Luciano Tirinnanzi

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Mentre il mondo guarda alle purghe nel contro-golpe turco e piange le vittime di Nizza, intanto in Libia prosegue la lotta per Sirte, roccaforte dello Stato Islamico mai definitivamente espugnata, nonostante le dichiarazioni delle settimane scorse.

In questi giorni, fonti giornalistiche parlano di una crescente frustrazione tra i ventidue membri del Dialogo per la Libia riuniti a Tunisi - parte di oltre quaranta personalità provenienti da tutto il paese, riunite per convincere il parlamento a varare l’Accordo di Governo Nazionale affinché la macchina politico-amministrativa riparta unita. Il problema è l'incapacità del Consiglio di Presidenza guidato da Faiez Al Serraj di riportare la normalità ​​a Tripoli e nel resto del paese, dove invece proseguono le interruzioni di corrente, la mancanza di liquidità delle banche e l’insicurezza, e l’inefficacia della diplomazia che non riesce ad avvicinare le parti che dovranno dar vita al nuovo corso libico.

A Sirte lo Stato Islamico resiste
Nel frattempo, le forze di Misurata continuano a bombardare postazioni del Califfato a Sirte, senza però aver ancora stanato gli ultimi jihadisti in città. La battaglia è ormai giunta alla decima settimana e si alternano azioni e controffensive che mietono vittime quotidianamente dall’una e dall’altra parte. Anche se l’intensità degli attacchi sembra diminuire, le forze residue dello Stato Islamico mantengono il controllo dell’università, dell’ospedale Ibn Sinah e del Centro Congressi Ouagadougou, grazie anche al fatto che lungo il versante sud si trova una vasta area di terreni agricoli, forse minati e comunque più difficili da attraversare perché allo scoperto. I cecchini e le trappole esplosive (IED) rimangono qui una minaccia costante.

Insieme alle bombe, le milizie di Misurata stanno lanciando anche volantini dietro le prime linee, per minare il morale dei jihadisti rimasti a tenere il feudo del Caliifato. “Mentre si guardano indietro e vedono voi morire, i vostri comandanti fuggono dalla battaglia” c’è scritto. “Pensate davvero che vi stiano dicendo la verità e che siano stati onesti circa i loro piani in questa lotta? Sono proprio i vostri comandanti a fornirci informazioni sulle vostre posizioni e movimenti”. La propaganda, però, non sembra sortire alcun effetto.

Secondo John Dunford, presidente del Joint Chiefs of Staff, gli Stati Uniti stimano che a Sirte ci siano ormai “solo poche centinaia di combattenti”, senza però precisare quanti miliziani invece sono ancora liberi di muoversi nel resto del paese. Il che preoccupa non poco Al Serraj e i misuratini, e delude le aspettative di chi credeva di poter già deporre le armi.

Il rapporto confidenziale ONU

Tali preoccupazioni sono condivise anche dal Segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon, il quale teme che i combattenti dello Stato Islamico possano facilmente creare nuove cellule in altre zone della Libia e del Nord Africa, una volta fuoriusciti dalla roccaforte di Sirte.

In un rapporto confidenziale al Consiglio di Sicurezza, Ban Ki-moon ha dichiarato: “La pressione recente contro ISIS in Libia potrebbe portare i suoi membri a trasferirsi e raggrupparsi in celle più piccole e geograficamente disperse tra la Libia e i paesi vicini”. Anche se la sconfitta dei miliziani a Sirte “sembra essere una possibilità concreta”, molti potrebbero raggiungere in particolare la Tunisia e da qui ricostituirsi. “Il futuro impatto di combattenti sparsi e gruppi armati locali nel sud può diventare un elemento di preoccupazione", riferisce il sibillino Segretario ONU.

 

Il rapporto confidenziale dell’ONU calcola oggi tra i 2.000 e i 5.000 miliziani del Califfato in attività, sparsi tra Libia, Tunisia, Algeria, Egitto, Mali, Marocco e Mauritania. A questi si devono poi sommare gli uomini di Ansar Bait al-Maqdis, il gruppo jihadista che opera nel penisola egiziana del Sinai e che è affiliato allo Stato Islamico; e Al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM), che resta attiva in Mali e in tutta la regione del Sahel e continua a usare la Libia come base logistica per comprare armi e munizioni. Così anche Ansar Dine nel nord del Mali, il cui capo Iyad Ag Ghali manterrebbe intatti i suoi contatti e punti d'appoggio nel sud della Libia.

 

Infine, secondo il rapporto confidenziale dell’ONU, non poteva mancare il famigerato Mokhtar Belmokhtar, primula rossa dei signori della guerra africani nonché leader del gruppo Al-Mourabitoun, attivo in tutto il Sahel: secondo le Nazioni Unite, ancora oggi Belmokhtar sarebbe in piena attività e capace di viaggiare in Libia e nel Sahel con relativa facilità.

 

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