La caccia alle streghe va di moda in tutto il mondo

Dall'Africa all'India passando per l'Arabia Saudita, sono centinaia  le persone uccise ogni anno per stregoneria. E Londra teme che il fenomeno si estenda anche all'Europa

Sudafrica. Donne e bambini si bagnano in un ruscello considerato sacro perché sconfigge le forze del male (Credits: Epa/Kim Ludbrook)

Anna Mazzone

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Torturate e brutalmente uccise per stregoneria. Le due donne anziane che hanno perso la vita in Papua Nuova Guinea sono solo le ultime di una lunga scia di sangue in tutto il mondo. Esorcismi, possessioni, riti tribali, in Africa e non solo la caccia alle streghe oggi è tornata di moda e il boia entra in azione con una ferocia senza pari.

Qualche giorno fa, sempre in Papua Nuova Guinea, sei persone, un uomo e cinque donne, sono state torturate, picchiate e sottoposte a feroci coercizioni fisiche e psicologiche nella parte orientale del Paese. L'accusa anche contro di loro era di stregoneria.

A essere colpite sono soprattutto le donne e i bambini. Anelli deboli di società che ancora vivono secondo i dettami di credenze basate sullo spiritismo. Sempre in Nuova Guinea ai primi di febbraio una ragazza di 20 anni è stata accusata di atti di stregoneria contro un bambino morto per malattia.

La ventenne è stata spogliata davanti a una folla inferocita, cosparsa di benzina e poi bruciata viva. La polizia non è intervenuta, mentre la folla la malediceva augurandole una morte lenta e dolorosa.

A settembre del 2011 in Arabia Saudita viene giustiziato un sudanese, Abdul Hamid bin Hussain bin Moustafa al-Fakki. E' accusato di stregoneria. Arrestato nel 2005, dice ai suoi aguzzini di aver fatto una "fattura" contro un uomo, affinché la sua seconda moglie morisse. Ma è molto probabile che al-Fakki sia stato costretto a confessare dopo una serie di torture.

Sempre in Arabia Saudita, nel 2008 viene condannata a morte come strega una donna, Fawza Falih, e l'anno successivo un presentatore della tv libanese, Alì Sibat, anche lui arrestato a Medina per "atti di stregoneria".  

Ma è l'Africa il regno indiscusso della caccia alle streghe. Sin dagli anni Novanta le organizzazioni umanitarie denunciano il fenomeno. Nel 1999 i media accendono i riflettori sulla caccia ai "bambini stregoni" in Congo e Tanzania e su donne considerate streghe perché hanno gli occhi rossi.

Stessa campagna anti-streghe avviene in Ghana nel 2001. La reale motivazione per bruciare vive persone considerate streghe va però oltre le credenze popolari. Uccidere qualcuno è la via più facile per prendere possesso delle sue proprietà. Cosa che accade subito dopo un'esecuzione.

Sempre restando in Africa, tra le tribù Bantu della parte meridionale del continente esistono degli "annusatori" di streghe, che riconoscono le colpevoli dal loro odore. Parliamo di centinaia di donne uccise nell'arco degli ultimi venti anni. Molte di loro erano vedove, quindi le uniche eredi delle proprietà lasciate dal loro defunto coniuge.

Solo secondo l'Osservatorio per i diritti umani del Congo più di 60 persone sono state bruciate vive dal 1990 ad oggi. Le vittime erano state tutte accusate di stregoneria, nella maggior parte dei casi dagli stessi membri delle loro famiglie, che volevano prendere possesso dei loro beni.

Ma la pena di morte per stregoneria è tuttora in vigore in Camerun e in Togo, oltre che in Kenya, dove una persona può essere imprigionata se un "esperto" la accusa di atti di stregoneria e magia bianca. Nel 2008 in Kenya sono state bruciate vive 11 persone accusate di magia nera.

A marzo del 2009 Amnesty International lancia l'allarme sulle uccisioni in Gambia. Più di 1000 le vittime, accusate dal governo del Paese di "fare il male" attraverso pratiche di magia nera. Il presidente del Gambia, Yahya Jammeh, porta a termine una vera e propria strage, convinto che sua madre sia rimasta uccisa da una maledizione.

E poi c'è l'India. "La caccia alle streghe è una malattia infettiva che si sta diffondendo in nuove aree del mondo. E' necessario trovare al più presto delle soluzioni per sradicare questa pratica orribile". Sono le parole di Neeva Konwar, della Commissione Nazionale Indiana per i diritti delle donne. L'india è uno dei paesi in cui gli omicidi per stregoneria sono molto frequenti.

Nella regione di Telangana esiste tuttora l'usanza di bruciare o lapidare le persone accusate di praticare banamati, la stregoneria locale. La tradizione vuole che prima di essere uccise le vittime vengano private dei loro denti per togliergli potere. Uno strazio crudele. Una tortura indescrivibile.

Secondo le stime della polizia indiana, tra il 2001 e il 2006 più di 700 donne sono state giustiziate come streghe solo nella parte orientale del Paese. Ma si crede che i numeri siano molto più alti. Una stima del 2010 denuncia la morte annuale di 150-200 "streghe" in India, per un totale di 2.500 vittime tra il 1995 e il 2009.

E la paura della stregoneria si estende anche ai Paesi occidentali. E' notizia recente che il Regno Unito si trova a fronteggiare il pericolo di pratiche magiche e conseguenti esecuzioni di streghe e maghi tra le comunità provenienti dall'Asia e dall'Africa, che continuano a seguire nell'ombra i loro riti e le loro credenze.

Il governo britannico ha lanciato un piano d'azione per educare le comunità più povere alla tutela dei bambini e alla loro protezione di fronte ad abusi legati a credenze religiose e magiche. Insomma, la caccia alle streghe purtroppo sembra essere un prodotto esportabile, anche nei Paesi del Vecchio Continente.

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