Nella notte tra sabato 11 luglio e domenica Joaquin "Chapo" Guzman ha impiegato dodici secondi per lasciare la cella e iniziare una fuga grazie alla quale è riuscito ad evadere dal carcere messicano di massima sicurezza dell'Altiplano. Secondo stime diffuse oggi, il 'boss' del cartello della droga di Sinaloa ci ha messo altri pochi minuti per percorrere i 1.500 metri del tunnel al centro della sua spettacolare fuga.

Messico, la leggenda di Joaquin “El Chapo” Guzman

Ma - precisano le autorità messicane- i responsabili della sicurezza hanno avuto bisogno di 30 minuti per dare l'allerta di quella che i media locali definiscono "la fuga del secolo". Il Chapo è stato visto all'interno della sua cella (la numero 20 del corridoio 2 del padiglione speciale del carcere) alle 20,52 tramite due telecamere della sorveglianza. Nelle immagini diffuse, Guzman va dal suo letto fino all'area delle docce, un punto "cieco", non raggiunto cioé dalle camere tv.


Poco prima di sparire, e di aver messo delle scarpe sportive, si dirige appunto verso la zona dove generalmente faceva la doccia e dove si china per terra, per poi scomparire.

I media messicani sottolineano che nel mirino della Dea ci sono in queste ore almeno tre dei nove figli di Guzman (Ivan, Jesus e Ovidio): i tre, precisano i media, sono accusati di essere vincolati al narcotraffico e al riciclaggio. Sulla dinamica della fuga è stato inoltre riferito che il 'Chapo' portava un braccialetto elettronico anti-fuga, che evidentemente non ha funzionato. Il quotidiano Excelsior afferma inoltre che probabilmente i complici del boss hanno utilizzato uccelli per verificare la presenza di gas pericolosi all'interno del tunnel.

Messaggi twitter

Al centro dell'attenzione dell'opinione pubblica ci sono i tweet scritti in questi giorni - precisano i media - proprio dai figli di Guzman, con commenti tipo "Tutto succede a chi sa aspettare". Intanto, saltano le teste della sicurezza messicana: a dover lasciare il posto è stato tra gli altri Ramon Pequeno, fino ad oggi alla guida dell'intelligence della polizia nazionale.

Chi è l'evaso

Guzman era rimasto in clandestinità per tredici anni, fino all'arresto operato dalla Marina messicana nel febbraio del 2014.

Il Cartello di Sinaloa è tra i più sanguinari tra quelli che combattono la guerra della droga in Messico. Il regno di Guzman era esteso negli Stati Uniti, in Canada, in Australia e in Europa. La sua organizzazione è stata la prima con una struttura criminale-imprenditoriale. E la prima a gestire direttamente la raccolta, il traffico e la distribuzione della cocaina, della metanfetamina e della marijuana che dal Sud e dal Centro America sbarca nei mercati di tutto il mondo. 

El Chapo  è stato il primo a scardinare il monopolio dei narcos colombiani e a impadronirsi del traffico di droga che viaggia sulle rotte americane. Ha un patrimonio che si aggira intorno al miliardo di dollari. E un curriculum criminale senza pari, avendo ucciso, nel corso della sua trentennale carriera criminale, per sua stessa ammissione, due o tremila persone appartenenti per lo più alle bande rivali.

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