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Esteri

Isis: l'assalto in Tunisia è solo "la prima goccia di pioggia"

I miliziani del califfato rivendicano l'uccisione di quelli che definiscono "crociati e apostati". E minacciano nuove carneficine

L'Isis ha rivendicato l'attentato al Museo del Bardo di Tunisi, annunciando che è solo "la prima goccia di pioggia". I miliziani del Califfato hanno "ucciso e ferito decine di crociati e apostati" in Tunisia, portando "il terrore nei cuori dei miscredenti" e prendendo in ostaggio "un gruppo di malvagi cittadini dei Paesi crociati", ha scritto l'Isis su Twitter.

 


"Quello che avete visto", hanno minacciato, "è solo l'inizio". La Tunisia è sotto choc il giorno dopo l'attentato più feroce mai compiuto nella capitale. L'ultimo bilancio è di 23 morti, oltre ai due terroristi, e 47 feriti. Tra le vittime, almeno 18 erano turisti stranieri, a cui vanno aggiunti un agente delle forze di sicurezza, un autista di pullman e un'addetta alle pulizie del museo. Oltre ai due italiani la cui morte è stata accertata, ce ne sono due irreperibili per i quali "si nutrono timori seri", ha affermato il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, in un'audizione alla Camera.

Un team dell'Unità di Crisi della Farnesina è a Tunisi per collaborare a ritrovare i dispersi. Altri due italiani, di cui non si avevano notizie, sono stati ritrovati e uno di loro è ferito in modo grave. Una coppia spagnola di Valencia, che era data per dispersa, è in realtà rimasta nascosta per 24 ore nei pressi del museo. L'attacco è stato il più grave compiuto in Tunisia, dopo l'attentato alla sinagoga di Djerba, nel 2002. E la Tunisia, che dopo esser stata la culla delle primavere arabe si era imposta come modello di stabilità e apertura nel mondo arabo, adesso stringe i ranghi. Mentre il presidente Beji Caid Essebsi dice che il Paese è "in guerra" per sradicare il terrorismo, sono state arrestate 9 persone: 4 direttamente collegate al massacro, 5 sospettate di avere legami con la cellula terroristica.

I due attentatori sono stati identificati come Yassine Laabidi, originario di Ibn Khaldoun, e Hatem Khachnaoui, di Kasserine, sparito da tre mesi. La sorella e il padre e di Khashnaoui sono stati arrestati dalla polizia nella loro abitazione di Sbiba. Il premier tunisino, Habib Essid, ha rivelato che uno dei terroristi era già noto ai servizi d'intelligence. Prima della rivendicazione dell'Isis, un account Twitter legato allo Stato islamico aveva pubblicato la foto di una delle vittime italiane: "Questo crociato è stato schiacciato dai leoni del monoteismo", recitava il post jihadista. Per quanto riguarda l'Italia, è in "massima allerta", ma "non si hanno notizie di minacce specifiche: la minaccia è' globale", ha spiegato Gentiloni, "non dobbiamo trarre conclusioni né di tipo allarmistico, né irragionevole. E non dobbiamo rinunciare alle nostre libertà". (AGI)

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