Esteri

Gli israeliani "hackerano" il sito degli hacker

Il collettivo internazionale di hacker ha lanciato un attacco coordinato contro i siti israeliani, che hanno risposto, hackerando il sito di Anonymous

Il simbolo di Anonymous

Che cosa ci fa un sito messo in piedi da hacker anti-israeliani che suona l'Hatikvah, l'inno nazionale di Israele? È stato a sua volta “hackerato” da attivisti filo-israeliani.

Davanti all'ennesimo attacco di Anonymous , il collettivo internazionale di cyber-attivisti, il campo filo-israeliano ha risposto. E ha inferto un bel colpo all'immagine della rete di hacker.

Il collettivo aveva lanciato domenica una serie di azioni coordinate contro siti, governativi e non, israeliani. “Operation Israel” – questo il nome scelto per l'operazione dagli stessi attivisti – era stata molto pubblicizzata in rete, con l'hashtag #opIsrael e con un apposito sito, http://www.opisrael.com/

Il tempismo, secondo alcuni era di pessimo gusto: tra la sera di domenica e la giornata di lunedì (secondo il calendario ebraiche, le ricorrenze si celebrano “dal tramonto al tramonto”) si celebrava in Israele la giornata nazionale dell'Olocausto: “che classe questi hacker!” è stato il commento, ironico, di Adam Clark Estes sul sito The Atlantic Wire.

Domenica, poco prima che cominciassero le commemorazioni, l'account di Twitter di Anonymous aveva diffuso il messaggio: «403 ERROR: Israel Not Found #Anonymous #OpIsrael #FREEPalestine #Revolution». Come a dire: “abbiamo cancellato Israele dalla Rete, inizia la rivolta”.

Gli obiettivi? 20 mila account di Facebook israeliani, e circa duemila siti internet. Alcuni sono stati resi inaccessibili, o deturpati, per un lasso di tempo. Molti sono tornati a funzionare nel giro di qualche ora. Ma, sembrerebbe, nulla di grosso: «Nessun sito prioritario è stato danneggiato», ha detto alla stampa Roni Bachar, presidente di Avnet, compagnia israeliana di sicurezza informatica.

Non solo. Gli israeliani hanno dimostrato di sapersi difendere dagli hacker utilizzando le loro stesse armi. E sono riusciti ad “hackerare”, a loro volta, il sito www.opisrael.com. Che lunedì non solo suonava l'inno nazionale di Israele, ma anche recava il messaggio, evidentemente diretto al collettivo di Anonymous: «Solo danni minori, avete perso».

Non è la prima serie di attacchi virtuali coordinati contro Israele. Lo scorso novembre il collettivo di Anynomouus aveva danneggiato circa seicento siti israeliani, come forma di protesta contro la campagna militare nella Striscia di Gaza. Nel gennaio del 2012 un hacker aveva “rubato” dati riservati da una banca israeliana, creando un discreto scompiglio.

Questa volta, però, la campagna non sembra avere sortito gli effetti sperati. Tra gli errori commessi da Anonymous... anche qualche sito palestinese “hackerato” per sbaglio. Tra le vittime, Gaza Youth Break Out , giovani attivisti palestinesi. Che, un po' piccati, hanno diffuso questa dichiarazione su Twitter «Gli attacchi di Anonymous dovevano prendere di mira gli israeliani, non noi. Qualcuno si è sbagliato e ha hackerato la nostra pagina su FB.»

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