Israele si ritira da Gaza. Ora si tratta

Occhi puntati sul Cairo dove proseguono i negoziati tra lo Stato ebraico e Hamas. Gli Usa rifinanziano Iron Dome

Gaza. Soldati israeliani si ritirano a piedi dalla Striscia, dopo l'annuncio del governo israeliano che è iniziata la tregua di 72 ore – Credits: GIL COHEN MAGEN/AFP/Getty Images

Anna Mazzone

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All'alba è arrivato l'annuncio ufficiale che l'esercito israeliano ha cominciato a ritirare tutte le sue forze di terra dalla Striscia di Gaza, in concomitanza con l'entrata in vigore di una tregua di 72 ore. Secondo un alto comandante dell'IDF, un piccolo contingente israeliano rimarrà lungo il confine nel caso Hamas rompesse il cessate-il-fuoco.

In questo momento tutti gli occhi sono puntati sui negoziati che si tengono al Cairo, e da Washington la Casa Bianca fa sapere che la responsabilità di un eventuale fallimento della tregua di tre giorni ricadrà sulle spalle di Hamas, l'organizzazione terroristica che governa a Gaza. Stamattina, poco prima del ritiro delle truppe israeliane dalla Striscia, le sirene anti-razzi hanno ripetutamente suonato ad Ashkelon, in Cisgiordania, mentre l'alta tensione è esplosa anche nella città di Gerusalemme, dove ci sono stati scontri nei quartieri a più alta densità araba, con il ferimento di due civili israeliani.

E dagli Stati Uniti arriva la notizia che nella notte il presidente Barack Obama ha firmato il disegno di legge che garantisce l'aumento di 225 milioni di dollari di fondi per finanziare Iron Dome, lo scudo anti-missile per la difesa di Israele. Il sistema si è rivelato molto efficace nell'intercettare i razzi provenienti dalla Striscia di Gaza lanciati da Hamas. Dal 2011 a oggi gli Usa hanno finanziato Iron Dome con circa 700 milioni di dollari.

Da Tel Aviv il premier israeliano Benjamin Netanyahu fa sapere che, anche se le operazioni militari terrestri si sono concluse, gli interventi su Gaza continueranno finché non sarà garantita la sicurezza di lungo periodo per la popolazione dello Stato ebraico. Il che fa prevedere che, nonostante il ritiro delle truppe, l'esercito di Israele si riservi la possibilità di continuare a intervenire con dei raid aerei lungo la Striscia, qualora Hamas continui a lanciare razzi. Il ritiro delle truppe indicherebbe che l'obiettivo della distruzione dei tunnel di Hamas è stato raggiunto.

La tregua di 72 ore permetterà agli operatori umanitari di intervenire a Gaza, dove si registrano più di 1.800 morti. 64 sono invece i soldati israeliani rimasti uccisi durante le operazioni terrestri. Secondo fonti palestinesi i danni economici degli attacchi israeliani nella Striscia finora ammonterebbero a circa 5 miliardi di dollari. Sono state colpite infrastrutture pubbliche, come scuole e ospedali, e centinaia di abitazioni private. 

E l'attenzione adesso si sposta al Cairo, dove proseguono in modo serrato i negoziati per raggiungere un accordo e porre fine agli attacchi da entrambe le parti. L'Egitto gioca un ruolo cruciale da grande moderatore e da Tel Aviv arriva una proposta choc per bocca del ministro degli Esteri israeliano, Avigdor Lieberman, che propone alle Nazioni Unite di riconoscere Gaza come un protettorato dell'Onu. Per i palestinesi questo sarebbe un salto indietro nel tempo, ma le forze più moderate dei vertici palestinesi sono convinte che la strada dei negoziati sia l'unica per ora percorribile, se si vuole far cessare al più presto il suono delle armi e fermare la drammatica escalation delle vittime, che aumentano di giorno in giorno. 

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