Iraq: se crolla la diga di Mosul

Secondo l’ambasciata Usa il cedimento potrebbe causare la morte di 1,5 milioni di persone. La ristrutturazione è stata affidata all'italiana Trevi

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Un'immagine della diga di Mosul – Credits: AHMAD AL-RUBAYE/AFP/Getty Images

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L’ambasciata americana a Baghdad è tornata a lanciare l’allarme sul rischio di cedimento della diga di Mosul, esortando la gente che vive lungo il fiume Tigri a prepararsi ad evacuare l’area.

 Lo scorso 2 febbraio la società italiana Trevi, con sede a Cesena, si è aggiudicata l’appalto per effettuare i lavori di ristrutturazione e manutenzione dell’infrastruttura. Una commessa del valore di oltre un miliardo di dollari. Il governo italiano ha comunicato che invierà a Mosul 450 soldati dell’esercito per garantirà l’incolumità di ingegneri, tecnici e operai della società italiana considerato che la diga nel 2014 è finita per un periodo sotto il controllo dei miliziani dello Stato Islamico.

Il governo statunitense teme però che la diga possa crollare da un momento all’altro, il che potrebbe causare potenzialmente la morte di quasi un milione e mezzo di persone seminando devastazioni per oltre 450 chilometri. Il primo ministro iracheno Haider Al Abadi ha provato a rassicurare gli USA sul fatto che sono state prese tutte le precauzioni necessarie perché ciò non accada e dichiarato che lo scenario prospettato dall’ambasciata americana è “altamente improbabile”.

 

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La diga di Mosul è la più grande realizzata in Iraq. Da quando è stata terminata, nel 1984, non ha però mai retto in maniera completamente stabile in quanto è stata costruita su un letto di argilla e gesso, materiale facilmente erodibili dai getti d’acqua. Per arginare il processo di erosione delle fondamenta, in questi anni gli ingegneri iracheni hanno effettuato delle iniezioni di cemento facendo nei fori nel gesso ogni settimana sei giorni su sette. Ma le operazioni sono state interrotte diverse volte soprattutto nell’arco del 2014, quando l’area è stata attaccata da ISIS.

  Per giustificare i propri timori, l’ambasciata americana ha diffuso un report in cui spiega che da un minimo di 500.000 a un massimo di 1,47 milioni di iracheni che vivono nelle zone considerate più alto rischio lungo il fiume Tigri probabilmente non sopravviverebbero a un’eventuale inondazione. A evacuare dovrebbero essere non solo i residenti di Mosul, la capitale dello Stato Islamico da dove è praticamente impossibile fuggire, ma anche quelli di Tikrit e Samarra, città che verrebbero travolte tra le 24 e le 48 ore dopo i primi cedimenti della diga. A venire inondate sarebbero anche alcune zone di Baghdad, tra cui l’aeroporto, e ci vorrebbero settimane o addirittura mesi per riparare i danni.

(grafici BBC)

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