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La doppia minaccia di Trump: prima Comey poi la stampa

Il tycoon sempre più in difficoltà per il Russiagate si scaglia con l'ex capo dell'Fbi e poi ipotizza di cancellare le conferenze stampa alla Casa Bianca

Trump

Luciano Lombardi

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Con le solite "manate" su Twitter Donald Trump ha gettato altra benzina sul fuoco del Russiagate. Prima si è scagliato contro James Comey, poi con i giornalisti. Ma andiamo per ordine.

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In un primo tweet ha lanciato una fatwa contro il direttore dell'Fbi appena "decollato" (nel senso più letterale del termine): "Farebbe bene a sperare che non esistano 'registrazioni' delle nostre conversazioni prima che cominci a fare delle rivelazioni alla stampa", ha scritto, con un chiaro riferimento al contenuto dell'intervista rilasciata nei giorni scorsi all'Nbc, nella quale aveva dichiarato di aver avuto tre conversazioni con Comey (due telefoniche e una dal vivo), durante le quali gli aveva chiesto se fosse finito nel mirino delle indigini che il bureau sta conducendo sul Russiagate ricevendo in risposta un "no".

Neppure il tempo di appoggiare la penna ed ecco che parte un'altra stilettata, nel solito stile così sobrio e pacato, questa volta in direzione della stampa: "Per avere maggiore accuratezza da voi, forse la cosa migliore sarebbe cancellare i futuri press briefing e inviare le risposte scritte".

A spingere Trump a una reazione così sopra le righe sono state le polemiche indirizzate alla vice portavoce della Casa Bianca, Sarah Sanders Huckabee, additata per aver fornito una ricostruzione del licenziamento di Comey non adeguatamente accurata.

Non è la prima volta che Trump entra in conflitto con i media né che cerca di cambiare lo status quo dell'accesso alle informazioni che riguardano la Casa Bianca: a inizio anno, aveva affermato di voler limitare l'accesso alla conferenza stampa soltanto a determinate testate.

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