Esteri

Isis, sale l'allerta per attacchi in Europa

Europol, sulla base di informazioni dei servizi segreti, suggerisce che possano arrivare gruppi disposti a colpire le città

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Luciano Tirinnanzi

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È la seconda volta in due settimane che in Europa risuona la sirena dall’allarme sul rischio attentati. Stavolta è l’Europol ad avvertire, citando fonti dei servizi segreti, della possibilità che l'Isis porti a termine “più attacchi terroristici nell’UE” ricorrendo a “tattiche che usano in Siria e in Iraq, come autobombe, estorsioni e rapimenti”.
Un nuovo rapporto dell’agenzia dell’Unione Europea che aiuta i Paesi membri a combattere la criminalità internazionale e il terrorismo, intitolato Cambiamenti nel modus operandi dello Stato Islamico suggerisce che “squadre assemblate in Siria” sarebbero state inviate in Europa via Ucraina e Paesi Baltici, dove avrebbero già acquistato armi sul mercato nero. Ma anche la Libia è considerata uno dei trampolini di lancio, forse per compiere azioni parallele in Nord Africa.

Dove colpiranno?
Squadre composte da “diverse decine di persone e dirette dall’ISIS” potrebbero già essere presenti in Europa per commettere attacchi terroristici. Secondo l’Ufficio Europeo di Polizia si tratta di un “pericolo reale e imminente” e interessa soprattutto obiettivi “soft” come quelli civili e non invece obiettivi “hard” come le infrastrutture sensibili (aeroporti, stazioni, sedi istituzionali): “Attaccare le infrastrutture critiche come reti elettriche, impianti nucleari, e gli hub di trasporto non è al momento una priorità per loro” così come al momento non sarebbero in grado di compiere cyber-attacchi.
 
Il documento contraddice in parte le informazioni dell’intelligence francese: secondo Parigi, infatti, che ha sventato un grande attacco programmato per il primo giorno di dicembre, gli obiettivi dei jihadisti fermati prima che potessero agire erano le istituzioni francesi. In occasione degli arresti della cellula del primo dicembre, compiuti tra Marsiglia e Strasburgo, il procuratore di Parigi Francois Molins aveva detto: “sia al commando di Strasburgo sia all’uomo arrestato a Marsiglia, erano state date istruzioni precise per acquistare armi. Tali istruzioni provenivano da un comandante della regione iracheno-siriana tramite applicazioni criptate”, confermando dunque i timori dell’Europol, ma aveva anche parlato di obiettivi quali la Prefettura, il Palazzo di Giustizia e la sede della DGSI, i servizi segreti esterni. Ma anche Disneyland Paris e gli Champs-Elysées erano nella lista.

Le conclusioni dell’Europol
Sia come sia, per l’Europol “i terroristi che agiscono in nome dello Stato Islamico sono in grado di pianificare attacchi relativamente complessi – tra cui quelli su bersagli multipli – in modo rapido ed efficace” e sarebbero interessati anche all’uso di agenti chimici. Nel rapporto si afferma, infatti, che vi sono prove di come i membri dello Stato Islamico abbiano “mostrato interesse a utilizzare armi chimiche e/o biologiche […] ISIS è noto per avere usato gas mostarda in Siria e si ritiene che sia in grado di produrlo”. Tra le persone inviate in Europa, vi sarebbero alcune esperte nell’uso degli agenti chimici e si presume che “il gruppo abbia avuto accesso ai siti di stoccaggio iracheni e libici di armi chimiche. In aggiunta, ci sono indicazioni che sta sperimentando con armi biologiche” aggiunge il rapporto.
 
Nelle conclusioni dell’Europol, inoltre, lo Stato Islamico non è l’unico gruppo terroristico “con l’intento e la capacità di compiere attentati contro l’Occidente, o di ispirare gli individui ei gruppi che risiedono negli Stati membri dell’UE a farlo”. Il riferimento è ad Al Qaeda e agli individui affiliati o ispirati dall’organizzazione di Al Zawahiri, che continuano a rappresentare una seria minaccia per i Paesi UE e gli interessi occidentali in generale. Infine, secondo il rapporto, gli attacchi terroristici “potrebbero essere effettuati anche per compromettere la posizione dei rifugiati siriani come gruppo e per provocare gli Stati membri a cambiare le politiche nei loro confronti”.
 
La lotta continua in Medio Oriente
Quanto siano attendibili e verificate queste notizie provenienti da fonti d’intelligence non è ancora dato sapere. Certo è che il crescendo di segnalazioni e di arresti sul suolo europeo nei giorni che precedono le feste di Natale, denota il nervosismo crescente da parte delle forze di sicurezza europee, ma certifica anche che un certo movimento è effettivamente in corso. Stavolta, l’allerta è massima e le polizie europee sembrano pronte a non farsi trovare impreparate.
 
La teoria vuole che, mentre le forze internazionali combattono lo Stato Islamico in Medio Oriente per espugnare Mosul in Iraq e presto anche Raqqa in Siria, la vendetta del Califfato possa essere proprio un’ondata di attacchi terroristici contro i paesi che partecipano alla guerra di riconquista. Eppure, una volta che le de facto capitali del Califfato cadranno, la cosa più probabile che accada è che le forze residuali degli uomini di Al Baghdadi si spingano verso il sud raggiungendo altre zone della regione come la Giordania, per tentare di ricominciare daccapo quella guerra che, nelle intenzioni dei jihadisti, porterà il Califfato islamico al trionfo finale.

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