James Comey, cosa dice di Trump nel memoir “A Higher Loyalty”

L'amministrazione attuale è intossicata dalla cultura della menzogna, Il presidente ignora i doveri fondamentali della carica che ricopre e minaccia la Costituzione liberale. Ma Comey non andrebbe considerato un eroe

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L'ex direttore dell'Fbi, James Comey giura prima di testimoniare all'audizione del Select Committee on Intelligence del Senato Usa, Washington Dc, 8 giugno 2017 – Credits: SAUL LOEB/AFP/Getty Images

Luigi Gavazzi

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Si parla molto negli Usa di James Comey. Comey, l’ex direttore dell’Fbi licenziato da Trump lo scorso maggio, ha scritto un libro. “A Higher Loyalty”, un memoir che esce questa settimana negli Stati Uniti. E approfittando della rilevanza politica assunta — in relazione al Russiagate — Comey ha anche avviato un tour di promozione dell’opera.

In questo giro, domenica 15 aprile ha fatto tappa in Tv, alla Nbc. E c’è andato pesante, dicendo che Donald Trump è bugiardo seriale, “moralmente inadatto a fare il presidente”.

Vale la pena dire subito che l’uscita pubblica di Comey in Tv, non è piaciuta a tutti gli oppositori di Trump:

  • Il “Washington Post” per esempio ha detto che Comey ha fatto il Trump: troppo egocentrico, l’ha messa troppo sul personale. Inutilmente, visto che aveva un sacco di questioni pubbliche, ben spiegate nel memoir, alle quali attenersi.
  • Un’opinione più articolata, di come sia andata l’intervista, ce la offre il “New York Times”, anche in un articolo che ne puntualizza i cinque passaggi più rilevanti
  • Va anche aggiunto che su Vox.com, Alex Ward, ricorda a tutti che James Comey non andrebbe trattato da eroe. Come dire: non è detto che i nemici dei tuoi nemici debbano anche essere tuoi amici. O che i nemici dei cattivi siano necessariamente i bravi.

Dalla recensione di “A Higher Loyalty” di Michiko Kakutani sul “New York Times”, apprendiamo che:

  • L’amministrazione Trump è intossicata dalla cultura della menzogna, dalla scelta sistematica della lealtà a un individuo invece che alla verità e alla legge. La stessa disonestà, le minacce e le intimidazioni, il Groupthink patologico che si sono dimostrati centrali per il crimine organizzato negli Usa, sono presenti in Trump e nella sua cricca, e stanno “infettando la nostra cultura”.
  • Il comportamento di Trump — scrive ancora Comey, che ha lavorato per tre diverse amministrazioni (Bush, Obama, Trump) — dimostra quanto l’attuale presidente sia ignorante a proposito dei doveri di base della sua carica e di quanto cerchi di indebolire il sistema di pesi e contrappesi che garantiscono la democrazia, fra i quali l’indipendenza del potere giudiziario e delle forze dell’ordine. Un uomo del caos con istinti autocratici e un risentimento dilagante nei confronti dello Stato, che ha ingaggiato una lotta contro le istituzioni che rappresenta una minaccia per la Costituzione.
  • “A Higher Loyalty” si sofferma sul punto di vista soggettivo di Comey quando si trovò a fronteggiare le pressioni di Trump perché lasciasse perdere le indagini su Michael Flynn e le relazioni con la Russia, e quando gli chiese cosa potesse fare per mettere a tacere tutta la questione del Russiagate.
  • Ma il memoir racconta anche lo sforzo di Comey di garantire l’imparzialità e l’indipendenza dell’Fbi durante la campagna elettorale 2016, quando emerse la spinosa questione delle email di Hillary Clinton.
  • In generale“A Higher Loyalty” è molto di più del confronto di Comey con Trump, ma racconta — con gli occhi di uno straordinario osservatore — l’idea di servizio e di lavoro di un servitore dello Stato.

@gruppodilettura - luigi.gavazzi@mondadori.it

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