Esteri

Isis, la storia (finita) dei “Beatles” terroristi

Catturati in Siria gli ultimi due membri inglesi della cellula jihadista guidata da Jihadi John, il "boia" dell'Isis

isis british

Eleonora Lorusso

-

Erano stati soprannominati i “Beatles” per via del loro perfetto accento british: foreign fighters britannici, noti per la loro crudeltà e la brutalità dei metodi con i loro ostaggi in Siria, dove combattevano per l'Isis. Proprio nel paese mediorientale, al confine con l'Iraq, sono stati catturati Alexanda Kotey e El Shafee Elsheikh.

Avevano abbracciato la causa della Jihad, diventando miliziani del Califfato islamico e unendosi al gruppo guidato da Jihadi John, lo spietato esecutore della decapitazione dei giornalisti americani James Foley e Steven Sotloff.

Erano gli ultimi due membri del commando del terrore e ora, come riportato dal New York Times e dal Guardian, potrebbero finire a Guantanamo.

La cattura in Siria

L’attività dei terroristi britannici è terminata con l'arresto da parte delle milizie kurde delle SDF, le Syrian Democratic Forces, appoggiate dalle forze americane. A confermarlo è stato proprio un ufficiale statunitense, che ha voluto mantenere l’anonimato.

I miliziani si trovavano nel sud del paese mediorientale, nei pressi del fiume Eufrate, vicino al confine con l’Iraq. I due foreign fighters sono poi stati consegnati alle forze americane, dopo l’identificazione grazie alle impronte digitali e all’analisi di altri dati biometrici.

Chi sono i Beatles del terrorismo

Secondo i media britannici, Alexanda Kotey, 34 anni, è nato e cresciuto nella periferia ovest di Londra e si è poi convertito all’Islam. El Shafee Elsheikh, 29 anni, era arrivato in Gran Bretagna dal Sudan negli anni ’90.

Il leader del gruppo sarebbe stato Mohammed Emwazi, conosciuto come Jihadi John, rimasto ucciso in un raid aereo condotto dalle forze statunitensi in Siria nel 2015. Era il "boia" dei giornalisti americani James Foley e Steven Sotloff. Era stato proprio lui a registrare e diffondere un video nel quale mostrava la morte dei due reporter, a scopo di propaganda tra i miliziani dell’Isis.

Il quarto foreign fighter, invece, è stato identificato in Aine Lesey Davis: 35 anni, è catturato in Turchia e accusato di far parte proprio di una cellula terroristica che diffondeva video con le decapitazioni di ostaggi, guidata da Jihadi John. E’ stato condannato a sette anni e mezzo.

L’attività del gruppo di foreign fighters

Secondo quanto appurato, Kotey avrebbe avuto il ruolo di “guardia” della cellula jihadista di “boia” nel compiere brutali esecuzioni, facendo ricorso a torture come scariche elettriche e waterboarding, ovvero una pratica che simula l’annegamento, immobilizzando un ostaggio, tenendogli i piedi più in alto della testa e versandogli addosso acqua.  

Il combattente jihadista sarebbe anche stato responsabile del reclutamento di diversi cittadini britannici, da arruolare come foreign fighters per l’Isis.

Elsheikh, invece, sarebbe arrivato in Siria nel 2012 e qui si sarebbe subito distinto per la sua brutalità: era noto, infatti, per i metodi da tortura usati con i prigionieri, dal waterboarding alle crocifissioni, che metteva in atto in qualità di carceriere dell’Isis.

Gli jihadisti a Guantanamo?

Per ora il Dipartimento di Stato americano e il Pentagono non commentano la cattura degli ultimi due terroristi dei "Beatles". I servizi segreti inglesi e Scotland Yard sono impegnati, al fianco degli americani, in ulteriori indagini sui foreign fighters britannici. Fino a che non sarà fatta chiarezza sul commando e i suoi membri non saranno rilasciati presumibilmente commenti ufficiali, ma non sono arrivate neppure smentite.

Non è chiaro neppure se i terroristi saranno giudicati da una corte federale statunitense. Rispetto alla presidenza Obama, infatti, c’è stata un’inversione di rotta: Trump, nel suo discorso sullo Stato dell’Unione a fine gennaio ha chiaramente annunciato che la base di Guantanamo rimarrà aperta e che vi saranno detenuti nuovi prigionieri.

“Chiederò al Congresso di assicurare che nella lotta all’Isis e ad al-Qaida continueremo ad avere la facoltà di detenere i terroristi ovunque li cattureremo e ovunque li troveremo - ha dichiarato il capo della Casa Bianca – In molti casi, per loro si tratterà di Guantanamo” ha concluso Trump.  

La cellula di Johadi John

I “Beatles” del terrorismo, dunque, sarebbero stati tutti fermati. Erano rimasti attivi, anche dopo la morte del loro leader, Jihadi John, rimasto ucciso in un raid condotto da droni americani nel 2015. Fino a quel momento era stato il ricercato numero uno dell’Isis, perché considerato simbolo della spietatezza dei terroristi in Siria.

Vestito completamente di nero, con indosso un passamontagna che gli lasciava scoperti solo occhi e naso, era apparso in diversi video di uccisioni e decapitazioni di ostaggi occidentali e non solo. A lui erano state attribuite le morti, oltre che di Foley e Sotloff, anche degli operatori umanitari Peter Kassig (anch’egli statunitense), David Haines e Alan Henning (britannici), oltre che del reporter giapponese Kenji Goto. 

Per saperne di più

© Riproduzione Riservata
tag:

Leggi anche

Isis, dove recluta (a sorpresa) i propri militanti

Da Trinidad e Tobago combattenti in partenza per Siria e Iraq, mentre in Europa si pensa a piani di de-radicalizzazione

Ecco chi arma (ancora) i terroristi dell'Isis

Cina, Russia e Stati Uniti fra i principali fornitori di armamenti agli jihadisti. Ma nella lista di Conflict Armament Research anche materiale italiano

Commenti