Istanbul: l'obiettivo dell'ondata di terrore in Turchia

L'attentato nella zona turistica della città è l'ultimo episodio della lunga scia di sangue e violenza che sta attraversando il Paese negli ultimi mesi

 

L'attentato di questa mattina a Sultanameth, la zona turistica di Istanbul, è solo l'ultimo episodio in ordine di tempo della lunga scia di sangue che ha colpito e continua a colpire al cuore la Turchia negli ultimi dodici mesi. Dagli attentati dei miliziani dell'Isis nel luglio scorso a Suruc alle stragi di massa di Ankara nel novembre scorso, fino ai frequenti scontri tra il Pkk e i soldati nel sud est del Paese (come quelli avvenuti ieri nella città di Van, dove sono morti dieci guerriglieri curdi e due poliziotti), la Turchia è attraversato da mesi una eccezionale scia di terrore e sangue.

Nemmeno la rielezione di Tayip Erdogan, il controverso presidente turco cui gli elettori si sono affidati nella speranza che riesca a riportare la pace nel Paese, pare essere servita a nulla, se non a esacerbare ulteriormente gli animi della comunità curda.

La Turchia è oggi il crocevia di tensioni politiche interne e internazionali di cui la strategia della tensione e il terrore sono lo sbocco doloroso e inevitabile. È da mesi che i miliziani di Al Baghdadi, a seguito del cambio di rotta di Ankara determinato dalle rimostranze internazionali, hanno cominciato a prendere di mira il Paese, ma l'attentato odierno che ha colpito il cuore pulsante di Istanbul è riuscito a raggiungere un duplice obiettivo: indebolire l'immagine di Erdogan, passato recentemente sul fronte nemico dopo aver fatto per mesi il doppio gioco con i miliziani del Califfo e colpire il turismo straniero, specie tedesco, in un luogo simbolico come Sultanameth, a pochi passi dalla Moschea Blu, da Santa Sofia, dal Topkapi,  dopo - non a caso - lo scandalo scoppiato a capodanno a Colonia.    Dal punto di vista mediatico - arte su cui gli uomini del Califfo non sono secondi a nessuno - è un successo su tutta la linea.

La Turchia è comunque al centro di uno scenario di straordinaria confusione, dove alle spinte terroristiche dei fondamentalisti si sommano le azioni di guerriglia dei militanti curdi e le operazioni di depistaggio di provocazione dei potenti servizi segreti interni.

 A fine novembre - nella triste contabilità terroristica che sta attraversano la Turchia - ci fu anche l'omicidio del capo degli avvocati curdi Tahir Elci, assassinato sabato nel centro storico di Diyarbakir da una serie di proiettili secondo i curdi provenienti da un'auto della polizia. La Turchia di Erdogan, il secondo esercito più numeroso di tutta la Nato,  balla ancora tra caos e stretta autoritaria, tra terrorismo di matrice curda contro poliziotti e soldati e terrorismo stragista di matrice islamista.

Nell'est del Paese, nelle aree a più alto insediamento curdo, è in corso da mesi una pesante campagna repressiva che sta provocando vittime dall'una e dall'altra parte, con i curdi iracheni di Bazani che hanno deciso di voltare le spalle ai loro confratelli turco-curdi del Pkk. Il tutto, mentre in Siria le forze curde affiliate al Pkk - finanziate dagli americani - cercano di dare battaglia e filo da torcere ai miliziani di Al Baghdadi. Il caos è vicino. Il caos è giunto nel centro di Istanbul.


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