti compensi da parte degli uomini del Califfato, molto superiore agli stipendi per qualsiavoglia indonesiano. L'alleanza stretta tra Santoso e l'organizzazione di Al Baghdadi nel 2014 aveva garantito denaro per la clandestinità e una visibilità  che il gruppo terrorista, pur braccato dall'esercito e dalla polizia, non aveva mai raggiunto prima.

L'operazione che avrebbe consentito all'esercito di uccidere Santoso ha coinvolto per mesi 3500 soldati nell'area montagnosa dove si nascondeva Santoso con il suo gruppo, ritenuto responsabile di aver addestrato nella foresta i combattenti uighuri provenienti dalla Cina diretti in Medioriente e aver consolidato rapporti molto stretti con la nebulosa jihadista nelle Filippine.

L'operazione Tinombala è la continuazione dell'operazione Camar Maleo, iniziata nel 2015. Non è ancora chiaro, dopo la decapitazione della leadership, che cosa accadrà con le centinaia e migliaia di militanti jihadisti alla ricerca di un'organizzazione in grado di fornire protezione e di raccogliere il denato sufficiente per realizzare gli attentati.




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