Come i nostri ex fidanzati pavidi anche gli inglesi pensano di poter compiere il folle gesto di abbandonarci su due piedi con un referendum ritenendo che rimarremo in buoni rapporti, che non la prenderemo male, che la pizza del sabato sera con gli amici in comune si farà lo stesso.

E allora si vede che non ci conoscono affatto, che non hanno valutato bene le conseguenze del loro voto. Non senza un certo compiacimento, infatti, alcuni britannici credono che votando sì alla Brexit potranno dirci addio garbatamente, senza porte che sbattono e piatti a terra in frantumi. Nessuna scenata, siamo pur sempre europei, mica partenopei.

In cuor loro i sudditi di sua maestà si augurano che noi - il resto dei paesi europei - daremo loro ragione, comprenderemo che la crisi era ormai irreversibile, che il loro fare le valige in un giorno dopo anni di amore ed Unione è in realtà un atto di coraggio che nasconde una svolta per tutti. Tentano di convincerci che, anche se ora non lo capiamo, si tratta dell’opportunità per tutti di essere nuovamente felici, soli o con altri.

Come siamo arrivati qui? Come siamo diventati la zavorra di cui liberarsi quando un tempo eravamo compagni ambiti di scambi di ogni genere? Un po' di autocritica noi europei dovremo pur farla. Su alcune cose hanno anche ragione, questi quasi-ex fidanzati.

La nostra famiglia Europa in molti casi ha imposto troppo rigore, scadenze, tasse, vincoli, con il risultato che ora gli inglesi pensano che senza di noi sarà la felicità; che potranno finalmente decidere come spendere i loro soldi, con chi stringere accordi commerciali e di amicizia, quanti immigrati accogliere in casa loro.

Abbiamo sbagliato in buona fede, per carità, uniformare alcune abitudini, darsi delle regole, trovare ritmi condivisi è necessario per una vita in comune, ma certo con la nostra intransigenza teutonica in più di un'occasione li abbiamo spinti a favoleggiare sulla loro indipendenza, a sognare la beata solitudine, la libertà.

E ora? Ora siamo al ti prego amore, please REMAIN, pensaci bene, possiamo parlarne, ritrovare la sintonia di un tempo. Eppure loro sembrano sordi, convinti che sia necessario perdere di vista noi per ritrovare se stessi, per sentirsi di nuovo vivi. Noi insistiamo, in questo momento sembrano vedere solo i nostri difetti, come se tra noi non ci sia mai stato nulla di bello.

Ogni sforzo, però, sembra servire a niente. L'unica nota positiva è che il lungo tempo della nostra attesa è quasi finito, stasera sapremo se siamo stati lasciati definitivamente e senza appello. Allora all right, amici inglesi, soffriamo, ma siamo pronti a prendere atto della realtà. Voi però tenete a mente le parole del capo della Commissione Europea Jean Claude Junker: OUT IS OUT, non ci saranno ritorni di fiamma, una volta usciti di casa si cambia la serratura.

Se davvero non ci volete lo accetteremo, ma di lasciarsi bene non se ne parla. L'ambita libertà acquisita con la separazione vi costerà diversi assegni di mantenimento da destinare sia a noi paesi dell' Unione che a voi, tutti i soldi che credete di aver riguadagnato col vostro EXIT li vedrete dissolversi nel moltiplicarsi delle spese necessarie ad uscire dagli accordi.

Anche la nuova libertà sarà spesso accompagnata da tanta solitudine, perché noi qui rimaniamo una famiglia. Insomma voi potrete anche andarvene all’inglese, ma noi siamo italiani e quindi, se non l'avete capito, "amici mai, per chi (si) ama come noi".

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