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Israele: la corsa contro il tempo di Benny Gantz

Per evitare la terza elezione in meno di un anno, il premier incaricato ha 28 giorni di tempo per formare un nuovo governo. Ma deve fare i conti con Netanyahu

Benny Gantz israele

Redazione

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Dopo il fallimento di Benjamin Netanyahu, il 24 ottobre il presidente Reuven Rivlin ha affidato l'incarico a Benny Gantz. L'ex capo di Stato maggiore cercherà di fare ciò che per ben due volte non è riuscito all'apparente sempiterno premier israeliano: formare un nuovo governo.

Un evento storico: come ha scritto Haaretz, «sono passati 11 anni e cinque elezioni da quando a qualcuno che non fosse Benjamin Netanyahu è stato chiesto di formare un governo». Ma per Gantz non sarà facile e, sottolinea il quotidiano progressista israeliano, «una terza elezione incombe».  

Il leader del partito centrista Blu e bianco, che il 17 settembre ha ottenuto il 25,93 per cento dei voti, ha 28 giorni di tempo per formare una nuova coalizione. Compito non facile, visto che gli servono almeno 61 seggi sui 120 della Knesset, il Parlamento israeliano. Gantz ne ha 33: gliene mancano come minimo 28.

Il presidente Rivlin ha reso noto che, nelle consultazioni, «54 deputati si erano espressi a favore di Gantz». Di seggi certi, però, al momento ci sono solo i suoi 33 più i sei dei laburisti, più i cinque di Campo democratico. In tutto, 44: non sufficienti per avere la fiducia.

Ma non raggiungerebbe la maggioranza neanche aggiungendo gli otto deputati del partito nazionalista laico Yisrael Beitenu, oppure (la convivenza dei due partiti nello stesso governo è impensabile) i 13 della Lista araba unita. Ad ogni modo, che il listone arabo entri al governo è piuttosto improbabile: al massimo potrebbe garantire un appoggio esterno.

Andare al governo con il partito nazionalista di Avigdor Lieberman, approfittando dell'appoggio esterno dei partiti arabi, è un'ipotesi ventilata dal quotidiano londinese Guardian. Ma l'ex capo di Stato maggiore non intende guidare un governo di minoranza, come sta apprestandosi a fare il suo contraltare canadese Justin Trudeau, reduce da una vittoria elettorale sul filo. Come riferisce Haaretz, Gantz «non sta lavorando per istituire un governo di minoranza».

Ecco perché, aggiunge il quotidiano israeliano, il partito Bianco e blu sta organizzando una «maratona di colloqui di coalizione», che avrà inizio domenica 27 ottobre. Gantz, insomma, vuole dar vita a un governo di maggioranza. E per farlo non gli resta altro che trattare con il Likud (l'alleanza con gli ultra-ortodossi è da escludere).

Con il Likud, non con Netanyahu. Il partito Blu e bianco ha messo in chiaro da tempo che non sarebbe andato al governo con un primo ministro che potrebbe essere incriminato con tre capi d'accusa: corruzione, frode e abuso di fiducia (la convocazione in tribunale dovrebbe arrivare agli inizi di dicembre). Pertanto, per formare un governo Gantz ha due possibilità: o Bibi si fa da parte da solo o il suo partito, il Likud, prende coraggio e lo mette da parte.   

Due eventualità alquanto improbabili... Se nessuna delle due dovesse verificarsi, Gantz dovrebbe gettare la spugna. In tal caso, la Knesset avrebbe l'autorità di proporre al presidente un altro candidato premier entro 21 giorni. Per farlo, però, la maggioranza dei deputati dovrebbe convergere su un nome. La scadenza per la formazione di un governo, calcola Haaretz, è fine anno: 24-26 dicembre.

Qualora la Knesset non ce la facesse, a quel punto il presidente Rivlin dichiarerebbe che non ha trovato un candidato per formare l'esecutivo. La Knesset verrebbe sciolta e nel giro di tre mesi, verosimilmente nel febbraio 2020, si terrebbero nuove elezioni. Le terze in meno di un anno.

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