La liberazione di Woodfox, l'ultimo dei "tre dell'Angola"

Dopo 43 anni in isolamento in Lousiana, per di più da innocente, era diventato il simbolo della segregazione razzista delle carceri americane

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Alberto Woodfox è tornato libero dopo 43 anni di carcere – Credits: LOUSIANA

È tornato libero, dopo aver passato 43 anni in isolamento in una minuscola cella di un carcere della Lousiana, Albert Woodfox, uno dei 3 dell'Angola, prima condannato per l'omicidio durante una rivolta  carceraria della guardia Brent Miller nel 1972 e infine completamente scagionato in appello, da due tribunali, per non aver commesso il fatto. Perché le condanne erano avvenute, come aveva segnalato la stessa Amnesty international, sulla base di prove indiziarie e sulla base di un evidente pregiudizio e razziale. L'uomo - come gli altri due suoi compagni - si era sempre proclamato innocente.

La sua storia si intreccia con quella delle Black Panter, il movimento armato dei neri americani che negli anni 70 aveva dato il via a una serie di proteste e rivolte, in piazza e nelle carceri, che scatenarono una dura repressione poliziesca e giudiziaria contro i movimenti degli afroamericani. Con Robert Hillary King ed Herman Wallace, anche loro di pelle nera, anche loro condannati a un isolamento ventennale in celle di due metri per tre venne, Woodfox   divenne nel 1997, sull'onda di una grande mobilitazione dell'opinione pubblica, il detenuto che simboleggiava più di ogni altro lo scandalo della segregazione carceraria e razzista che potevano subire i neri americani sospettati di avere avuto simpatie per le Pantere Nere. I processi ai tre sono tutti risultati, alla luce di quanto successivamente emerso, impostati sul pregiudizio razziale e politico. Anche questi sono gli Stati Uniti.


CHI SONO I TRE DELL'ANGOLA

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