Esteri

La guerra a distanza tra Usa e Corea del Nord: i momenti-chiave

Mesi di minacce, dimostrazioni di forza, insulti tra i leader dei due Paesi, oggi alla vigilia di uno storico incontro

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Luciano Lombardi

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L'avvio del programma nucleare di Pyongyang risale a quasi 40 anni fa e giunge a un suo momento di svolta nel 2003 quando il regime annuncia il ritiro formale dal trattato di non proliferazione e due anni più tardi dichiara di essere in possesso di armi nucleari.

I primi test risalgono al 2006, con l'esplosione di una bomba al plutonio in un sito sotterraneo.

In seguito alla vicenda si registra la prima reazione di un certo peso da parte degli Stati Uniti che sospendono tutti gli aiuti umanitari ed energetici attivati durante gli anni del dialogo precedenti il primo test.

Nel 2009, una nuova minaccia: la Corea del Nord si rivolge agli ?alleati capitalisti? Usa e Sud Corea dichiarando la riapertura degli impianti nucleari.

Nel maggio di quell'anno esplode un altro ordigno sottoterra, questa volta di potenza quasi doppia rispetto al test di tre anni prima, a cui fanno seguito diverse sperimentazioni con missili a corto raggio.

Contestualmente, dichiara di non voler più riconoscere i confini nati nel 1953 con la fine della Guerra di Corea.

L'eredità di Kim Jong-un

L'escalation raggiunge un momento-chiave nel 2011, quando Kim Jong-un, terzogenito del ?Caro Leader? e suo successore annuncia un nuovo avanzamento del programma missilistico a lungo raggio, in grado di colpire anche il territorio degli Stati Uniti.

L'anno dopo, in seguito all'intensificazione dei rapporti Washington-Seul, Kim Jong-un non rinuncia alla proliferazione. E risponde con nuove minacce.

A dicembre, il lancio di un nuovo satellite secondo gli osservatori ha alle spalle un mix di intenti tra dimostrazione di forza verso l'esterno e il tentativo per consolidare la leadership all'interno.

Il 2013 comincia con l'incrinatura dei rapporti tra Pyongyang e Beijing. La Cina non si fida più dell'alleato e inasprisce ulteriormente le sanzioni nei suoi confronti.

Gli Usa verso tolleranza zero

Torna a farsi viva l'incognita nucleare con una nuova tranche di operazioni militari lungo il 38esimo parallelo. La pazienza degli Stati Uniti si assottiglia sempre di più.

Nelle successive settimane, Kim Jong-un intensifica la minaccia di una guerra nucleare contro gli Stati Uniti, e Anonymous comincia la guerra cibernetica contro la Corea del Nord.

L'operazione #opNorthKorea si pone l'ambizioso obiettivo di portare la democrazia a Pyongyang, ma per ora si limita a mandare in tilt account Twitter e a rubare password.

Dietro le quinte del clima di tensione con gli Usa, la Cina e anche la Russia, si manifestano interessi economici in gioco sempre più importanti.

Per qualche mese, la presenza mediatica di Kim si interrompe bruscamente e occorre attendere fino al novembre del 2014 per rivederlo in azione. Come? Con un nuovo test atomico, ovviamente, conseguente all'approvazione della risoluzione Onu che minaccia di produrre nuove sanzioni contro il suo regime.

La vicenda arriva al parossismo quando, qualche mese dopo, viene alla luce l'ultima follia del regime di Pyongyang: minaccia di punire con le bombe l'ufficio Onu a Seul.

Corea del Sud e Stati Uniti: il doppio obiettivo di Pyongyang

Per tutto il 2015 le intelligence di tutto il mondo rivelano che il dittatore nordcoreano sta continuando a rafforzare le sue capacità belliche e che sia ormai imminente il lancio di missili a corto raggio su Seul.

Sul primo fronte, quello a lunga gittata che avrebbe come target gli Usa, sembra che l'industria bellica nordcoreana abbia sfornato un razzo in grado di colpire obiettivi a 12mila km di distanza e che sia stato riavviato l'impianto nucleare di Yongbyon, capace di produrre il combustibile per gli ordigni atomici.

E' poi la volta della fantomatica bomba a idrogeno che Kim in persona dichiara di avere nel suo arsenale e che, per quanto spinga gli esperti a denunciare più di qualche dubbio, spinge l'Onu a votare ulteriori, nuove sanzioni.

Il 6 gennaio del 2016, infatti, la Corea effettua un nuovo test, in violazione delle risoluzioni del Consiglio generale delll'Onu.

Un mese dopo, la risposta non tarda ad arrivare: il Pentagono ?spedisce? quattro superjet F-22 stealth alla base di Osan a Pyeongtaek, in Corea del Sud.

Tra febbraio e marzo il regime si rende protagonista di una serie di nuovi lanci, tra cui un razzo a lunga gittata per mandare in orbita un satellite di osservazione terrestre che in realtà maschererebbe un test di tecnologia balistica militare, e sei nuovi missili nel Mar del Giappone.

In reazione, l'alleanza Usa-Corea del Sud schiera 320 mila soldati a esercitarsi davanti ai suoi confini.

Donald Trump fa il suo ingresso in scena

Tuttavia, è all'indomani dall'insediamento di Donald Trump che i rapporti tra i due Paesi raggiungono un punto di non ritorno.

Il neo-presidente mostra sempre di più i muscoli e negli ambienti dei servizi circola voce che sia gli Usa che la Corea del Sud sarebbero pronti a far giustiziare il dittatore.

Agli inzi del 2017 Kim Jong-un annuncia di aver pronto un ?regalo? per gli ?amici? americani: un missile Icbm in tempo per il 4 di luglio.

Trump e Seul reagiscono con un lancio dimostrativo di razzi. E non di più, poiché - avverte il Pentagono - in caso di conflitto, considerando che la Corea del Nord potrebbe arrivare con i suoi missili fino a Los Angeles, il bilancio delle vittime civili sarebbe disastroso.

I toni tra Trump e Jong-un continuano ad alzarsi e i due si danno, vicendevolmente, del pazzo. Intanto il presidente Usa ordina l'invio di navi da guerra verso le Corea del Nord.

Pyongyang è pronta ad andare alla guerra e a usare il suo arsenale nucleare contro gli Usa se necessario.

La tensione è alle stelle e il vice ministro degli esteri nord-coreano, Hang Song Ryol dichiara che Pyongyang è pronta a una risposta militare: "Se loro vogliono andremo alla guerra". Ha aggiunto. Il vice ministro ha definito "spericolate" le manovre militari Usa e ha concluso dicendo che la Corea "ha un potente deterrente nucleare e certamente non resterà con le mani in mano di fronte a un attacco preventivo da parte americana".

Gli Stati Uniti non rispondono alla provocazione e, anzi, dichiarano di voler perseguire la politica della cosiddetta "pazienza strategica?.

Tra aprile e maggio il clima si surriscalda e a scatenare un nuovo scontro frontale è l'arresto di un cittadino americano a Pyongyang, che è andato ad aggiungersi all'ennesimo rifiuto del governo di Kim Jong-un di abbandonare il suo programma missilistico nucleare.

Dopodiché, lo studente americano rilasciato dalla Corea del Nord - dopo 17 mesi - in stato di coma con un trauma al cervello muore e le relazioni con i due Paesi sono tese come non mai.

Kim Jong-un, attraverso il giornale nordcoreano Rodong Sinmum, organo ufficiale del partito unico al potere, dà a Trump dello ?psicopatico? e dichiara che, a suo parere, ricorrerà a un attacco su Pyongyang per distogliere l'attenzione dai suoi problemi politici interni.

Ad agosto, i satelliti spia americani accertano che la Corea del Nord ha caricato due missili anti-nave su un vascello di pattugliamento sulla costa orientale e scoprono l'esistenza di una nuova categoria di testate nucleari ?miniaturizzate?.

E poi una minaccia: quella di lanciare missili nelle acque dell'isola americana di Guam, che dista 3.400 km da Pyongyang, seguita - pochi giorni più tardi - dalla diffusione delle foto del nuovo missile balistico intercontinentale (Icbm) su cui starebbe lavorando. Ovvero, l'arma più potente mai progettata prima.

Scambio di insulti

I due leader si scambiano nuovamente affettuosità: a settembre, scrive Trump su Twitter: ?Kim Jong-un, che è chiaramente un pazzo a cui non interessa affamare o uccidere il proprio popolo, verrà messo alla prova coma mai prima".

Intanto, da Pyongyang giunge la notizia che il leader nordcoreano potrebbe far esplodere una bomba all'idrogeno nel Pacifico in risposta al presidente Donald Trump, che ha minacciato di "distruggere completamente" la Corea del Nord se non rinuncerà al suo programma nucleare.

Parlando in prima persona, Kim dà a Trump del "folle", "non adatto a governare", "a cui piace giocare con il fuoco". "Pagherà caro", ha avvertito Kim.

Subito dopo, tra le scintille, il ministro degli esteri nordcoreano Ri Yong Ho afferma: "La carta delle Nazioni Unite sancisce il diritto all'autodifesa degli stati membri e, visto che gli Usa hanno dichiarato guerra al nostro Paese, noi abbiamo il diritto di rispondere e di abbattere i caccia americani anche se non sono ancora all'interno dei nostri confini. Tutte le opzioni sono sul tavolo".

A novembre, il Pentagono, chiamato in causa da una lettera di due esponenti democratici del Congresso, riflette sull'eventualità di un'invasione di terra per neutralizzare il programma nucleare nordcoreano.

E, subito dopo, a distanza di nove anni, gli Stati Uniti inseriscono la Corea del Nord nella lista nera degli Stati sponsor del terrorismo. La quale risponde lanciando un altro missile balistico intercontinentale Icbm (intercontinental ballistic missil) verso il Giappone, che atterra a est delle isole nipponiche.

In risposta, Stati Uniti, Corea del Sud e Giappone riprendono le esercitazioni militari lungo le coste che si affacciano sulla Nordcorea

Si allunga, nel frattempo la lista di appellativi che i due si scambiano. Le new entry, pronunciate da Trump sono ?cagnolino malato? e ?piccolo uomo missile?.

Quelli a cavallo tra questo e lo scorso anno sono mesi di tragua e dialoghi tra le due Coree per la partecipazioni alle Olimpiadi invernali di PyeongChang e dell'incontro tra i leader dei rispettivi governi.

Fino alla notizia di ieri. Il resto è tutto da scrivere.

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