La liberazione di Sinjar, la città strategica a maggioranza yazida nel Kurdistan iracheno, riconquistata il 13 novembre scorso dai peshmerga curdi, con l'aiuto dei bombardamenti aerei - oltre 250 raid - condotti dalla coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti, è stata celebrata come una importante vittoria nella guerra contro l'ISIS.  

Caduta il 3 agosto 2014 nelle mani dei miliziani del sedicente Stato islamico, Sinjar sorge infatti lungo una via strategica di collegamento tra Mosul, roccaforte dell'Isis in Iraq, e Raqqa, la capitale del Califfato in Siria. 

Come ci mostrano questi scatti del fotoreporter John Moore, premio Pulitzer 2005, della città liberata restano però oggi quasi solamente le macerie. Nelle località di Shingal e Tel Azir, a sud di Sinjar, sono inoltre state ritrovate nei giorni scorsi due fosse comuni. Della prima, contenente i resti di 80 donne e ragazze appartenenti alla minoranza curda degli yazidi, è stata data notizia sabato.

Il ritrovamento di una seconda fossa comune, contenente i corpi di altri 53 uomini e donne, è stato annunciato ieri da Ghiyath Sourchi, portavoce dell'Unione patriottica del Kurdistan (UPK). "Dai documenti di identità trovati su alcuni di loro riteniamo - ha affermato - che tutte le vittime siano yazidi". Questa popolazione curda, seguace di una religione giudicata eretica dai fondamentalisti musulmani sunniti dell'Isis, è stata presa particolarmente di mira dai jihadisti quando conquistarono Sinjar, che la abitavano in decine di migliaia: gli uomini vennero uccisi in gran numero e molte donne vennero ridotte a schiave sessuali. 


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