Isis, alta attenzione per il viaggio del Papa in Africa

Gli 007 mettono in guardia il Vaticano sui pericoli per la sicurezza nella Repubblica centrafricana

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PApa Francesco a Firenze, 10 nobembre 2015 – Credits: ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images

Non è ancora allarme rosso ma i rischi sono molto alti. Il viaggio del Papa nella Repubblica Centrafricana richiede "molta, molta attenzione" secondo quanto scrive un report scritto nei giorni scorsi da alcuni servizi d'intelligence europei e condiviso con tutti i soggetti che dovranno occuparsi di garantire la sicurezza del pontefice.

Le autorità vaticane, già da tempo, hanno iniziato a pianificare il viaggio che, salvo cambiamenti al momento non indicati, è in agenda dal 25 al 30 novembre e include tappe anche in Kenya e Uganda. È però la visita del 29 novembre a Bangui, la capitale della Repubblica Centrafricana, quella su cui si concentrano i rischi maggiori, per una serie di motivi, che gli analisti hanno cercato di spiegare: il controllo del territorio nel paese è molto complesso, ci sono molteplici fattori di minaccia che non riescono ad essere attenuati dalla presenza del contingente dell'Onu.

Il report fa notare anche che spesso si verificano, soprattutto nella capitale, improvvise turbative difficili da contenere e che potrebbero creare seri problemi di sicurezza. È ovvio dunque che la presenza del Papa nella cattedrale, un evento che richiamerà migliaia di persone, rischia di essere difficilmente controllabile.

Proprio ieri il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi, aveva ribadito che la "decisione del viaggio dipende dal Santo Padre". "Si tiene sempre conto della situazione generale", aveva aggiunto commentando gli attacchi di Parigi, ed aggiungendo che questo evento "è drammatico, non previsto, incide sulla situazione generale, in Europa e nel mondo". Sulla questione è tornato oggi monsignor Nunzio Galantino, durante la trasmissione "In mezz'ora" di Lucia Annunziata. Rispondendo ad una domanda sulla presenza del capo della Gendarmeria Domenico Giani nella Repubblica Centrafricana, il presidente della Cei ha spiegato che prima di ogni viaggio del papa c'è da parte dei responsabili della sicurezza vaticana un sopralluogo per prendere contatti con le autorità locali e pianificare gli spostamenti del pontefice. 

Le minacce al Pontefice da parte dell'Isis non sono un fatto nuovo. Isis, minacce al Papa alla vigilia del viaggio nei Balcani
Già nel giugno scorso, alla vigilia della visita di Papa Francesco in Bosnia, l'Isis aveva pubblicato un nuovo video pubblicato attraverso Al Hayat media center. "Arriveremo con cinture esplosive, vi uccideremo", aveva detto Abu Muqatil Al Kosovi, militante islamico che dice di rappresentare il gruppo jihadista nella regione. La vicinanza del Santo ai rifugiati e ai cristiani perseguitati, nonché il suo ruolo di capo della cristianità, lo rende del resto un obiettivo sensibile della follia islamista.

Sul Giubileo, un evento che attirerà a Roma milioni di persone, pesa l'ombra della minaccia islamista.  Dabiq, il magazine online dello Stato islamico, pubblicò un anno fa una copertina dove sull’obelisco di piazza SanPietro era issata la bandiera nera dello Stato Islamico. Ma ad allarmare di più l'intelligence è stato anche nei mesi scorsi un ebook, pubblicato ad aprile, in cui i miliziani annunciavano la presa di Roma sette mesi dopo, ovvero proprio nel dicembre del 2015, mese in cui si aprirà proprio il Giubileo. Da lì, spiegavano i terroristi,  "comincerà un nuovo percorso per l’Islam e per coloro che credono in questa religione o decidono di convertirsi. Per gli altri sarà l’Armageddon".
 
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