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La faida della yakuza complica i piani del governo nipponico

Alla scissione mafiosa nella Yamaguchi-gumi, potrebbe seguire una nuova guerra tra bande. Un rischio che Tokyo non può correre

YAKUZA

Kenichi Shinoda, il boss della Yamaguchi-gumi – Credits: JIJI PRESS/AFP/Getty Images

Per Lookout news

La difesa dalle aggressioni cinesi nel Pacifico e l’aumento delle capacità offensive verso l’esterno non sono gli unici obiettivi del riassetto dei servizi di intelligence giapponesi. Il governo di Tokyo sta infatti destinando fondi e risorse anche al controllo delle criticità interne, che rimandano principalmente alla recente scissione avvenuta all’interno della Yamaguchi-gumi, la più grande e ricca associazione della Yakuza (la criminalità organizzata giapponese) guidata dal kumicho (boss supremo) Shinobu Tsukasa e dal leader operativo Kenichi Shinoda: oltre 23mila affiliati e un fatturato annuo di circa 70 miliardi di euro.

 A fine agosto, nel corso di una riunione tra i capi clan nel quartier generale di Kobe (città portuale situata nella parte occidentale del Giappone), 13 gruppi hanno lasciato l’associazione passando agli ordini di Kunio Inoue e Osamu Teraoka, rispettivamente boss della Yamaken-gumi e della Kyoyu-kai. La loro base principale potrebbe essere istituita a Nagoya, la quarta città più grande del Paese situata nella regione di Chubu nell’isola di Honshu.

 Gli occhi del Koanchosacho (noto anche come Public Security Intelligence Agency, PSIA), agenzia responsabile del controspionaggio, dell’antiterrorismo e del coordinamento delle operazioni di polizia interna, sono puntati sui primi passi della nuova organizzazione. Alla diaspora di almeno 2-3 mila affiliati dalla Yamaguchi-gumi, potrebbe far seguito una violenta guerra tra bande per il controllo dei traffici illeciti e del racket. Un episodio già accaduto nel 1984, quando una scissione interna al gruppo provocò scontri e regolamenti di conti in cui persero la vita oltre 25 persone.

 “Alcuni osservatori - scrive Marco Zappa su China Files - ritengono che un nuovo ricorso alla violenza potrebbe ritorcersi contro gli stessi interessi delle associazioni mafiose. L’attuale legge contro il crimine organizzato del 1991 individua, ma non dichiara illegali, i boryoku-dan (letteralmente “gruppi violenti”) e interviene a sanzionare alcuni crimini come l’estorsione, l’intimidazione o la frode […] In caso di guerra tra bande, però, la morsa sul crimine organizzato avviata nel 2009 dall’Agenzia nazionale di polizia con l’arresto di alcuni dei più importanti boss del paese potrebbe stringersi ulteriormente. Potrebbe essere la fine dello stato di semi-legalità di cui i clan hanno goduto nel dopoguerra e che ha permesso loro non solo di arricchirsi grazie al racket, al traffico di droga e di essere umani; ma anche di stringere rapporti con la politica e l’imprenditoria”.

 Il governo nipponico non intende comunque correre rischi, soprattutto in vista dei Giochi Olimpici del 2020. Il Koanchosacho è in contatto anche con i servizi segreti stranieri di Cina e Italia. Le triadi cinesi e la mafia italiana da sempre condividono affari con la Yamaguchi-gumi. E adesso potrebbero avere un ruolo determinante nei nuovi equilibri criminali che si verranno a creare in Giappone.

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