Jeff Sessions ministro della Giustizia Usa: perché i diritti sono a rischio

La nomina del conservatore, contrario all'aborto e accusato più volte di razzismo, scatena le opposizioni. L'appello di Elisabeth Warren

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Jeff Sessions ministro della Giustizia della Presidenza Obama - 20 gennaio 2017 – Credits: GettyImages

Redazione

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Jeff Sessions è il nuovo ministro della Giustizia americano. Il Senato lo ha confermato con una maggioranza risicata di 52 voti a favore e 47 contrari.

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Non è stata una nomina semplice. Il voto per Sessions è arrivato al termine di un dibattito duro, che ha messo in evidenza le profonde divisioni all'interno del Senato nei confronti della presidenza Trump.

La conferma di Sessions spaventa gli attivisti per i diritti civili, preoccupati della possibile netta inversione di rotta dopo otto anni di Barack Obama. Sessions è un conservatore, contrario all'aborto e, secondo i democratici, razzista.

Per settimane, i repubblicani hanno tentato di respingere le accuse in tema di mancata attenzione nella difesa dei diritti civili, sostenendo che la sua fama fosse stata offuscata ingiustamente dalla accuse di razzismo risalenti agli anni ’80.
"Tutti sanno che il senatore Sessions è un uomo integro, un uomo di principi" ha detto il senatore repubblicano dell’Alaska Dan Sullivan durante il dibattito nel pomeriggio di mercoledì.

Ma non è certo sufficiente a convincere i democratici e i sostenitori dei diritti civili che temono, infatti, che le misure adottate dall'amministrazione Obama negli ultimi otto anni che responsabilizzavano maggiormente i dipartimenti di polizia, i governi locali e i datori di lavoro nella tutela dei diritti dei cittadini americani, possano venir meno con un colpo di spugna facendo fare un passo indietro gigantesco agli States.

Sessions ha cercato di rassicurare gli americani affermando di capire ''la storia dei diritti civili e l'impatto che la discriminazione sistematica e la negazione dei diritti di voto ha avuto sugli afro americani''. Rassicurazioni che però non hanno avuto effetto sui democratici.

Elisabeth Warren, l'opposizione con le parole di Coretta King
A battersi strenuamente contro la conferma di Sessione è stata la senatrice Elizabeth Warren, che in Senato ha cercato di leggere la lettera di Coretta King, la vedova di Martin Luther King, in cui si spiegavano le ragioni per cui Sessions non meritava il posto di giudice federale in passato. La sua lettura è però stata interrotta: il leader della maggioranza in Senato, Mitch McConnell, le ha prima intimato di tornare al suo posto, invocando le regole che impediscono di criticare la condotta di un collega; i senatori hanno poi votato a favore della mozione di McConnell, e Warren è stata messa a tacere.

Ma la battagliera senatrice, vista una volta come possibile alternativa a Hillary Clinton per la nomination democratica si è vendicata su Twitter postando ai suoi 1,74 milioni di seguaci: "Oggi McConnell ha fatto tacere in Senato la voce di Mrs. King e quella di milioni di persone che hanno paura e sono inorriditi per quanto sta succedendo in questo paese".

Il micromessaggio è diventato popolarissimo e dato vita all'hashtag #LetLizSpeak, "Fai parlare Liz". Più tardi, la senatrice ha letto la lettera di Coretta King su Facebook Live, raggiungendo oltre due milioni di utenti nell'arco di un'ora.


La lettera contro Sessions
La lettera risale al 1986. La vedova del padre dei diritti civili chiedeva al Senato di respingere la conferma di Sessions a giudice federale perchè razzista. "I repubblicani mi hanno tolto il diritto alla libertà di parola. Così sono fuori dall'aula e la leggo adesso", ha detto la Warren.

Sessions è uno dei candidati della squadra Trump più discussi. "Ha fatto commenti razzisti che non hanno posto nel nostro sistema giudiziario", aveva detto la senatrice Warren prima di essere interrotta e aveva citato anche una lettera del suo predecessore, il senatore del Massachusetts Ted Kennedy, che nel 1986 aveva definito il futuro candidato Attorney General "un ritorno a un passato vergognoso" e una "disgrazia" per il Dipartimento della Giustizia.

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