Vietato "per motivi di sicurezza dei cittadini e dei turisti" e "di ordine pubblico", ufficialmente per timore di attacchi da parte di gruppi di estrema destra, anche quest'anno il Gay Pride di Istanbul ha avuto vita difficile.

Organizzata dalla comunità LGBTI (lesbiche, gay, bisessuali, transessuali, intersex) per domenica 25 giugno, con partenza dall'emblematica piazza Taksim, la marcia è infatti stata proibita per il terzo anno consecutivo.

Il governatorato della metropoli turca lo ha annunciato il giorno precedente con un comunicato diffuso sul suo sito, sottolineando che per la marcia non sarebbe ancora stata "presentata la domanda di autorizzazione".

La sfida "senza paura" dei militanti LGBTI

Gli attivisti arcobaleno hanno da subito fatto sapere che non avrebbero rinunciato alla manifestazione e nel giorno stabilito hanno sfidato il divieto imposto dal regime di Recep Tyyip Erdogan.

Alla vigilia della manifestazione gli organizzatori hanno inolte rivolto un appello ai militanti a "non avere paura" e a scendere in piazza: "Se sei spaventato, ti cambierai e ti abituerai. Invece dobbiamo mostrare che siamo qui per lottare in nome del nostro orgoglio".

L'appello alla partecipazione è stato motivato anche dalla necessità di onorare la memoria di Hande Kader, la trans di 22 anni simbolo del Gay Pride, brutalmente uccisa lo scorso agosto. Era stata lei, durante la manifestazione del 2016, a sfidare gli idranti della polizia prima di essere arrestata.

10 arresti, proiettili di gomma e idranti contro i manifestanti 

Per il secondo anno consecutivo, la giornata dell'orgoglio arcobaleno si è così trasformata in un incubo per le centinaia di manifestanti che sono comunque scesi nelle strade della città sul Bosforo. 

Per tutto il giorno Istanbul è stata presidiata da una massiccia presenza della polizia che ha fermato chiunque portasse con sé una bandiera arcobaleno, simbolo dell'orgoglio gay. Alcuni manifestanti sono stati persino costretti dalle forze dell'ordine a togliersi la maglietta perché aveva la scritta "Pride". Il numero degli agenti era comunque decisamente superiore a quello degli aspiranti partecipanti alla marcia.

Gli agenti hanno impedito l'accesso a piazza Taksim, adottando rigorose misure all'ingresso della piazza e di Istiklal Avenue ed effettuando perquisizioni e sistematici controlli dei documenti, ha riferito l'agenzia di notizie Dogan.

Quando gli attivisti hanno ciononostante cominciato ad affluire in numero sempre maggiore, i poliziotti hanno cominciato a sparare proiettili di gomma per disperdere la folla. I video pubblicati mostrano anche l'utilizzo di idranti contro i manifestanti.

Vari attivisti, che scandivano slogan a favore dei diritti degli omosessuali, sono stati arrestati nella strada pedonale Istiklal. Secondo il locale comitato organizzatore della Settimana dell'Orgoglio Gay, gli arrestati sono stati obbligati a sentire versi del Corano nelle auto della polizia.

In segno di solidarietà con l'evento, il consolato olandese ha esposto una bandiera arcobaleno lungo tutta la sua facciata e tra i militanti, riporta la BBC, erano presenti rappresentanti di diversi governi europei.

L'omofobia in Turchia

L'omosessualità in Turchia non è illegale ma l'omofobia è molto diffusa. Negli ultimi anni, in particolare, la stretta autoritaria di Erdogan ha reso ancora più difficile la vita di minoranze e dissidenti. 

All'ultima marcia del Gay Pride autorizzata a Istanbul, risalente al 2014, avevano partecipato circa 15mila persone, in un ambiente allegro e festoso. La prima edizione venne organizzata per la prima volta nel 2003 e in soli undici anni la manifestazione per i diritti di omosessuali, lesbiche e trans era diventata la più imponente nel mondo musulmano.

Secondo alcune fonti, ieri gli attivisti gay sono stati anche attaccati da gruppi di giovani ultranazionalisti contrari al corteo, con conseguenti tafferugli. Per sedare la rissa è intervenuta la polizia, che alla fine ha arrestato 10 persone, sette che protestavano contro la manifestazione e tre attivisti. 


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