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“Akk” Karrembauer, chi è la “piccola Merkel”

Annegret Kramp-Karrenbauer è la nuova presidente della Cdu, che prende il posto della Cancelliera alla guida del partito dopo 18 anni

Annegret Kramp-Karrenbauer

Eleonora Lorusso

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Si chiama Annegret Kramp-Karrenbauer, ha 56 anni ed è considerata una fedelissima di Angela Merkel, di cui prende il posto come presidente della Cdu, il partito dei cristiano democratici, di cui la cancelliera è stata guida e leader negli ultimi 18 anni. Ex premier del land della Saarland, è già segretario generale del partito, dal cui congresso ha ottenuto il 51,7% dei consensi. Il partito, dunque, ha scelto la continuità, preferendola all’altro candidato, Friedrich Merz, antico rivale di Merkel e sostenitore dell’ala più a destra della Cdu.

Akk, “la piccola Merkel”

Akk, il diminutivo con cui viene chiamata comunemente, era la grande favorita alla vigilia del Congresso dei delegati del Cdu, con il 45% delle preferenze contro il 30% di Merz e il 10% di Spahn. I risultati sono andati oltre le aspettative. E’ considerata la delfina della Merkel.

Annegret Kramp-Karrenbauer era anche stata soprannominata dai giornali “la piccola Merkel”, proprio per la vicinanza alla cancelliera. Di famiglia cattolica, è figlia di un pastore luterano dell’ex Germania est ed è stata governatrice del Saarland, al confine con la Francia. Sono note le sue posizioni tradizionaliste, come ad esempio l’opposizione alle nozze gay.

In campo sociale, è una fervida sostenitrice dei diritti degli immigrati, in contrapposizione con la Csu (al governo con la Cdu) e dei lavoratori. A spianarle la strada all’interno del partito era stata la stessa Merkel, che lo scorso febbraio l’aveva nominata segretario generale, di fatto consacrandola in modo implicito come suo successore.

Non appena eletta, ha tenuto un discorso dai toni fieri, ricco di riferimenti alla storia della Cdu: “Siamo l’ultimo grande partito popolare in Europa. Non abbiamo nessuna intenzione di estinguerci, intendiamo restare un grande partito popolare”. Molti i passaggi nei quali la neo presidente ha ricordato le radici cristiane del partito, pur sottolineando la lontananza da slogan xenofobe e reazionari usati dai suoi sfidanti, che avrebbero voluto una virata più a destra, per recuperare terreno rispetto ai movimenti nazionalisti che hanno visto aumentare i consensi.

Il passaggio del testimone

Nel suo ultimo discorso da presidente del partito, Merkel ad Amburgo ha auspicato che Angela Merkel conta sul fatto che la compagine cristiano democratica esca "matura, motivata ed unita" dal voto. Per la cancelliera c’è stata una standing ovation, seguita dal saluto della cancelliera: "E' stato per me un grande onore", mentre alcuni delegati sventolavano cartelli con scritto Danke Chefin, “Grazie presidente”. Infine un gesto della mano, con uno sguardo commosso, ha chiuso l’era Merkel della Cdu.

Il cambio della guardia alla testa del partito non dovrebbe avere ripercussioni sul governo, perché rappresenta una continuità rispetto a quanto fatto finora. I più recenti sondaggi mostrano come il 57% dei tedeschi ritenga che la Merkel dovrebbe portare a termine la legislatura da cancelliera, mentre il 39% crede che dovrebbe lasciare in anticipo sulla scadenza elettorale del 2021.

Il perché dell’addio della Merkel

La scelta di un nuovo presidente per i conservatori della Cdu si è resa necessaria dopo l’annuncio delle dimissioni da parte di Angela Merkel, che ha deciso di lasciare non solo la guida del partito, ma anche un eventuale nuovo mandato di governo (nel 2021) e in Commissione. Una decisione frutto della sconfitta elettorale in Assia, seguita da quella in Baviera.

Angela Merkel, 64 anni, è leader della Cdu dal 2000 e cancelliera dal 2005. Riveste anche un ruolo di primissimo piano in Europa, come guida di primo piano e, spesso, elemento di equilibrio (e contrasto) nei confronti di spinte euroscettiche. E’ per questo che l’annuncio della sua uscita di scena dalla vita politica attiva potrebbe avere conseguenze non solo in Germania, ma anche all’interno dell’Unione Europea.

Tra i successi ottenuti dalla cancelliera e da lei stessa citati nel suo discorso davanti al congresso ci sono la parità di bilancio, la fine della leva obbligatoria e la gestione della crisi dei migranti.

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