Chiara Degl'Innocenti

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"Lasciamo le strade e i posti di lavoro vuoti. Facciamo pressione sul governo affinché rispetti la Costituzione e il nostro diritto di decidere", questo l'ultimo appello che proviene dal Venezuela, in particolare dalla costa a est della capitale Caracas, dove il governatore è il leader dell’opposizione Henrique Capriles sta portando da giorni in piazza migliaia di persone.

Il Venezuela è un Paese allo stremo. Secondo l'Fmi (Fondo Monetario Internazionale) quest'anno l'inflazione fuori controllo ha raggiunto il 475% e nel 2017, ormai alle porte, potrebbe esplodere al 1.660%.

In teoria il Venezuela dovrebbe essere almeno moderatamente prospero in fatto di petrolio. Invece, qui sta la contrazione dell'economia di questo Paese che è il secondo con più alto tasso di omicidi, inflazione e carenza di cibo e medicine, tutte condizioni che hanno spinto milioni di persone sull'orlo del baratro. 

Così questa crisi annunciata da tempo e dovuta appunto, in gran parte, al crollo del prezzo del greggio ha portato agli scontri durissimi delle ultime settimane che hanno visto arresti, feriti e un poliziotto ucciso. Le persone protestano contro il presidente socialista Nicolas Maduro (al potere dal 2013 dopo la morte di Hugo Chávez e il cui mandato si conclude nel 2019) e la decisione presa della Commissione elettorale nazionale di sospendere il referendum del 23 ottobre scorso che avrebbe potuto rimuovere dal potere il capo del governo. 

Il Parlamento è dalla parte dei cittadini, ma non facilmente potrà cacciare Maduro appoggiato dall'esercito e accusato dalle opposizioni di avere legami con diversi stati stranieri, tra cui gli Stati Uniti. 

E c'è grande attesa per oggi, 28 novembre, giorno dello sciopero generale in cui l'opposizione di centro-destra cerca di liberarsi del governo che ha fatto un debolissimo tentativo di risolvere la situazione aumentando del 40% il salario minimo, salito a 140 dollari al mese. Certo, un aumento significativo, ma solo in apparenza a causa proprio dell'inflazione così alta.

Contro lo sciopero, che durerà fino alle 18 locali (mezzanotte in Italia), il ministro della Difesa Vladimir Padrino Lopez ha detto che non saranno permessi cospirazioni e blocchi del lavoro, tanto che ha minacciato di far occupare dall'esercito e dai lavoratori le aziende che prenderanno parte alle manifestazioni e tenteranno di favorire la strategia dell'opposizione. 

Un'opposizione pronta a marciare anche verso il palazzo presidenziale per rimuovere il regime. E la data c'è già, quella del 3 novembre.

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