Ketty Tirzi, espulsa dall'Angola e abbandonata dall'Ue

Cacciata dal Paese africano perché considerata politicamente scomoda: l'assurda storia di una cooperante che collaborava con la delegazione Ue a Luanda, finita sotto la lente del governo locale senza che l'Europa muovesse un dito 

Luanda, ANGOLA – Credits: Di Ketty Tirzi

antonella.palmieri

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Quando Ketty Tirzi a fine aprile scorso, in uno dei soliti incontri con la società civile angolana ha assistito allo sfogo di un giovane dissidente politico davanti alla platea, ancora non sapeva di essere finita sotto la lente del governo di questo paese africano. Ancora non sapeva che sarebbe stata cacciata da Luanda senza spiegazioni e senza soprattutto che l’Unione Europea, per cui Ketty Tirzi lavorava, muovesse un dito per tutelarla.  La vicenda è arrivata anche a Bruxelles: in una lettera che l’eurodeputata portoghese Ana Gomes, ha scritto a Catherine Ashton, rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari esteri, la parlamentare si è dichiarata “estremamente preoccupata dal presunto atteggiamento della delegazione dell’Ue a Luanda che in questo caso non ha agito nell’interesse della signora Tirzi” né “ha agito per proteggerla”.

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Ketty Tirzi lavorava come capo dell’assistenza tecnica del progetto Paane, Programma di appoggio agli attori non statali finanziato dall’Unione Europea con 3 milioni di euro. Un progetto partito nel 2013 e che sarebbe finito nel 2015, con gli obiettivi, si legge nel sito, di “contribuire alla partecipazione della società civile nella lotta alla povertà e rafforzare il dialogo della società civile con autorità locali e nazionali”.
Per fare questo il Paane negli ultimi anni ha avuto vari incontri, sempre sotto il benestare dell’Ue, con una serie di associazioni femminili, giornalistiche, mediche, cattoliche. Uno degli ultimi incontri che la Tirzi ha organizzato è avvenuto nel febbraio scorso, quando per la prima volta ha incontrato il gruppo Central 7311. Si tratta di una serie di giovani blogger e attivisti politici antigovernativi che prendono nome dal 7 marzo 2011, quando in Angola, 6 mesi prima delle elezioni presidenziali, fu convocata una manifestazione contro il presidente angolano José Eduardo Dos Santos, in carica dal 1979, per chiedere le sue dimissioni. Durante quella marcia furono arrestati manifestanti e giornalisti. Un giovane vicino a questo gruppo e per niente gradito al governo è Manuel Nito Alves. Il suo nome ha fatto il giro del mondo nel settembre scorso, quando allora 17enne, venne arrestato per aver fatto stampare delle magliette in cui dava del dittatore al presidente e lo insultava. E’ stato in galera oltre due mesi e una volta liberato, ha “sfidato” il governo indossando la maglia per cui era stato arrestato durante il funerale di un giovane. Quest’ultimo, ucciso dalla polizia, mentre appendeva manifesti politici non lontano dalla casa del presidente.
I primi contatti strani Tirzi li riceve il 28 aprile. Un suo collega viene contattato da un componente della delegazione Ue che le dice che devono riunirsi per “questioni delicate”. Riunione che viene annullata poco dopo dicendo che si erano sbagliati. “Quando abbiamo ricontattato la delegazione Ue - ricorda Tirzi - la persona che aveva telefonato ha risposto che la questione non era più al suo livello e che non ne sapeva più niente”.
Il 29 aprile con l’investigazione sulla Tirzi presumibilmente già avviata il Paane realizza una conferenza internazionale all’Università Cattolica di Luanda, finanziata tra gli altri anche dall’ambasciata norvegese, e  che viene aperta da un intervento di Gordon Kriecke, capo della delegazione Ue a Luanda. Al centro dell’incontro i governi locali: in Angola infatti i capi delle provincie non vengono eletti ma sono nominati dal presidente e questo crea da anni polemiche anche perché le elezioni vengono continuamente rimandate.  A quell’incontro c’è anche Nito Alves che a un certo punto prende il microfono e inizia a gridare accuse contro il presidente angolano.
“A maggio l’atteggiamento di amici e colleghi della delegazione Ue era molto strano - ricorda Ketty Tirzi - mi chiedevano come stessi e facevano queste telefonate paventando questioni delicate. Poi maggio è passato freneticamente fino a quando il 23 maggio arriva sul telefono di un mio collega un messaggio che mi invita a presentarmi agli uffici dell’Immigrazione con il passaporto e il biglietto per tornare in Italia”. Praticamente l’anticamera dell’espulsione. Da quel giorno Tirzi viene messa sotto la protezione dell’ambasciata italiana, e dopo alcuni giorni lascia il paese con un timbro blu che annulla il visto sul passaporto. L’ambasciata non vuole rilasciare dichiarazioni ufficiali ma fonti interne hanno spiegato che la nostra rappresentanza ha chiesto spiegazioni sull’episodio sia al governo angolano che all’Unione Europea senza però ricevere ancora risposta.
Alcuni giorni dopo la partenza della Tirzi durante una riunione fra i paesi membri dell’Ue testimoni raccontano che alcuni componenti della delegazione hanno dichiarato di aver saputo da più di un mese, cioè da metà aprile dell’investigazione angolana sulla Tirzi, ma era stato imposto di non parlarne, né con la Tirzi, né con la nostra ambasciata.
La delegazione dell’Unione Europea a Luanda contattata non ha voluto rilasciare alcuna dichiarazione.
“Non so perché mi abbiano buttato fuori dal paese - prosegue Tirzi - penso che gli incontri con la Central 7311 abbiano influito tanto ma credo che i governi non debbano aver paura delle critiche anche le più aspre. Si deve sempre cercare il dialogo ed è per questo che ho voluto questi incontri fatti sempre alla luce del sole nelle sedi di ong locali e anche nell’ambasciata tedesca. Volevamo avvicinare  gli adulti e le ong alla generazione di giovani che usano la tecnologia. La delegazione Ue ha fatto molto poco per tutelarmi ed è triste che cittadini europei che si trovano nella mia situazione non vengano difesi”.
L’Angola è un paese che negli ultimi anni ha avuto una crescita economica elevata grazie alle risorse naturali di cui è ricca. Nonostante ciò nel paese ci sono ancora grosse sacche di povertà mentre il presidente è stato criticato dalle associazioni dei diritti umani per l’atteggiamento nei confronti dell’opposizione. Un esempio è il fatto che negli ultimi 18 mesi vari gruppi politici antigovernativi hanno chiesto più volte di manifestare, ma ogni volta la manifestazione è stata vietata, spesso con giustificazioni strampalate. Una volta il governo di Luanda ha detto che non si poteva manifestate a causa di una gara ciclistica. In quelle ore e nei luoghi richiesti non si vide nessuna bicicletta passare. Un’altra volta il governo dichiarò che alla stessa ora e nello stesso luogo il partito di maggioranza aveva convocato una manifestazione di sostegno al presidente. La marcia effettivamente avvenne, ma la gente venne a sapere che sarebbe avvenuta, solo dopo che l’opposizione aveva presentato la sua richiesta.

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